giovedì, Ottobre 29

Le sardine si sono mangiate l’odiatore Il merito è tutto, solo e tutto, tutto delle sardine. Hanno fatto vedere che la politica è partecipazione. Il PD o capisce che deve cominciare a fare politica, o è finito, M5S insegna

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Vi aspettate che parli delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria? Sbagliato. Ne parlano tutti, gli articoli si sprecano, le chiacchiere anche, gli insulti pure, le analisi sussiegose delle ‘grandi firme’ non ne parliamo. Aggiungerei solo parole, inutili.
Solo una. Il merito è tutto, solo e tutto, tutto delle sardine.
Perché? Perché hanno fatto vedere che la politica è partecipazione, e che partecipazione vuol dire scegliere, decidere di scegliere, in tutte le direzioni, purché con onestà, lealtà, onore e … allegria.

Il referendum su Matteo Salvini non ha funzionato, per lui, e quindi Salvini ora dovrà cominciare a fare i conti con i suoi più apparentemente moderati.

Il PD, che tutto sommato ha un buon risultato, o capisce che deve cominciare (non ri-cominciare) a fare politica, o è finito. Dubito molto che siano in grado, e meno che mai che vogliano farlo. Tanto più che ora sono più ‘forti’ nel Governo e quindi gli sfracelli si moltiplicheranno.

Ora, dunque, tutto è nelle mani di un ceto politico che, temo, non sembra in nessun modo nemmeno lontanamente all’altezza del compito. L’unica speranza è che lo capiscono o glielo facciano capire e cambino, innanzitutto chi tiene il timone nei partiti e nel Governo. Punto.
Perché, in questi giorni le problematiche molto importanti, francamente molto più importanti delle nostre ormai quasi quotidiane elezioni, non sono mancate. Problematiche in cui il tema dell’odio, della superficialità, della violenza hanno tenuto il campo.

A cominciare dalla Giornata della Memoria per la strage di ebrei e non solo da parte dei tedeschi e degli italiani. Sì anche degli italiani, italiani, lo vogliamo ricordare. Vogliamo ricordarlo quando, al di là della solita celebrazione, per molti versi rituale e perfino noiosa, ci sono ancora imbecilli?, no delinquenti, sì delinquenti che scrivono castronerie sulla porta di gente perbene. Già, la sottolineatura va fatta, perché quei signori di Mondovì non sono né erano mai stati ebrei, ma si trovano associati in un odio stupido e volgare. Erano partigiani, cioè persone che hanno combattuto, venendo ammazzati, contro il fascismo. Lo so, non è di moda parlare di ciò che non è attinente agli ebrei, però, sta in fatto che molti, certo una minoranza, non erano ebrei quelli ammazzati ad Auschwitz, ma ‘semplici’ oppositori politici, oppure rom (quelli dei ‘campi rom’ sparsi in giro per il mondo), ecc. Quel o quei cretini che hanno scritto quella frase insulsa sono per definizione fascisti, non diversamente da chi non scrive ma chiama al citofono deglispacciatori’, e, da quegli stupidi che sono, sono andati ad imbrattare la porta di uno che li ha esplicitamente combattuti, eroicamente combattuti.
Ciò dovrebbe insegnare molto a tutti, a tutti noi. Innanzitutto che le cose sono sempre molto più complesse di come vengono utilizzate nella politica.

Ma poi, quasi in secondo piano passa una polemica tra Gaia Tortora, la figlia di Enzo Tortora, e il solito Marco Travaglio. Quest’ultimo, infatti, ha scritto, col suo solito modo tanto spocchioso quanto arrogantemente onnisciente, che il fatto che vada in galera un innocente è una cosa normale. Beninteso, il senso di quanto dice Travaglio è giuridicamente logico; si afferma in sostanza che nel corso di indagini può accadere che qualcuno ‘sembri’ colpevole e vada in galera, magari in arresti pre-giudizio, o per una condanna che poi si riveli ingiusta. Vero, verissimo. Ma, lo dico da giurista, ciò non è e non può essere ‘normale’, né accettabile. Lo scopo del diritto, della Magistratura, della Polizia ecc., è quello di arrestare i colpevoli e non, incidentalmente, anche qualche innocente, tanto poi ce ne accorgiamo … e se non se ne accorgono? Se ciò accade è patologico, non normale, e dovrebbe essere impegno di tutti, perfino di un Governo imbelle come in genere i nostri, quello di impedire che ciò accada. Ma ciò non vuol dire che ci si possa risentire per il fatto che una cosa del genere sia accaduta anche ad un proprio familiare. Purtroppo, invece, in questo Paese sempre più sensibile, irritabile, sospettoso, inquieto, basta una parola eccessiva o mal detta, per scatenare una polemica, interamente personalizzata, il cui unico risultato è di fare perdere di vista il tema vero: occorre migliorare le istituzioni perché ciò non accada mai per nessun motivo, meno che mai che ciò possa essere considerato normale. In altre parole, una volta di più, la polemica non serve e finisce per diventare strumentale ad altro, ciò che serve è operare con competenza e coscienza perché ciò non accada.

Egualmente quasi inosservata è passata una osservazione di una durezza, credo, senza precedenti, del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Gualtiero Bassetti, che a proposito degli attacchi immondi al Papa, guarda caso in vista dell’incontro su ‘Mediterraneo frontiera di pace’ dice: «Se a qualcuno non piace questo Papa lo dica perché è libero di scegliere altre strade. Criticare va bene, ma questo distruttismo no» e poi, da quel buon Sacerdote che è, osserva umile «Scusate questo sfogo, ma ne sto vedendo troppe».
Appunto, in poche parole, un giudizio durissimo contro il modo sempre piùlaico’, anzi, laicamente volgare con cui non si critica il Papa, che è perfettamente legittimo, ma lo si attacca. Lo si attacca, appunto, per distruggere, che è il contrario esatto di quello che dovrebbe fare una qualunque persona umana razionale, ma a maggior ragione un Sacerdote e, figuriamoci, un ex-Papa. E sorvolo su un uomo di fede.
Perché ciò che è accaduto, specialmente con la indegna vicenda della firma, poi ritirata, del Cardinale Ratzinger al libro nel quale, con grande tempismo, si afferma una tesi contraria a ciò che il Papa sta per dire, notate bene, ‘sta per’, non ha detto ancora. Sono cose, diciamoci la verità, che se accadono in politica, creano scandalo e condanne per il modo subdolo in cui certe cose si fanno e si dicono, ma che certo nel caso della Chiesa sono semplicemente scandalose, nel modo più certo possibile.

Ma, alla fine, sarebbe ora che ci si decidesse a prendere atto che la politica, se si vuole che sia una politica civile, richiede cultura, progetto, competenza, onestà e correttezza, per poter chiedere e ottenere partecipazione: che non è, assolutamente non è, la solita volgarità detta la notte del 27 Salvini, secondo cui partecipazione è il voto. No, le sardine lo hanno spiegato facendolo: partecipazione è proprio quello, decidere, proporre, agire.
Quali siano i politici che potranno fare tutto ciò non è chiaro, visto che il PD non trova di meglio che dichiarare che hanno stravinto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.