venerdì, Settembre 25

Le sardine che non puzzano e l’effetto ‘Lollobrigida’ Non saprei che destino avrà il movimento delle Sardine, ma da quando esiste mi sento meglio. Non puzzano e questo rende percepibile la puzza degli altri

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Non saprei che destino avrà il movimento delle Sardine, che spero non diventi mai un partito, ma da quando esiste mi sento meglio, sebbene mia moglie mi veda un tantino invecchiato. Purtroppo, abbiamo ragione entrambi. Il merito del mio stato d’animo e la colpa del mio invecchiamento, è di quei ragazzi, che scambiano le piazze per camere di ostelli, ammassandosi nelle prime come fanno nelle seconde, senza lasciare mattonelle libere, colonizzando letti a castello e strapuntini. 

In compenso, non tirano sanpietrini, non insultano, non vogliono annientare l’avversario, non si rasano i capelli a zero, non si tatuano la svastica sul sedere e soprattutto non sembrano avere messaggi per l’umanità

Bravi, certo, ma una disgrazia per noi che abbiamo più di quarant’anni, avendo quelli impresso alla comunità, civile e politica, un irresistibile effetto relativistico, accelerando il tempo, anche retroattivamente, così finiamo, almeno noi adulti, per sentirci come Gina Lollobrigida che, secondo Marcello Marchesi, festeggiava il compleanno ogni quattro anni. Esagerava, certo, ma io mi percepisco così, il mio tempo sembra quadruplicato, effettivamente mi sento più stanco e stavolta, ne sono sicuro, l’ipotiroidismo non c’entra. E dire che potrei avvalermi di uno sconto da ‘contagio’, poiché una buona quota delle persone che incontro nel mio lavoro e alle quali parlo, soprattutto fuori dallo studio, sono potenzialmente parte di questa esplosione di pesce azzurro, senza contare che teoricamente dovrei pure essere un esperto, tre degli ultimi miei saggi sono dedicati al mondo giovanile. 

Mi sento come una persona che stava viaggiando su un placido regionale, con gli occhiali ‘da vicino’ sulla punta del naso, alle prese con un cruciverba, di quelli a schema grande, e viene travolto dal sibilo di un Frecciarossa.

Anche per questo, per non complicarmi la vita, non vado in piazza con loro, così rimango nel mio tempo, che già di suo rallenta a causa dell’età, ma non solo per questo, la ragione più profonda è che mi rendo conto del potere negativo di contagio che la mia generazione potrebbe proiettare su questo miracolo di normalità. Anche altri dovrebbero prendere esempio, soprattutto se sovraesposti o troppo caratterizzanti. Ogni riferimento a Roberto Saviano è assolutamente voluto. Lui, come purtroppo molti personaggi, troppo abituati a ‘esserci’, non si rende conto del pericolo di imprintare l’unica vera novità del panorama culturale degli ultimi cinquant’anni, risucchiandola in un ambiente che la ucciderebbe.  

La buona notizia è che non sono stato l’unica vittima. Ve ne sono state altre, eccellenti. 

La prima è quel caporale che porta la divisa da capitano, che oggi appare sempre più uno di quei soldati della guerra di secessione americana, fotografati in bianco e nero, con l’uniforme a brandelli, la barba incolta e la pancetta. Persino l’espressione, che fino a un mese fa sembrava furbetta, oggi appare come quella dello studente impreparato davanti al professore esigente. E si, lui e la bestia, sono in difficoltà, finora erano riusciti a mascherare i reali numeri del loro quoziente intellettuale spaventando i bambini con la favola dell’uomo nero.  Adesso sembrano George Bush Jr mentre parla ai bambini di quella scuola elementare e un membro dello staff gli sussurra in un orecchio che sono cadute le torri gemelle.  Le sardine minano la Cambridge Analytica nostrana, il cui compito è mandare il tilt la percezione dei cittadini attraverso narrazioni e suggestioni a nostro avviso illegali, poiché manipolano scientemente i dati della realtà, creando ad arte paesaggi percettivi alterati e messi al servizio di una finalità di potere. 

La seconda vittima è l’altro ex concorrente di telequiz, il boy scout di Rignano, che farfuglia vistosamente più di prima e delira, concedendo che le sardine vanno bene ma che ‘ci vogliono i salmoni controcorrente’, alludendo a se stesso, con la solita modestia, considerato che metodologicamente rappresenta il politico più vecchio e stantio passato dalle stanze del potere dai tempi di Vittorio Emanuele
Orlando. Credo di avere scritto una cinquantina di articoli per dimostrare che l’avvocatino prestato alla politica fosse inadatto e decisamente diverso da come appariva. Niente, sembravo un trombone, invece arriva Mattia Santori e lo affonda in dieci parole, con una diagnosi perfetta: «L’ho visto dal vivo e mi ha deluso. Manca di empatia». Cavolo, avevo la risposta sotto il naso, invece vagavo coi miei ragionamenti, da quando lo avevo incontrato all’Expo di Milano, vedendolo da un metro e sussurrando a mia moglie: Questo mi ricorda il tizio (non facciamo nomi) dell’ultima cena, temo che fotterà il Paese, si ama troppo e immotivatamente. Sentivo che stava recitando, come fa sempre, ma non sono stato così bravo e sintetico a raccontarlo, mi facevo travolgere dalla rabbia, come se volessi dire alla gente guadate bene, è impossibile non accorgersi, questo vuole bene solo a se stesso. Ma purtroppo la gente non vuole vedere. 

Se potessimo conoscere, ‘davvero’, l’essenza intima del segretario della Lega e di quello di Italia Viva, almeno i tre quarti del loro elettorato li abbandonerebbe, le narrazioni che li accompagnano, sostenute da cortigiani acritici, farebbero la fine di certi budini in cui avete messo poca farina. 

Ma la politica è fatta di gente come loro, una circostanza che li rinforza, perché i cittadini faticano a distinguere, invece, sta proprio qui il potere delle nove sardine che, paradossalmente, non puzzano e questo rende percepibile la puzza degli altri. Ricordano le macchinette che rilevano le fughe di gas. Se volete averne conferma guardate la faccia del direttore de ‘Il Giornale’ nel corso del recente confronto televisivo con Mattia Santori, nel programma della Gruber. Il paladino di Silvio Berlusconi e di tutte le cause perse, purché di destra, era completamente privo di riferimenti perché la sardina l’aveva traghettato in un linguaggio alieno, essenziale, privo di quella grammatica che ti permette di non dire un cazzo e di apparire intelligente. Sembrava, il direttore, uno che si era preparato per la verifica di italiano, invece c’era quella di matematica. 

Temo, per quelli che puzzano, che sia solo l’inizio, perché questa è una rivoluzione, la rivoluzione della normalità che, come dico a colleghi e allievi, è meglio di ogni terapia perché solo dalla normalità può sbocciare la normalità. 

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