sabato, Maggio 25

Le indicazioni della Consob Limiti e prospettive della regolamentazione finanziaria

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La Consob (Commissione Nazionale sulle Società e la Borsa) ha formalmente compiuto i suoi primi quarant’anni pochi giorni fa. In occasione dell’Incontro annuale con il mercato finanziario è stata presentata la relazione per l’anno 2013. L’attuale Presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha esposto un’ampia relazione nella quale ha affrontato diverse tematiche interessanti: dall’andamento dell’economia alle nuove regole della finanza internazionale, dalla situazione dei mercati di borsa italiani fino ai problemi del finanziamento alla crescita.

Tra i vari argomenti trattati è utile soffermarsi su quelli inerenti la regolamentazione finanziaria per delineare quale sarà lo sviluppo dei mercati europei e delle norme che li regolano.

In primo luogo, un tema interessante analizzato nella relazione Consob è quello della regolamentazione della finanza. A tal riguardo vengono fatte risaltare due criticità.

La crisi economica globale ha scalfito il legame fiduciario presente nella relazione tra risparmiatori e finanza. In diversi Stati si sono affrontate crisi finanziarie a causa di sistemi finanziari instabili, mal regolati e/o con banche e imprese finanziarie in fallimento. Questa grande ondata di sfiducia ha indotto le autorità di vigilanza e i legislatori ad ampliare il numero di regole per cercare di porre un freno alla spregiudicatezza della finanza. Però, viene fatto rilevare da Vegas, questo incremento nel numero delle regole ha reso molto più complesso il corpo normativo. Ciò, in un sistema finanziario particolare come quello del XXI secolo, è vero che tende a coprire aree di intervento che prima non erano normate, ma rende più rigida tutta la struttura di vigilanza, riducendo l’autonomia e gli spazi di manovra degli organi di controllo. Data questa situazione, la Consob chiede che si cambi l’impostazione attuale, intervenendo già nei prossimi mesi, per approdare ad una struttura di regole più snella e semplice che dia più spazi agli organi di vigilanza valorizzando le loro competenze. In sintesi, è meglio avere regole chiare, che forniscano la cornice di riferimento, e vigilanti attivi e pronti ad intervenire, e non regole molto dettagliate e minuziose che limitano la velocità dei vigilanti ingessando il processo di controllo.

Collegato a questo tema vi è quello dell’armonizzazione delle regole e delle prassi di vigilanza. Su questo tema la Consob mette in luce un problema europeo da risolvere urgentemente. Il presidente Vegas ricorda che in passato le società finanziarie (ma è prassi anche di alcune società industriali) localizzavano le loro attività nella nazione che offriva il quadro regolamentare meno stringente. Vegas, in merito a tale comportamento, fa riferimento ad una situazione di diritto à la carte. Negli ultimi anni, anche grazie all’armonizzazione della regolamentazione tra Paesi europei, le differenze in questo ambito si sono molto attenuate. Il processo proseguirà anche nei prossimi anni, quando il ruolo delle autorità europee diverrà ancora più forte. Però, nel frattempo, si è passati ad una situazione in cui vi è concorrenza tra Paesi sul piano dei sistemi amministrativi e burocratici. Nella relazione viene posto l’accento, cioè, sulla mancanza di prassi uniformi in ambito di vigilanza. Ciò significa che, poiché nell’Unione Europea le società finanziarie possono operare ovunque, pur rimanendo soggette alla sola vigilanza del Paese d’origine, è possibile che si creino delle disparità di trattamento a favore di imprese finanziarie con sede legale in nazioni con una minor attenzione alla vigilanza.

Su questo punto fanno bene le autorità italiane a chiedere interventi di armonizzazione. Se l’obiettivo è quello di costruire un mercato finanziario veramente comune, è bene che non solo le regole, ma anche la loro applicazione, cioè il modo di operare delle autorità di vigilanza, divenga uniforme.

Proprio l’emergere di questa discrasia tra l’obiettivo di un mercato unico e i diversi approcci nazionali alla vigilanza ha spinto il Presidente della Consob a suggerire che il settore finanziario possa quanto prima replicare il percorso che sta portando avanti il sistema bancario europeo. Trasferire, cioè, l’esperienza della banking union anche al mercato finanziario, dando vita alla financial union.

Nel settore bancario, dopo molti dibattiti a causa delle ormai usuali contrapposizioni tra Paesi membri dell’Area Euro, si è arrivati a costruire un sistema di vigilanza accentrato a livello europeo. Infatti, è ora la BCE (Banca Centrale Europea) responsabile della vigilanza dei 130 gruppi bancari più grandi dell’Area Euro. Questo trasferimento di responsabilità dalle singole autorità di vigilanza nazionali ad una istituzione sovranazionale è stato fondamentale per avviare un processo di profonda armonizzazione nelle pratiche di controllo e di vigilanza delle banche. In questo modo si eviterà che in futuro i grandi istituti di credito possano godere di trattamenti di favore a seconda della loro nazionalità e della loro influenza sui vigilanti nazionali. Con la supervisione unica, la BCE utilizzerà lo stesso metro di giudizio per tutte le banche.

Quindi, il Presidente Vegas suggerisce di replicare questo schema anche per i mercati di Borsa. A parere del Presidente della Consob, questo approccio indurrà immediatamente le autorità nazionali a rivedere la tassazione sui redditi da capitale per renderla omogenea tra Paesi eliminando una disparità di trattamento che può falsare la concorrenza tra i mercati di Borsa. Ma importante sarebbe soprattutto la creazione di un’unica autorità sovranazionale di vigilanza. Questo è l’auspicio di Vegas, che va oltre i compiti ora attribuiti all’attuale autorità europea che si occupa dei mercati mobiliari. Infatti, l’ESMA (European Securities and Markets Authority, l’autorità di livello europeo deputata a controllare i mercati finanziari) ha attualmente il compito principale di armonizzare la regolamentazione esistente nei diversi Paesi dell’Unione Europea. È un compito indubbiamente importante, ma è limitato rispetto a ciò che richiede Vegas. Per Vegas, infatti, è necessaria un’autorità che non si limiti a dettare le regole lasciando la loro attuazione a livello nazionale, come accade oggi, ma che controlli direttamente i mercati, come ha cominciato a fare la BCE con le banche.

Questo ulteriore passaggio nella struttura delle regole europee segnerebbe un salto di qualità di rilievo nella conduzione della vigilanza europea. Avere un’autorità unica di controllo dei mercati finanziari renderebbe inutile per le società europee il trasferimento da una Borsa ad un’altra in cerca del sistema di controllo meno asfissiante e creerebbe veramente un mercato finanziario unico.

Ciò che chiede Vegas ai legislatori europei e nazionali è riassumibile, quindi, in poche parole: regole chiare che definiscano il contorno normativo lasciando alle autorità di vigilanza più autonomia operativa; diventa quindi necessario armonizzare le prassi di vigilanza a livello nazionale (almeno tra le nazioni dell’Area Euro); costruire un sistema di vigilanza dei mercati mobiliari accentrato in una autorità sovranazionale, imitando il processo già portato a termine con i sistemi bancari. Queste richieste sono sicuramente condivisibili e il legislatore italiano dovrebbe farsi portatore di queste istanze nei consessi europei. La strada è ormai tracciata e prima si raggiungeranno questi obiettivi prima si doterà l’Area Euro degli strumenti necessari ad assicurare l’esistenza di mercati finanziari più stabili e più competitivi.

 

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