domenica, Giugno 16

Le guerre di Trump: dall’America al mondo

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I discorsi a cui ci aveva abituati il Presidente Donald Trump nella sua movimentata compagna elettorale, sembravano puntare dritti verso un periodo di distensione della politica estera americana. Tuttavia, dopo i bombardamenti con il gas sarin del 4 aprile in Siria, le parole concilianti hanno lasciato il posto a più rigide e serie movimentazioni militari, le quali hanno gettato nel panico cancellerie europee ed esperti.

L’analisi sul bombardamento in Siria avvenuto all’alba di venerdì 7 aprile aveva già evidenziato delle debolezze nella strategia militare di Trump. Non si può ancora comprendere se queste mancanze siano da imputarsi ad un’eccessivamente ridotta pianificazione oppure a una politica estera radicalmente modificata.

Nei giorni successivi al bombardamento della base siriana di Shayrat, nel bacino Mediterraneo, la fregata russa ‘Admiral Grigorovich‘, si è ricongiunta con la forza navale del Cremlino nel MediterraneoNon è chiaro, anche in questo caso, se l’azione sia dimostrativa oppure mirata ad attività concrete, tuttavia Mosca ha annunciato in diverse occasioni l’intenzione di rispondere al fuoco nel caso in cui Washington volesse ritentare la sorte militare in Siria. Un surplus, quello della Grigorovich, non certo necessario, considerato che la task force navale russa nel Mediterraneo può contare attualmente su circa dieci navi da guerra e diverse altre di supporto alla manovra, tutte con riferimento al porto di Tartus, che ormai è a tutti gli effetti un avamposto di Mosca.

Quello che è importante sottolineare in questo caso è la vicinanza del gruppo navale russo con quello della USS Bush sempre dispiegata nel Mediterraneo. In caso di attacco le due controparti potrebbero facilmente confrontarsi militarmente ad un livello tecnologico simile.  La fregata Grigorovich è armata con missili da crociera Kalibr i quali, nello scorso novembre, sono stati lanciati su obiettivi terrestri in Siria in una operazione antiterrorismo che comprendeva attività marittime e di terra.

Il Kalibr 3M-14 è indiscutibilmente un’arma letale, ha una portata di 450 kg di esplosivo ed è stato definito “l’orgoglio della tecnologia bellica russa”, ha una gittata di 1.500 km e viaggia in fase terminale, ad una velocità tre volte superiore a quella del suonoKalibr è una nuova generazione della categoria Submarine Lanched Cruise Missile (SLCM) che si basa su un vecchio modello sempre sovietico noto come Granat, che, a sua volta, nacque come risposta al Tomhawk americanoVi sono varianti per le forze terrestri e per le forze aeree, ma questi missili sono utilizzati più ampiamente dalla Marina. I missili da crociera Kalibr sono dotati di testate convenzionali e sono considerate a tutti gli effetti munizioni ad alta precisione.

La sua presenza nel Mediterraneo desta non poche preoccupazioni anche alla stessa Marina Militare statunitense considerata la gittata e la versatilità di quest’arma. Non sembra dunque un caso che sia stata chiamata a supporto delle altre navi da guerra russe, proprio una nave che ha una potenza di fuoco capace di contrastare quella dei Tomahawk americani. L’unico dubbio che rimane è se la Russia in caso di nuovi attacchi mirati da parte di Washington alla Siria, sarà pronta ad usare questa tecnologia per farvi fronte. Se sul fronte siriano i venti che soffiano sono quelli di guerra, non sembra certo andare meglio dalle parti del Pacifico occidentale.  

Qui, un gruppo di navi da guerra americane si è diritta verso la penisola coreana, come ha riferisce alla ‘Cnn’ un funzionario della Difesa Usa. Il Presidente Donald Trump d’altronde era stato chiaro, almeno su questo punto, nel mirino della sua politica estera Pyongyang rappresenta un hub chiave soprattutto dopo i nuovi test missilistici che stanno letteralmente esasperando Corea del Sud e Cina, potenzialmente minacciate.

La portaerei Carl Vinson ed il suo Carrier Strike Group 1, famosi già per altre vicende storiche piuttosto recenti, si trovavano a Singapore per un ridispiegamento in Australia nell’ambito della politica varata dall’ex Presidente Obama, tesa a fare dell’isola-continente un polo strategico di rilevanza fondamentale per la Cina. Domenica, 9 aprile, la portaerei ha lasciato il porto della città-stato asiatica per dirigersi verso la Penisola coreana.

La data entro la quale il Carrier Strike Group 1 sarà in posizione non sembra essere stata scelta a caso. Il 15 aprile ricorrerà il 105° anniversario della nascita del fondatore dell’attuale regime nord coreano, ossia il nonno dell’attuale Kim “Terzo”, Kim il-Sung, elemento della famiglia osannato al limite del divino e considerato come Presidente eterno. In queste occasioni, il giovane nipote, ha sempre avuto un particolare interesse nel mostrare al mondo, oltre che parate militari in grande stile, con asset osannati come di ultima generazione ma in realtà obsoleti da decenni, nuovi test missilistici e/o nucleari. Ufficialmente, l’arsenale nucleare nordcoreano si sviluppa in chiave puramente anti-occidentale, come emerge dalle ultime dichiarazione di Kim Jong subito dopo il bombardamento americano alla base di Shyrat, tuttavia i missili con testate nucleari potrebbero essere ovviamente rimodulati per colpire facilmente la Cina o la Corea del Sud.

Questo scenario è uno dei più remoti, ma non avendo linee guide concrete da seguire, la politica estera della Corea del Nord modifica i suoi obbiettivi strategici in funzione delle decisioni del suo leader. L’uccisione in questi anni di numerosi quadri militari e politici del regime, compreso il fratellastro di Kim Jong-un, considerati filo-cinesi, ha aumentato i dissapori tra Pyongyang e Pechino. Militarmente, l’analisi che si può condurre, porta a supportare la teoria per la quale l’azione del Presidente Trump sia puramente dimostrativa, una sorta di supporto non troppo velato alle rivendicazioni cinesi e sudcoreane in chiave anti Kim Jong-un.

L’esatta natura della missione della Vinson, resta al dir poco oscura, per avere una reale potenza di deterrenza, il Carrier Strike Group 1 da solo non può bastare poiché una scarica di Tomahawk contro la Corea del Nord, come la si è vista in Siria, avrebbe l’unico vantaggio di mettere in campo una risposta forte della Nord Corea. Il gruppo della Vinson garantisce, oltre alle batterie di missili Tomahawk, anche la presenza della forza d’urto dei circa 85 velivoli che vanno a comporre i 4 squadroni da combattimento su Hornet e Supert Horet, e altri 4 squadroni di supporto, uno su aerei radar, uno su aerei logistici, e 2 su elicotteri MH-60.

La forza stimata per un attacco preventivo contro Pyongyang sarebbe di almeno dieci bombardieri strategici ovvero un velivolo pesante progettato per trasportare grandi quantitativi di carichi bellici fino ad un obiettivo distante, con lo scopo di diminuire la capacità di un nemico di sostenere lo sforzo militare.
I bombardieri strategici sono pensati per inoltrarsi in profondità nel territorio nemico per distruggere obiettivi strategici come città, fabbriche e installazioni militari principali, in questo caso l’obbiettivo più premiante sarebbero postazioni militari e centro di comunicazione nevralgici al fine di bloccare sul nascere l’emanazione di ordini d’attacco.

Come si è detto, i bombardieri strategici (che possono anche essere usati per attacchi tattici) necessitano per essere usati con discernimento una lunga percorrenza sul territorio nemico, dunque dovrebbero decollare da aeroporti dislocati in Corea del Sud o Giappone. Da sola la portaerei Vinson non sarebbe in gradi di mettere in campo una forza capace di danneggiare le infrastrutture che fanno riferimento al programma nucleare di Kim Jong-un. Lo strumento degli attacchi preventivi rimane comunque una delle ultime da utilizzarsi considerato che l’attacco dovrebbe portare alla totale distruzione degli elementi capaci di rispondere all’azione militare primaria.

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