domenica, Novembre 17

Le FDLR invadono il Rwanda, mentre Paul Kagame distrugge il sogno di libertà La più seria minaccia militare per il Governo di Kigali, silenziata da Kagame che ha imposto ai media nazionali di tacere, teme una rivolta dei contadini hutu in Rwanda

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Lo scorso maggio, il Vice Presidente del gruppo armato Mouvement Rwandais pour le Changement Democratique (MRCD),Callixte Nsabimana (noto con il nome di battaglia di generale Sankara), rivelò che una forza di invasione di circa 30.000 uomini, composta da vari gruppi terroristici ruandesi, bande armate congolesi e miliziani burundesi Imbonerakure, era sul punto di lanciare l’attacco al Rwanda, con l’obiettivo di rovesciare il Governo del Presidente Paul Kagame. L’ora X era prevista a metà maggio.

Le rivelazioni di Callixte Nsabimana, arrestato a fine aprile, presso l’aeroporto internazionale delle Isole Comore, aveva costretto a rinviare l’invasione del Rwanda.
Invasione ideata e guidata dai nemici storici del popolo ruandese: le Democratic Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR),Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda, responsabili del genocidio del 1994. Formate dalla Francia nel 2000, occupano vasti territori all’est del Congo, dove sfruttano numerose miniere di oro, diamanti e coltan per finanziarsi, con la complicità della famiglia Kabila. Dal 2016 le FDLR sono presenti anche in Burundi, come mercenari al soldo del dittatore Pierre Nkurunziza.

Vari osservatori regionali affermano che le FDLR dal 2016 in poi hanno progressivamente preso il controllo del Burundi. Anche il Presidente-dittatore Pierre Nkurunziza sarebbe assoggettato al loro volere. Non si hanno prove certe di tali affermazioni, ma di fatto le FDLR in Burundi sono infiltrate nella Polizia, nell’Esercito, controllano le milizie paramilitari Imbonerakure, e hanno addirittura sostituito la Guardia Presidenziale adibita alla difesa di Nkurunziza. Considerando che l’Esercito è stato decimato per paura di ribellioni, dopo il fallito colpo di Stato, e che molti poliziotti hanno disertato fuggendo all’estero o unendosi ai gruppi ribelli, le FDLRsono l’unica forza militare disponibile in questo momento per la difesa del Burundi.

Due settimane fa un nuovo tentativo di invadere il Rwanda è stato compiuto dalle FDLR. Due colonne di ribelli sono entrate in territorio ruandese da due diverse direzioni. A nord, oltrepassando il confine tra il Congo e Rwanda, località di Uchuru, Nord Kivu.A sud, oltrepassando il confine tra Burundi e Rwanda, attraversando la provincia burundese di Cibitoke, e giungendo nella adiacente foresta ruandese di Nyungwe attraversando Bukinanvana. Secondo le prime stime al nord avrebbero sconfinato 3.000 miliziani e al sud 2.000.

Entrambe le colonne avevano il compito di stabilire basi logistiche per permettere l’entrata del grosso dell’Esercito di invasione e della artiglieria. Le FDLR non possiedono mezzi corazzati. Non hanno copertura aerea. Per difendersi da carri armati ed elicotteri da combattimento sarebbero dotati di missili anticarro russi Kornet e di missili antiaereo portatili Strela-2 sempre di fabbricazione russa. Questi missili provengono dall’arsenale ricevuto da Nkurunziza dalla Francia, tra il 2015 e il 2016, e da successive ‘donazioni’ di Russia e Cina, alleati del regime Hutupower burundese, secondo informazioni in loco.

La divisione ribelle nord è stata facilmente neutralizzata dall’Esercito regolare ruandese. Dopo aver subito pesanti perdite, i ribelli sono stati costretti a ripiegare oltre frontiera, in territorio congolese. Diversa sorte per la divisione sud che ha potuto istallare una testa di ponte nella fitta foresta di Nyungwe un parco naturale molto noto nei circuiti del turismo internazionale grazie alle sue 278 specie di uccelli, varie specie di scimmie tra cui le scimmie volanti e una flora unica nella regione, richiamo di centinaia di migliaia di turisti da tutto il mondo.

La foresta di Nyungwe rappresenta un punto strategico per creare una base militare che possa garantire la logistica necessaria ad una offensiva verso la capitaleKigali, che dista circa 120 km. La conformità del terreno della foresta ha impedito all’Esercito regolare ruandese di utilizzare i mezzi corazzati. Impossibile sloggiare i ribelli con l’artiglieria. I bombardamenti distruggerebbero la rara fauna e flora presente, fonte di profitti per l’industria turistica ruandese.

Il Governo di Kigali è stato costretto ad inviare all’interno della foresta reparti di fanteria per intercettare la base ribelle e distruggerla. I combattimenti sono iniziati la scorsa settimana. Fonti burundesi affermano che sono ancora in corso. L’Esercito regolare ruandese starebbe trovando difficoltà nel vincere i ribelli, in quanto riceverebbero continui rinforzi di uomini e munizioni dal Burundi. Nonostante gli aspri combattimenti presso la foresta di Nyungwe non siano, forse, ancora terminati, fonti in loco ritengono che l’Esercito regolare ruandese sia riuscito a sventare anche questo ultimo tentativo di invasioneLe forze ribelli non sarebbe in grado di avanzare verso la capitale. Non sono note le perdite dei due schieramenti.

Non è la prima volta che la foresta di Nyungwe è teatro di violenti scontri. Nell’ottobre 2018, il generale Sankara aveva occupato militarmente una considerevole parte della forestaattuando, dal dicembre 2018 una serie di attacchi alle infrastrutture turistiche del parco nazionale, provocando un calo del turismo a causa le allerte lanciate da vari governi europei, tra cui Francia e Gran Bretagna. Allerte che sconsigliavano ai turisti di non recarsi nel famoso parco nazionale. La strategia di Sankara era quella di minacciare l’industria del turismo ruandese, una delle principali fonti di valuta straniere, con un giro di affari registrato nel 2017 pari a 438 milioni di dollari americani. Questa volta le FDLR avrebbero tentato di creare una base logistica militare nella foresta per sostenere l’offensiva militare sulla capitale. Alcune fonti affermano che l’Esercito regolare ruandese abbia sconfinato in Burundi,per tagliare le vie di rifornimento di uomini e munizioni. Affermazioni che non trovano conferme ufficiali.

Secondo vari analisti regionali, questo tentativo di nuova invasione rappresenterebbe la più seria minaccia militare per il governo di Kigali dalla vittoria ottenuta sulle forze genocidarie, sostenute dalla Francia, nel 1994. Alcuni sospettano che vi sia coinvolta la Francia. Al momento i sospetti non si basano su prove concrete, ma su una serie di coincidenze difficili da ignorare.
Nel 
novembre 2017 i media erano venuti a conoscenza di un piano segreto ideato da FranceAfrique -la Cellula Africana dell’Eliseo per attuare un cambiamento di regime in Rwanda. Un piano che si appoggiava sul regime burundese di Nkurunziza e sulle FDLR, puntando a mettere 40mila uomini in campo.
Questo 
piano segreto fu abbandonato per far posto alla nuova politica del Presidente Emmanuel Macron. Una politica di distensione rivolta al Rwanda che culminò, nell’ottobre 2018, con l’accordo per la nomina del ex Ministro degli Esteri ruandese,Louise Mushikiwabo, alla Presidenza della Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF). La distensione era iniziata già nel maggio dello stesso anno, quando il Presidente Macron chiese aiuto a Rwanda e Angola per spodestare dalla Presidenza il dittatore congolese Jospeh Kabila, divenuto un ostacolo per gli interessi economici nella ricca Repubblica Democratica del Congo.

La distensione paventata da Parigi doveva mettere fine a 24 anni di guerra fredda tra Francia e Rwanda originata dalle pesanti responsabilità di Parigi nel genocidio del 1994 e il successivo supporto francese alle FDLR. Una guerra fredda caratterizzata da due guerre pan africane e due ribellioni tutsi in Congo, e 12 falliti tentativi di invasione militare del Rwanda da parte delle FDLR. La capacità militare della difesa del territorio e il miracolo economico postOlocausto di Paul Kagame avevano costretto la Francia a trasformare la politica di scontro in una politica di dialogo e alleanze strategiche. La Francia aveva anche abbandonato il regime HutuPower di Nkurunziza, allineandosi alle direttive europee verso il Burundi, che avevano originato l’embargo economico tutt’ora in vigore.

Indagini condotte da ‘Radio France International’ (‘RFI’) e ‘Jeune Afrique’, hanno portato alla luce un segreto, fino ad ora ben custodito, della FranceAfrique. RFI e ‘Jeune Afrique’, hanno scoperto che, dall’ottobre 2018la Francia ha ripreso a finanziare il regime burundese, contravvenendo alle sanzioni economiche imposte dall’Unione Europea e senza informare gli altri Stati membri UE.

La decisione è stata presa dopo la visita a Parigi del leader della milizia genocidaria Imbonerakure Ezechiel Nibigira, dall’aprile 2018, nominato Ministro degli Affari Esteri. Scoperto il doppio gioco, FranceAfrique è stata costretta a confermare le inchieste dei media francesi, ufficializzando la ripresa della cooperazione con il Burundi, tramite un intervento dell’Ambasciatore LaurentDelahousse dello scorso 14 luglio. Delahousse, noto per le sue simpatie Hutupower, ha dichiarato che la Francia ha deciso «una progressiva ripresa della cooperazione» sulla base di presunti miglioramenti della situazione politica burundese. Considerato ilrinnovato appoggio a Nkurunziza, la Francia potrebbe aver ripreso lo storico appoggio al gruppo terroristico FDLR.
La
 presenza di consiglieri militari francesi in Burundi, prevista dagli accordi firmati di Cooperazione Militare, e l’offensiva delle FDLR in territorio ruandese, oggetto degli aspri combattimenti in corso, potrebbero non essere delle semplici coincidenze.

Nonostante l’attuale offensiva delle FDLR in Rwanda sia la più pericolosa rispetto a quelle tentate durante l’ultimo ventennio, il Presidente Paul Kagame ha imposto ai media nazionali un silenzio assoluto. Anche vari media internazionali hanno deciso di non pubblicare la notizia a causa della carenza di fonti e conferme ufficiali. Nemmeno il Governo burundese avrebbe dato risalto ai presunti sconfinamenti dell’Esercito ruandese nel suo territorio.

Da notare che ieri Paul Kagame ha partecipato ieri alla prima sessione del vertice del G7 a Biarritz, in Francia. Al centro della riunione, il partenariato G7-Africa, con al centro dell’attenzione, oltre all’analisi dei primi risultati, l’imprenditoria femminile, la trasformazione digitale e la lotta contro la corruzione.

La principale ragione del silenzio sui combattimenti imposto dal Presidente Kagame è la paura che l’offensiva ideata dalle FDLR, altri gruppi terroristici ruandesi, bande armate congolesi e Imbonerakure dal Burundi, possa incoraggiare una rivolta dei contadini hutu in Rwanda.
Fino ad oggi questa eventualità era sempre stata scartata a priori da tutti gli esperti regionali. Il trauma collettivo degli hutu per aver partecipato in massa all’Olocausto nel 1994, i processo di riconciliazione nazionale e lo sviluppo economico che ha conosciuto il R
wanda in questi ultimi 25 anni, avrebbero allontanato definitivamente il rischio del risorgere degli orrori del passato, isolando le FDLR dal resto della popolazione.

Durante i vari tentativi di invasioni (compresi quelli del luglio 2018i contadini hutu ruandesi hanno segnalato all’Esercito ePolizia le infiltrazioni e gli spostamenti delle colonne ribelliSembra che questa volta nessuna segnalazione delle due colonne al nord e al sud sia giunta dalla popolazione che abita nelle zone attraversate dai terroristi ruandesi. Queste mancata collaborazione potrebbe essere un campanello di allarme rivelatore di omertà e sostegno indiretto delle masse hutu alle FDLR. Un sostegno che, se fosse comprovato, sarebbe inedito nella recente storia del Rwanda.

Non è forse un caso che la decisione della popolazione di non cooperare con le autorità militari e con il Governo di Kigali giunga dopo l’indagine compiuta dal quotidiano londinese ‘Financial Times’ lo scorso 13 agosto. Il ‘Financial Times’, in collaborazione con un gruppo di accademici africani e internazionali, dimostra che il governo di Kigali e la Banca Mondiale avrebbero volutamente truccato i dati sulla diminuzione della povertà in Rwanda.
I dati ufficiali parlano di un considerevole diminuzione della povertà tra le masse contadine (principalmente hutu) che avrebbe portato maggior occupazione e benessere, contribuendo così a superare le divisioni etniche che sono state le basi per l’Olocausto. Al contrario, il gruppo di accademici e il ‘
Financial Times’ hanno dimostrato che dal 2010 al 2014 la povertà nelle campagne non è diminuita ma aumentata. Nello stesso periodo i prezzi dei beni di primo consumo sarebbe aumentati del 4,7%. Sarebbe anche aumentato il divario tra ricchi e poveri. Un divario che avrebbe connotati etnici e clanici ben marcati. A diventare sempre più poveri sarebbero i contadini hutu e la piccola borghesia tutsi, mentre le classi borghesi agiate tutsi avrebbero visto triplicare il loro tenore di vita. All’interno di questi borghesi, i più ricchi apparterebbero al ‘Clan degli Ugandesi’. La diaspora tutsi rifugiata in Uganda per fuggire dalle prime pulizie etniche degli anni cinquanta, sessanta e settanta. Il ‘Clan degli Ugandesi’, di cui il Presidente Paul Kagame è il rappresentante di spicco, ha aiutato Museveni a prendere il potere in Uganda. In cambio il Vecchio aiutò Kagame a liberare il Rwanda nel 1994.

Le indagini del ‘Financial Times’ sono state categoricamente smentite sia dalla Banca Mondiale che dal Governo ruandese. Di diverso parere la prestigiosa rivista ‘Review of African Political Economy’ – ROAPE, una rivista fondata nel 1974 e considerata la più prestigiosa piattaforma di informazione politica ed economica sull’Africa, che promuove analisi critiche sulla natura del potere e dello sviluppo economico africano nel contesto della globalizzazione capitalistica. Secondo gli esperti della ‘ROAPE’, l’analisi fatta dagli accademici africani assieme al ‘Financial Times’ è da prendere in seria considerazione.

I dati sulla diminuzione della povertà sarebbero stati realmente truccati da Banca Mondiale e dal Governo di Kigali per ragioni di propaganda politica internazionale a favore del Presidente Paul Kagame. La realtà socio economica sarebbe molto diversa da quella fino ad ora offertaci dal Governo ruandese e da prestigiose istituzioni internazionali tra cui Banca Mondiale, FMI e Nazioni Unite. Il famoso miracolo economico ruandese sarebbe destinato ad una stretta minoranza, mentre il divario tra hutu poveri e tutsi ricchi sarebbe triplicato.

L’agricolturafonte principale di sostenimento delle masse huturiceverebbe pochi finanziamenti che, aggiunti alla scarsità di terre di questo piccolo Paese africano, impedirebbe agli hutu di uscire dal circuito vizioso della povertà e della sussistenza. Il Governo starebbe indirizzando la maggior parte degli investimenti nelle nuove tecnologie, nella industria futuristica della quarta rivoluzione industriale, nell’edilizia e nella alta finanza. Tutti settori in mano al ‘Clan degli Ugandesi’ di cui Paul Kagame è leader.

Sarebbe anche aumentata la repressione verso i dissidenti e i partiti di opposizione, non solo hutu ma anche tutsi. Il caso più emblematico è rappresentato dalla candidata alle scorse presidenziali Diane Rwigara, perseguitata dal Governo in quanto rappresentante della maggioranza dei clan tutsi che si stanno apertamente schierando contro Paul Kagame e il ‘Clan degli Ugandesi’. Rwigara rappresenta un pericolo mortale per Kagame e per gli interessi del Clan Ugandese’ in quanto la sua politica ha scatenato una lotta interna alla minoranza tutsi in Rwanda, con l’intendo di mettere in discussione il potere dispotico detenuto detenuto dal Presidente, considerato ormai antitetico agli interessi del Paese.

Nonostante la liberazione di vari leader dell’opposizione hutu avvenuta per decreto presidenziale nel settembre 2018, tra cui Victoire Ingabire, leader delle Forze Democratiche Unite del Rwanda – FDU, la repressione verso l’opposizione sarebbe aumentata nell’ultimo semestre. Vi è da dire che su Ingabire e altri leader dell’opposizione grava il sospetto di una collaborazione con i terroristi ruandesi delle FDRL, ma questi sospetti non giustificano la politica adottata dal Presidente Paul Kagame di esecuzioni extra giudiziarie. L’ultima è avvenuta lo scorso marzo. Anselme Mutuyimana, assistente di Victoire Ingabire, è stato trovato morto presso una foresta al nord est del Paese. Sul corpo erano evidenti i segni di strangolamento.
Mutuyimana era stato arrestato nel 2012 e accusato di riunioni sediziose ed illegali. Nel 2014 era stato condannato per insurrezione, assieme al Segretario G
enerale del FDU, Sylvain Sibomana. Mutuyimana era stato rilasciato nell’agosto 2018.Il suo assassinio è stato preceduto da quello del Vice Presidente del FDU, Boniface Twagirimana, nell’ottobre 2018, quando fu prelevato dalla sua prigione a Mpanga. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Lo scorso luglio è stato il turno del famoso oppositore hutu 
Eugene Ndereymana che milita nel FDU. È sparito nel nulla mentre stava rientrando a casa nella città di Nyagatare, distretto di Ngoma. Si ha il timore che anche lui sia stato vittima delle esecuzioni extra giudiziarie di Paul Kagame.

I dati truccati sulla diminuzione della povertà scoperti dal ‘Financial Times’, l’aumento della repressione verso l’opposizione e il concentramento delle ricchezze in mano ad una spaurita minoranza, il ‘Clan degli Ugandesi’, distruggono il mito di Paul Kagame e infrangono gli ideali per cui migliaia di partigiani del Fronte Patriottico Ruandese sono morti durante la liberazione del Paese dall’orribile dittatura HutuPower di Juvenal Habyrimana che portò al Genocidio.

Per evitare che il divario tra povertà e ricchezza spinga le masse hutu a cedere alla propaganda genocidaria delle FDLR, ci dicono i ruandesi più moderati, è necessario un ricambio generazionale che ponga alla dirigenza del Paese una generazione figlia della pace e della fratellanza interetnica. Una generazione più degna di guidare il Rwanda rispetto a Paul Kagame e ai soci del ‘Clan ugandesi’, figli di un Olocausto e della sindrome israeliana. Due fattori che condizionano le loro scelte politiche e creano nelle loro teste uno stato d’assedio permanente a cui rispondere con la violenza, il sopruso e la tirannia.  

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