domenica, Novembre 17

Le due facce dell’app economy field_506ffb1d3dbe2

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In sei anni ha creato un milione di posti di lavoro in Europa e ha visto gli sviluppatori mettersi in tasca più di 15 miliardi di euro. L’App Store fondato da Apple nel 2008 ha fatto da traino per anni nella corsa all’oro dell’app economy, ma qualcosa sta cambiando. Chi ha accusato di più il colpo sono i piccoli sviluppatori, che hanno sempre meno spazio e sempre meno guadagni, nonostante stime più che favorevoli, come quella di Google, che prevede per le applicazioni su smartphone un giro di affari da 40 miliardi di euro entro il 2025.

Peccato che gran parte di quei soldi rimarrà nelle casse di pochissime grandi società, di chi già domina il mercato e andrà avanti a regnare ancora a lungo. Secondo Vision Mobile, che ha condotto uno studio su più di 10 mila sviluppatori di app, l’1,6% degli sviluppatori guadagna più del restante 98,4%. E se i professionisti di questo comparto sul fronte mobile sono almeno tre milioni in tutto il mondo, la metà guadagna meno di 400 euro al mese.

Le ragioni di questo squilibrio, come spiegano molte ricerche, sono almeno due e la prima è in apparenza paradossale: il successo dell’App Store stesso è un limite per le app che entrano sul mercato soltanto ora. Nei primi due anni di vita dell’App Store le migliori app riuscivano a farsi largo nelle classifiche, anche quelle a pagamento. Ora, invece, lamentano gli addetti ai lavori, con milioni di applicazioni sul mercato e sempre nuova linfa ad alimentare i device, tutti i negozi online sono prerogativa delle grandi compagnie, che possono permettersi di investire pesantemente nella pubblicità online. In questo modo è impossibile per una software house indipendente o un piccolo gruppo di sviluppatori, anche se hanno una buona idea, emergere contro i colossi.

Il secondo motivo che frena i guadagni dei comuni sviluppatori è la facilità con cui i copycat, gli imitatori, riescono a copiare un’app che raggiunge un buon grado di popolarità: l’ideatore di un gioco di puzzle chiamato Threes ha raccontato di aver impiegato più di un anno a svilupparlo, ma il primo copycat ha replicato la sua creazione dopo appena 21 giorni. Questa difficoltà degli sviluppatori non solo a guadagnare qualcosa dalle proprie idee, ma anche a raggiungere un buon numero di utenti, ha portato alla nascita di un mercato nero delle app: alcune società offrono agli sviluppatori più disperati la garanzia che le loro creature compariranno nelle classifiche di download utilizzando server automatizzati. Alcuni pagano addirittura dei dipendenti per scaricare app tutto il giorno.

In Europa, nel 2013 l’app economy ha dato lavoro a un milione e ottocentomila persone e secondo alcune stime il numero triplicherà entro il 2018. Ma non bisogna farsi ingannare dai dati: non si tratta soltanto di sviluppatori, perché le aziende ricercano anche altre figure come gli esperti di marketing, i venditori, i grafici, i tester e i designer. Professionisti che devono confezionare tutto il pacchetto che ruota intorno alla singola app e promuoverlo in rete. Questo approccio porta le grandi aziende ad affidare la produzione di applicazioni a società esterne e non sempre si tratta di team di sviluppatori: spesso, piuttosto che assumere dipendenti capaci di creare e gestire app, vengono contattati compagnie che si occupano di finanza e media.

Come nel resto del mondo, anche in Europa sono poche le grandi compagnie del settore a dominare il mercato. Lo dimostra una ricerca di Eurapp, il progetto della Commissione Europea sviluppato dall’Insight Centre for Data Analytics per monitorare la situazione dell’economia delle applicazioni nel nostro Continente: le cinque big europee rappresentano il 49% della classifica delle top 50 app scaricate in Europa e negli Stati Uniti. E di queste cinque, tre provengono dai Paesi nel nord del Vecchio Continente: King, che ha sviluppato Candy Crush Saga e ora è guidata dall’Italiano Riccardo Zacconi, è nata in Svezia e poi si è stabilita a Londra; Supercell è di origini finlandesi, così come Rovio, diventata famosa in tutto il mondo grazie ad Angry Birds. Secondo Eurapp, soltanto alcune società di Germania, Francia e Inghilterra riescono a piazzare qualche app tra le top 50 e quindi a tenere il passo a livello internazionale, mentre dagli altri Paesi, Italia compresa, non arrivano grandi segnali di risveglio, anche se stanno nascendo molte piccole software house specializzate in app mobile.

Nel nostro Paese, che potremmo definire periferico nell’app economy, solo sette sviluppatori su 100 guadagnano più di 50 mila euro al mese, mentre più della metà non arriva a mille euro al mese. Lo spiega uno studio condotto dall’Osservatorio Mobile & App Economy del Politecnico di Milano, che ha condotto un’indagine su mille sviluppatori sia del segmento B2C, quindi app per i consumatori, che B2B, il comparto business. Ne emerge che anche in Italia il benessere economico e il successo sul mercato vengono raggiunti soltanto da una piccola parte di società o start-up. «Ma l’Italia non è indietro nel settore delle app, anzi sta dimostrando di giocare la sua partita. Il mobile va bene e sia sul fronte delle invenzioni delle applicazioni sia della loro fruizione, siamo più avanti di altri Paesi», ha spiegato all’agenzia ‘AnsaAndrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Mobile & App Economy. Il problema, anche qui, è rappresentato dall’alto numero di concorrenti, basti pensare che in Italia per Apple, direttamente o indirettamente, lavorano 21mila sviluppatori, nonostante l’azienda guidata da Tim Cook abbia 1.300 dipendenti nel nostro Paese. «Le barriere di accesso a questo settore sono bassissime e ci provano in tanti ma pochi hanno la capacità di creare qualcosa di veramente utile e anche di saperlo comunicare».

Soprattutto per le piccole software house italiane la chiave di tutto è la pubblicità, ancora più che il prezzo di download. Peccato che a livello internazionale sia complicato farsi conoscere, non a caso il 90% delle app italiane vengono scaricate all’interno dei nostri confini: il boom di download sul mercato di casa nostra viene notato quando vengono pubblicati gli articoli sui blog specializzati, ma il salto di qualità lo si può fare solo facendosi conoscere all’estero e per questo passo servono soldi per pagare i blogger e i siti più importanti, sempre che accettino di parlare di sviluppatori indipendenti.

Insomma, la situazione in Italia e in Europa non è rosea, ma esistono alcuni segmenti interessanti dove gli addetti ai lavori prevedono un aumento della richiesta di cervelli. Developer Economics ha interpellato 10mila sviluppatori di 130 Nazioni e quasi tutti sono concordi sul fatto che le enterprise app siano le più redditizie e al momento solo l’8% tra sviluppatori e software house lavorano in quel campo. Non sarà divertente né come sviluppare il prossimo Candy Crush Saga, ma è di sicuro più redditizio.

Se poi si scava un po’ nel supermercato delle app e si va oltre allo scaffale giochi, ci si accorge di altri reparti al momento poco frequentate da utenti e sviluppatori, che però possiedono un alto potenziale di crescita. In determinati periodi dell’anno, per esempio, saranno sempre ricercatissime le app per le forniture scolastiche, la pianificazione di matrimoni o la compilazione delle denunce dei redditi. Un altro piano da tenere d’occhio è quello che porta alle app di cibo e bevande, secondo molti esperti sono quelle potenzialmente più remunerative.

 

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