venerdì, Novembre 15

Le donne e il cinema nell’India di oggi La giovane attrice Taapsee Pannu, protagonista di vari film, al 'Festival River to River', sottolinea il contributo delle donne al cambiamento verso l’uguaglianza, anche se rimane molto da fare

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L’India sta cambiando e l’emancipazione femminile è uno dei  segni più evidenti e dei motori di questo cambiamento. Forse a noi distratti osservatori ciò che  avviene in Oriente ci sfugge e siamo ancora legati a consolidati stereotipi. Il cinema indiano è senz’altro un veicolo di conoscenza  della realtà di quel grande paese che negli anni Sessanta-Settanta ha esercitato un fascino ed un richiamo sulle giovani generazioni, su quei ragazzi desiderosi di pace, non violenza,  spiritualità, di fuga dall’Occidente che proprio nel ’68, esattamente 50 anni fa, spinse anche i Beatles a raggiungere  Rishikesh, alle pendici dell’Himalaya, per meditare sotto la guida dell’intraprendente guru Maharishi Mahes Yogy. E’ da quella loro contradditoria esperienza ben descritta nel documentario in bianco e nero realizzato da Furio Colombo, e riproposto  al River to River  dedicato al cinema indiano  in corso a Firenze (dal 6 all’11 dicembre)  che lo spettatore è portato alla scoperta di una realtà  in larga parte sconosciuta. Si deve infatti sapere – e ce lo ricorda l’ambasciatore indiano in Italia Reenat Sandhu – che “l’industria cinematografica indiana è la maggior produttrice di film nel mondo, con una crescita del fatturato del 27% nel 2017 e, aggiunge, oltre all’innovazione tecnologica sono i contenuti e le storie di qualità che diventano sempre più importanti per il successo”.

Le sue parole trovano un’eco anche in quelle della bella e giovane attrice indiana Taapsee Pannu, giunta a Firenze per   presentare il film di cui  è protagonista a fianco di Rishi Kapdor dal titolo Mulk del regista Anubhav Sinha. Nel film Taapsee interpreta il ruolo dell’avvocato difensore  di una famiglia di musulmani a Varanasi accusata di essere coinvolta nel piano di un attacco terroristico sulla città. Un film crudo che offre uno spaccato umano e sociale su una realtà del nostro tempo.  Incontriamo la bella e cordialissima Taapsee al Cinema La Compagnia di Firenze dove si svolge questa Rassegna e lei affronta subito il cuore del problema: “In India sono in corso grandissimi cambiamenti, enormi ma c’è ancora molto da fare per una vera uguaglianza. La cosa più interessante è che questa evoluzione sociale e dei costumi non è rappresentata soltanto dal cinema d’autore, ma anche da quello commerciale, la si riscontra al box office. I molti film destinati al grande pubblico narrano storie che infrangono tabù ritenuti un tempo inviolabili: un film, ad esempio, affronta il tema della disfunzione erettile, altri di donne che scelgono il proprio destino…o rivendicano la propria indipendenza, le donne sono protagoniste  di questo cambiamento, ed il pubblico oggi vuole storie vere, non distanti dalla realtà com’era avvenuto prima. La mia presenza qui, per raccontare i film da me interpretati, è la conseguenza di questo cambiamento in atto, certo per una vera uguaglianza fra generi c’è ancora molto da fare, ma il cambiamento è in corso. E il cinema lo rappresenta, sfatando quegli stereopiti sull’India che ancora permangono in  varie parti“.

Quanto è influente da voi il cinema americano? “Sì,  è seguito, colpiscono i kolossal, gli effetti speciali  ma diversa è l’espressione delle nostre emozioni rispetto a quelle proposte dalla filmografia americana che arriva da noi”.

E del cinema italiano ed europeo cosa ne pensa? “Mi hanno colpito alcuni film spagnoli e italiani, tra cui Perfetti sconosciuti, ho girato alcuni film in Inghilterra, in Austria, e conosco anche le vostre belle città, Roma, Venezia e ora  Firenze…”

Le piacerebbe girare film in Italia?  

“Sì, certo, lo farei con entusiasmo, ma dovrei imparare la lingua, perché è importante per la recitazione essere padroni della lingua…” L’attrice è anche protagonista del film di chiusura del Festival: Manmarziyaan, del regista Anurag Kashyap,  una storia  di tutt’altro genere, in stile Bollywood, ambientata nel Punjab, storia d’un amore improvviso  e di un matrimonio ma anche del suo vero significato e delle ragioni del cuore. Proiettato in anteprima al festival di Toronto 2018, questa commedia romantica dal ritmo incalzante a suon di musica punjabi, segue le vicende della giovane Rumi dallo spirito libero e irrequieto, incastrata in un triangolo amoroso.

Selvaggia Velo  è l’ideatrice  e direttrice di questo festival che celebra quest’anno il suo 18° compleanno, in coincidenza col 70° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. “Ormai siamo  maggiorenni”  – mi dice – “e per l’occasione  abbiamo cercato di completare la proposta festivaliera con tavole rotonde e con la presenza del cibo come protagonista di alcune proiezioni, oltre che con dei corsi di cucina del Cescot. Sebbene gli scambi cinematografici fra i nostri due paesi Italia e India siano pressoché assenti,  offriamo al pubblico italiano un ‘idea dell’India contemporanea a 360° proponendo commedie, film importanti e cortometraggi, tematiche e storie diverse. E tra queste, una tematica importante è quella delle donne, del loro ruolo nella società, delle lotte che devono sostenere per i propri diritti. Ad esempio Chitra (nude) di Ravi Jadhav, una coproduzione con la Francia, narra la storia di una donna -Yamuna – che abbandonata dal marito con un figlio di 12 anni da mantenere,  si trasferisce dal suo villaggio a Mumbai dove l’unico lavoro che trova è quello di una modella alla scuola di nudo in un istituto d’arte. Quel film è stato bandito da vari festival internazionali.  Il film che ha aperto il Festival è Sir della regista Rhoena  Gera, una insider/outsider del cinema di Mumbai, presentato alla settimana della critica a Cannes con buoni risultati”.

“E’ la storia di una domestica – Ratna- che lavora nella casa di Ashwin, un benestante che, sebbene abbia tutto, pare abbia rinunciato ai suoi sogni. Lei invece è piena di speranze e nel momento in cui i due mondi collidono, le barriere sociali e psicologiche appaiono insormontabili…. Sarà quello l’unico film che potremo vedere nelle nostre sale cinematografiche”.

Non ci sono scambi tra la cinematografia italiane e quella indiana?  

“No, siamo la Cenerentola fra gli altri paesi europei e  Usa sotto questo aspetto. E pensare che il nostro Festival  dedicato all’India è stato il primo in Europa, gli altri sono arrivati dopo. Le ragioni sono varie, il mercato, la lingua, lo scarso interesse verso un mondo lontano…In  media si registra la presenza nelle nostre sale di un film indiano ogni 4-5 anni. Ma noi insistiamo nella nostra azione di promozione culturale, che si avvale oltreché del contributo della Regione Toscana,  del Comune di Firenze e dell’Ente Cassa di Risparmio, per la prima volta del sostegno della Fondazione Bagri, con sede a Londra, che crede nel progetto e che ha la missione di promuovere il dialogo artistico tra le culture riguardanti o ispirate a quelle  di tutta l’Asia”.

Le motivazioni di tale sostegno sono indicate dallo stesso Alka Bagri:  “Il cinema indiano” – sostiene – “offre una rappresentazione vibrante e complessa del suo popolo. La diversità   dell’India, che abbraccia un milione di miglia e oltre un miliardo di abitanti, resta legata a un ricco affresco di arte e cultura, che rappresenta un grande piacere per la vita – dai tessuti colorati alle architetture maestose, dalla profonda tradizione della musica folk e classica alle delicate miniature, e soprattutto i film. Siamo particolarmente entusiasti della varietà di generi cinematografici in programma quest’anno al Festival, con film indipendenti, cortometraggi, commedie  e film d’azione, serie web e perfino uno spettacolare film romantico in stile Bollywood!”

A  Selvaggia  Velo chiedo:  che tipo di pubblico partecipa al Festival, il quale è chiamato ad esprimere con il voto le proprie preferenze, studentesco o  no?  

“Un pubblico agée  particolarmente interessato, ma stiamo facendo anche un lavoro di sensibilizzazione fra i giovani e gli studenti. River to River proseguirà  nel corso del 2019 con il suo best  allo Spazio Oberdan di Milano e in seguito a Roma.  E intanto, festeggiamo qui la Festa di compleanno!”

Certo, sono passati  50 anni da quando il richiamo dell’India  era forte e masse di giovani in cerca di un altrove  diverso e di pratiche di meditazione, si avventuravano verso quel  fascinoso mondo, abbandonando presto – come accadde anche ai Beatles sotto  gli occhi attenti di Mia Farrow e di Furio Colombo, la loro spavalderia mistica. Alla quale,  in Occidente si sono preferite pratiche yoga e filosofie utilitaristiche. E venuto meno l’incantesimo,  anche l’interesse per l’India, che non sia pragmatico e di business, è calato. Ora è quel mondo invece che si sta avvicinando.  Ma ne sappiamo ancora poco tanto è vario, complesso e contraddittorio, in bilico tra modernità e tradizione.

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