giovedì, Ottobre 1

Le donne di Arabia salveranno l’industria delle auto I benefici economici della fine del divieto di guida per le donne

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Si aspettava la mossa e alla fine è arrivata: quasi in concomitanza con l’avvicinamento del centenario della legge che negli Stati Uniti ammise le donne al voto (agosto 1920), ora la fine del divieto di guida permette al gentil sesso dell’Arabia Saudita di poter avere un’automobile e quindi di aprire ufficialmente la campagna di marketing per le case automobilistiche occidentali e asiatiche. E si tratta di cifre importanti.

Secondo le stime fornite da Frost&Sullivan, l’agenzia leader per le ricerche di mercato, potrebbero essere 150.000 le donne che prenderanno la patente ogni anno nel più grande Stato arabo dell’Asia occidentale e quindi almeno 75.000 signore saranno preda dei venditori di auto che cercheranno in tutti i modi di rifilare prodotti dai colori innovativi e dai prezzi spropositati. Un giocattolo sapientemente confezionato che andrà a offrirsi nelle sue forme nuove e usate per rivitalizzare un mercato sonnacchioso e pieno di afflizioni. Dall’inizio del 2000 a oggi, il sistema globale dell’auto ha mutato radicalmente la propria configurazione, secondo Giuseppe Berta e Luciano Ciravegna secondo cui la geografia produttiva dell’industria automobilistica si è trasformata con l’ascesa di nuovi protagonisti in Asia, ma anche con una ridistribuzione di quantità e di pesi produttivi in altre aree.

La ridislocazione ha significato una perdita di rilievo e di incidenza per alcuni produttori, mentre sta determinando la crescita e il consolidamento di altri. Oggi vale la formazione di un asse europeo con gli Stati Uniti e il Giappone che sono i paesi che costituiscono i più grandi mercati automobilistici e che ospitano le case automobilistiche responsabili della maggior parte di veicoli prodotti nel mondo. L’asse della Triade, che ha caratterizzato il sistema globale dell’auto dagli anni Settanta, ha seguito le dinamiche evolutive dello sviluppo, trovando il fulcro proprio in paesi come USA, Germania e Giappone che hanno registrato periodi di crescita economica e hanno creato vantaggi competitivi indipendenti dai livelli salariali e dalle risorse naturali, quindi sostenibili nel lungo periodo. Si tratta di un segmento di peso consistente che finirà con il trascinare presto anche altri governi di religione islamica.Se anche il 50% dell’utenza individuata conseguisse la licenza di guida, possedere un’auto sarebbe un’opzione naturale e darebbe una forte spinta al mercato delle auto sia direttamente che nel mercato delle auto usate secondo il parere dell’esperto Vitali Bielki che ha rilasciato un’intervista a Wall Street Journal.

Il mercato è stimato complessivamente a otto milioni di potenziali acquirenti e la diminuzione delle vendite di automobili nell’ Arabia a causa dell’abbassamento del prezzo del petrolio si è sentito su molti portafogli industriali. Quindi la notizia dell’emancipazione femminile ha ben poco di religioso e molto più di economico perché l’Arabia Saudita è il principale importatore di veicoli e ricambi nella regione e -come rilevano i giornali di settore- si posiziona 21esimo su 198 mercati d’auto nel mondo.

 

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