giovedì, Maggio 23

Le domestiche sfruttate Human Rights Watch: il personale del Bangladesh ed altre Nazioni asiatiche viene schiavizzato

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donne sfruttamento

Bangkok – Molte lavoratrici domestiche provenienti dal Bangladesh ma anche da altre aree asiatiche ed africane sono «picchiate, sfruttate e costrette ai lavori forzati », lo riporta tristemente un report di Human Rights Watch reso noto nella giornata di Venerdì scorso.

«Le patrie di origine delle lavoratrici  inoltre non le proteggono adeguatamente da certe pratiche di assunzione e reclutamento che sono lesive dei loro diritti e non mettono a disposizione un’assistenza adeguata per evitare che finiscano in condizioni di abuso», si legge nel testo del report di Human Rights Watch.

Le 79 pagine del report intitolato ‘Ti ho già comprato. Abuso e sfruttamento delle migranti domestiche di sesso femminile negli Emirati Arabi Uniti‘ documentano il sistema di sponsorizzazione dei permessi degli Emirati Arabi Uniti, noto col nome di kafala  e la caduta delle protezioni legali in materia di lavoro in cui versano le lavoratrici domestiche, oggetto di abusi.

«Il sistema di sponsorizzazione degli Emirati Arabi Uniti che regolamenta la materia incatena le lavoratrici domestiche al loro lavoro e le lascia isolate di fronte al rischio di abuso, dietro le porte chiuse delle abitazioni private», afferma Rothna Begum, ricercatrice presso Human Rights Watch sui diritti delle donne in Medio Oriente.

«Senza alcuna protezione giuridica e legale per le lavoratrici domestiche, coloro che assumono possono- e molti lo fanno- comminare carichi di lavoro extra, sottopagare e abusare di queste donne», afferma la ricercatrice.

In ogni caso, gli esponenti ufficiali del Governo del Bangladesh, responsabili  degli espatriati, sembrano non dimostrare interesse circa il vero e proprio sfruttamento che viene comminato nell’ area del Medio Oriente.

«Di solito non riceviamo lagnanze o denunce», ha affermato Muhammad Imran, Ambasciatore del Bangladesh presso gli Emirati Arabi Uniti. «Quando qualche vittima viene da noi per presentare denuncia, rispondiamo loro sinceramente», ha aggiunto contattato dai media locali. E quando si è tentato di sollecitarlo a rispondere sui contenuti del report di Human Rights Watch, l’Ambasciatore si è mostrato evasivo ed ha risposto solo: «Non posso fare alcun commento poiché non ho ancora avuto modo di leggere i contenuti del report».

Più o meno le stesse risposte che i cronisti hanno ricevuto quando sono stati chiamati a rispondere sullo stesso tema i Ministri delle altre Nazioni citate nel report di Human Rights Watch in quanto Paesi di origine delle lavoratrici domestiche che operano e svolgono il loro lavoro all’estero.

«Abbiamo ricevuto poche denunce dalle nostre migranti che lavorano negli Emirati Arabi Uniti. Di solito due, tre migranti al mese ci contattano e ci inviano le loro denunce», ha detto Khondaker Showkat Hossain, segretario del Ministro.

Attualmente gli Emirati Arabi Uniti stanno assumendo solo lavoratrici del Bangladesh e circa 5.000 cittadine del Bangladesh, secondo il Governo, stanno raggiungendo la Nazione del Golfo Persico per lavori domestici ogni mese. In ogni caso, Khondaker Showkat Hossain ha ammesso che le migranti talvolta sono vittime di soprusi da parte delle agenzie di lavoro e di coloro che le assumono. Spera che tutte le tematiche riguardanti le lavoratrici domestiche originarie del Bangladesh divengano oggetto di interesse della visita del Primo Ministro Sheikh Hasina  negli Emirati Arabi Uniti la prossima settimana.

La stessa direttrice dell’Associazione Bangladesh Ovibashi Mohila Sramik, Sumaiya Islam ritiene che vi sia del vero in quel che dice il report di Human Rights Watch. «Non vi è ancora alcuna copertura legale per le vittime originarie del Bangladesh che lavorano negli Emirati Arabi Uniti».

Almeno 1.416.000 lavoratrici migranti collaboratrici domestiche provenienti da Nazioni quali Filippine, Indonesia, India, Bangladesh, Sri Lanka, Nepal ed Etiopia lavorano negli Emirati Arabi Uniti, secondo quel che afferma Human Rights Watch nel suo report.

«Le lavoratrici domestiche hanno riferito a Human Rights Watch di non essere pagate, di non avere periodi di pausa nell’ arco del tempo lavorativo, di essere di fatto confinate all’ interno delle abitazioni, di lavorare oltre i limiti normalmente previsti, con turni anche di 21 ore» scrive il report realizzato dopo aver intervistato 99 operatrici domestiche, così come reclutatori delle agenzie, avvocati ed altri. «Esse riferiscono di essere state anche private di cibo e raccontano di abusi psicologici, fisici e sessuali. Molte raccontano che molti,tra coloro che le hanno assunte, le trattano come animali oppure dicono che sono stati contaminati dal contatto con esse poiché sono sporche. In alcuni casi gli abusi erano basati su lavoro forzoso oppure traffici illeciti».

Nel mese di Giugno 2014 le Autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno rivisto gli standard per le lavoratrici domestiche previsti nei contratti, inserendo un giorno alla settimana di pausa ed otto ore di pausa ogni 24 ore lavorative. In ogni caso, il contratto non ufficializza altre materie come i limiti sugli orari di lavoro.

Le Autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno riformato alcuni aspetti del sistema kafala negli ultimi anni, ma nulla è cambiato  per le lavoratrici domestiche.

Il sistema kafala pone le lavoratrici ed i lavoratori stranieri in una condizione di vistosa subalternità legale e giuridica e tutto ciò li rende estremamente vulnerabili allo sfruttamento. Infatti, i migranti non possono lasciare o fare ingresso nella Nazione senza avere l’assenso dei datori di lavoro.

«Molte lavoratrici domestiche che abbandonano datori di lavoro che si comportano in modo immorale o persecutorio, trovano poi intorno a sé un vero e proprio muro di pietra», ha affermato Rothna Begum di Human Rights Watch. «Possono persino essere oggetto di denuncia presso il Tribunale per abbandono illegale di posto di lavoro, mentre i loro datori di lavoro immorali hanno davvero ben poco da temere».

Circa le Nazioni di origine delle lavoratrici domestiche, il report di Human Rights Watch afferma che alcune ambasciate o consolati negli Emirati Arabi Uniti non hanno personale adeguato al fine di comprendere i casi delle lavoratrici vessate immoralmente o hanno scarsa capacità di sviluppare interesse verso le donne abusate in vario modo. In realtà, dovrebbero incrementare e aggiornare il proprio personale per aiutare le lavoratrici domestiche abusate ed irrobustire la collaborazione con il Governo degli Emirati Arabi Uniti per monitorare le modalità di assunzione ed i contratti, per risolvere le dispute lavorative e combattere il lavoro forzoso, proprio come sottolinea Human Rights Watch.

 

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