giovedì, Luglio 2

Le ciliege di Salvini, le accise energetiche di Bonomi: indifferenza e parassitismo Associazioni di immagini e idee ai tempi del Covid-19: assoluta freddezza, totale indifferenza ai problemi reali: da quelli dei bambini uccisi in un Ospedale infetto, a quelli degli italiani impoveriti e spaventati

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Provo spiegare il perché certe immagini e certi titoli di questi giorni e ore mi fanno scattare in mente una associazione stretta tra di loro, solo apparentemente poco attendibile. Vediamo.
Giuseppe Conte, l’altro giorno, tra le mille conferenze e semi-conferenze stampa che fa ormai a getto continuo, afferma, tra l’altro che, diversamente da ciò che aveva detto mezzora prima circa il fatto che l’Italia tornerà come prima, non tornerà «come prima, ma meglio di prima», forse con l’aiuto del sempre più implacabile Matteo Renzi che, ormai apparente ‘culo e camicia’ di Giuseppi, dice che ora il Governo deve agire «basta polemiche», testuale. Detto da lui, uno, come si suol dire, ‘si fa le croci’. Anche perché, a parte il fatto che trascorre la sua vita a mettere i bastoni fra le ruote al Governo, le ‘idee’ di Renzi sono note (bisogna riconoscerglielo) e pericolose: smantellamento dello Stato, modifiche in senso autoritario della Costituzione, affidamento dell’intera economia alle imprese, asservimento della Magistratura.

Ma, intanto, a questa immagine (diciamo la verità, disgustosa) mi si associa l’altra devastante per la sua volgarità, rozzezza, mancanza assoluta di ‘anima’ del duo Salvini-Zaia (che, detto incidentalmente, visibilmente si odiano), che parlano dei bambini morti in un Ospedale veneto per una infezione ospedaliera, dove mentre Zaia parla di giustizialismo e di doverose conseguenze legali con una freddezza da dare i brividi, accanto a lui Salvini si ingozza di ciliegie: una visione, da brividi.

Poi, altro titolo e altro giornale, e si legge che, dopo le polemiche di questi giorni, si pensa a costruire nel partito degli stellini una direzione collegiale con un capo, insomma una versione aggiornata delle convergenze parallele, mentre altri giornali, molto volgarmente, gongolano per la prossima sicura fine degli stessi … e questi sarebbero giornalisti!

Infine, come se non bastasse, Conte, sempre più solo pochette, non se ne fa mancare una, e accetta pubblicamente il confronto con una certa Miley Cyrus (non so chi sia, ma a Conte deve piacere molto) in perfetto inglese, che si presenta così: «Grazie mille ! Looking forward to new funding commitments on June 27 needed to provide access to treatments & a vaccine for everyone, everywhere» e Conte, che si mostra pizzicando la guancia di un bimbo innocente (spero): «Italy has been at the frontline of the fight against #COVID19 and is engaged in the ACT-Accelerator to ensure universal and equitable access to vaccines and treatments. International cooperation and solidarity are key to succeed. Together we will make it, Miley #GlobalGoalUnite» e la signora di cui sopra, risponde: «Italy and the world united in solidarity with Black Lives Matter in the US. We must stay united to tackle #COVID19 and its disproportionate impact on marginalized communities, especially communities of color. Please join us» … Notate bene che Giuseppi Conte, usa il suo nome, ma parla a nome dell’Italia, mi domando, oziosamente, come si permetta! Per fortuna una signora che non conosco, ma che nominerei immediatamente cavaliere della Repubblica, commenta «Valeria S.: Ma si mette a rispondere a Miley Cyrus?». Appunto: breve succinta e compendiosa!

Cosa mi fa mettere insieme queste cose? Una sola, evidente, mi pare, secca, atroce: la assoluta freddezza, la totale indifferenza ai problemi reali: da quelli dei bambini uccisi in un Ospedale infetto, a quelli degli italiani impoveriti e spaventati, ai cui problemi reali le risposte sono le lotte interne tra politicanti vari, le escursioni sui ‘social’ e gli atteggiamenti da padroni delle ferriere di industriali e presunti tali.

Intanto continuano le passerelle a villa Pamphili, dove arrivano gli industriali di Carlo Bonomi, che già hanno deciso che tutto va male e tutto è da rifare e che voglionosedersi al tavolo dei fondi UE’ … anche questo è un titolo di giornale, che è tutto un programma. Da un lato la voglia di sedersi a tavola, dall’altro gli allarmi continui sul disastro dell’economia in cui gli imprenditori prevedono milioni di disoccupati in più, cioè, per dirla tutta, di persone licenziate da loro.
Non uno di costoro che dica o faccia intendere di volersi rimboccare le maniche e mettersi a lavorare notte e giorno per fare ripartire il Paese, salvo Dibba, che ha l’asso nella manica per risolvere i problemi dell’economia: il car-sharing (sempre in inglese, hai visto mai … insomma: le automobili in affitto!) con veicoli elettrici organizzati direttamente dallo Stato. L’idea, pare, viene direttamente da una delle ‘menti brillanti’ di cui si parla spesso, Domenico De Masi, almeno così mi pare che dica Dibba, a meno che l’idea non gli sia venuta in Iran.

Ciò posto, mentre a Villa Pamphili impazzano i misteriosi Stati Generali (che devono piacere molto a Grillo & co., perché anche Dibba, la Taverna, Giggino e Buffagni, per non parlare di Casaleggio de Buffalmacco, vogliono farli), e mentre Salvini lamenta che ci si occupa delle sue ciliegie piuttosto che del milione di licenziamenti a Settembre, Bonomi (forse con il suo collega in vezzeggiativo Bonometti, o no?) va alla Villa del Conte a dire bello papale-papale che rivuole indietro i soldi delleaccise energetichee si lamenta per i ritardi nel versamento della cassa integrazione. Direte, beh, ha a cuore gli operai, no, ha a cuore le aziende, anzi, i proprietari delle aziende, che, ora, poverine, anticipano la Cassa integrazione. Che fretta c’è … forse perché vogliono licenziare; e poi, usare toni imperativi per la restituzione delle accise non mi sembra il modo migliore di collaborare. Perché, si deve collaborare o no? Insomma ci si deve rimboccare le maniche o no? Pare di sì, ma non Bonomi e soci, e questo preoccupa, non tanto nel merito, quanto nel metodo. Tanto più che il mitico Vittorio Colao, se ne va sbattendo la porta. Oddio, per carità, che uno all’idea di dover collaborare con uno come Conte (che si offende perché lui ha le idee e le dice) o come Patuanelli, o Di Maio per di più in prospettiva di Dibba, si ritragga terrorizzato, lo capisco bene, ma … se queste sono le idee del padronato italiano, stiamo freschi.

Vedo che molti criticano i critici di Colao, dicendo che lo fanno senza averne letto il verbo. Io credo di averlo letto come potevo e sapevo e, lo ripeto, a parte la volgarità di iniziare con la pretesa dello scudo penale da Covid-19, mi pare che il piano preveda mille cose (anzi, 121, se ho contato bene) in gran parte ovvie, e in parte ‘grandi opere’ (invise agli stellini, che, infatti, pare che stiano boicottando ancora il TAV, evviva la lealtà istituzionale!), ma non dice mai come farle quelle cose. Facile dire che si deve ridurre la burocrazia, ma, se volete collaborare, diteci come, dove, chi, quando, ecc. no? Scusate c’era bisogno di Colao a Londra e di tutta quella gente, femmine incluse, per dire che gli assi di rafforzamento dell’Italia (‘resiliente’, che fissazione!) sono digitalizzazione, rivoluzione verde e parità di genere? E i calli sulle mani li ha dimenticati?
Che poi, volendo anche qualche idea inattesa si trova quando ad esempio scrive in materia fiscale che (mi raccomando il condizionale) «Andrebbe inoltre innescato un circolo virtuoso nei comportamenti dei cittadini, enfatizzando la correlazione tra riemersione dei redditi e diminuzione delle imposte»: dr. Colao, a parte la vaghezza della cosa detta così e dell’uso pudico del termine cittadini invece che industriali o altro, a Bonomi e Bonometti glielo ha detto?
Sorvolo, anche se proprio non dovrei, sul capitolo istruzione e competenze, dove trovo tali coincidenze di vedute (arretrate, molto arretrate) tra Colao & co. e la Ministro della Pubblica Istruzione col suo imbuto: si parla di istruzione, competenze, uso del dottorato a fini di lavoro … manca l’unica parola importante se si vuole parlare di queste cose: cultura, il termine fondamentale se se ne vuole parlare, qui usato solo in relazione al turismo. Una vera bestemmia, dottor Colao, ma proprio una bestemmia insanabile, anche se è sicuramente sulla medesima lunghezza d’onda di pochette & co. e magari Franceschini, un altro che, lèvati!

E io, quindi torno al sospetto avanzato l’altro giorno, che si sintetizza in una frase antipatica ma concreta: costoro ci sono o ci fanno? Perché, se, come io credo, ci fanno, cioè se il progetto è quello che indicavo l’altro giorno di smantellare quel poco che resta dell’industria italiana, per trasformare il Paese in una casa vacanze a poco prezzo, se è così, ben capisco che Conte faccia le bizze e non voglia sentirselo nemmeno dire.
Da quel grande uomo di Stato che è? No, ragazzi, calma: perché quello sfascio lo vuole gestire lui, restando abbarbicato alla ‘carriera’ politica, dato che, fatta l’operazione, ritornare a fare l’avvocato potrebbe risultargli difficile … oddio, Alfano c’è, per così dire, riuscito, ma poi ognuno ha le proprie aspirazioni!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.