giovedì, Ottobre 1

Le BCC aiuteranno la crescita Il parere di Federico Cornelli, Direttore Operativo di Federcasse, sul sistema bancario italiano

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banche di credito bcc

I dati sul sistema bancario pubblicati dalla Banca d’Italia il 9 maggio aprono qualche spiraglio nel cupo scenario del credito che caratterizza l’economia italiana ormai da un paio di anni. Indubbiamente il ciclo del credito non è ancora in fase espansiva, ma la caduta degli impieghi è rallentata e le sofferenze iniziano a mostrare una crescita meno sostenuta. Inoltre, i tassi di interesse si stanno contraendo, seppur molto lentamente. Esistono, quindi, i presupposti per osservare nei prossimi trimestri una ripresa del credito, fondamentale per dare un po’ più di slancio alla crescita economica, ancora troppo debole.

Su questo scenario timidamente positivo andranno a riversarsi gli effetti benefici delle misure disposte a inizio mese dalla BCE (Banca Centrale Europea). Se l’economia riuscirà a trovare un po’ di slancio anche il settore bancario avrà maggiore interesse a fornire nuove linee di credito. Quindi, ci sono i presupposti per osservare un ciclo economico più espansivo nei prossimi mesi.

Per approfondire queste tematiche abbiamo ascoltato l’opinione di Federico Cornelli, Direttore Operativo di Federcasse, l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e delle Casse Rurali. È un modo per avere un parere qualificato da parte di un attore primario del settore bancario.

 

Dal vostro punto di osservazione privilegiato, come considerate l’attuale situazione del sistema bancario nazionale? L’inversione positiva del ciclo del credito è prossima o prevedete ancora una lunga fase di credit crunch?

In questo periodo l’offerta di credito è robusta ed è proposta alla clientela a tassi bassi. Osserviamo, invece, una domanda di credito focalizzata soprattutto sul breve termine e non consistente come nel passato.

Le imprese richiedono prestiti per superare ostacoli contingenti, come l’allungamento nei tempi di pagamento, o per rinforzare il capitale circolante, mentre manca ancora la domanda di investimenti. La mancanza di fiducia nel futuro ha indotto le imprese a tagliare drasticamente la spesa per gli investimenti e ciò riduce, ovviamente, la possibilità di erogare il credito.La politica monetaria sta agendo nella giusta direzione. Tenere bassi i tassi potrà aiutare un ampio rinnovamento tecnologico delle imprese, spostando l’ottica dal breve al lungo periodo.

Dato questo scenario, il sistema bancario si è trovato con una sovracapacità produttiva. Nel senso che la minor domanda di credito, unita alla crisi economica, hanno ridotto la necessità di essere presenti fisicamente sul territorio. Per questo motivo è in corso una ristrutturazione del sistema e sicuramente si assisterà ad una profonda trasformazione che renderà il sistema bancario molto più tecnologico rispetto ad oggi, riducendone anche la presenza fisica sul territorio.

E in questo contesto come si stanno posizionando le BCC? Il credito da voi erogato è in crescita?

 Il sistema delle Banca di Credito Cooperativo è pronto ad erogare credito, soprattutto nei confronti delle famiglie. E lo stiamo facendo nonostante la situazione del Paese non sia rosea. Erogare credito in un periodo di alta disoccupazione e recessione-stagnazione è un atto coraggioso. Nonostante ciò, anche per quel che ci riguarda osserviamo una domanda di credito che stenta a ripartire. Anche nel nostro caso, quindi, l’offerta è pronta, ma la domanda langue.

Per favorire la domanda di credito, sarebbe opportuno attuare provvedimenti di rilancio come incentivi mirati per i settori più innovativi, ad esempio l’energia solare e le energie verdi. Si darebbe impulso al consumo, al credito e sfrutteremmo una risorsa naturale che ci renderebbe meno dipendenti dall’importazione di materie prime.

È emersa un certa lentezza delle banche italiane nel restituire i fondi a lungo termine presi a prestito dalla BCE. Infatti, il sistema italiano continua a detenere una percentuale elevata dei fondi a 3 anni ottenuti tra fine 2011 e inizio 2012. In merito alla restituzione delle due LTRO (Long Term Refinancing Operation) qual è la situazione delle BCC? Ci saranno difficoltà nella restituzione dei fondi?

Le BCC sono pronte da tempo a restituire i fondi presi a prestito con le LTRO, forse anche prima dei grandi gruppi nazionali, visto che non abbiamo alcun problema di liquidità. Ma per effettuare la restituzione bisogna seguire un determinato iter autorizzativo, gestito dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze). Nonostante le nostre richieste siano state presentate da tempo, dal ministero non ci giunge ancora l’autorizzazione. E ciò comporta ulteriori oneri per la garanzia concessa.

Recentemente è stato modificato a livello di Area Euro sia lo schema della vigilanza, ora demandata alla BCE per le banche più grandi, che la procedura per intervenire in caso di dissesto degli istituti di credito. Come valutate queste riforme? Serviranno veramente a rendere più stabile il sistema bancario continentale?

La Commissione Europea ha svolto un ottimo lavoro di riscrittura delle norme ed è giusto rendere merito ad un italiano coinvolto in questo processo, Mario Nava, responsabile della Direzione Istituzioni Finanziarie all’interno della direzione generale Mercato Interno e Servizi.

Avere un regolatore e un vigilante unico è un risultato ottimo, perché renderà finalmente uniforme il sistema di vigilanza sui sistemi bancari dell’Area Euro.

Sarebbe auspicabile la creazione di un regolatore unico anche per i mercati finanziari. È indubbiamente un obiettivo molto ambizioso, visto che nel settore finanziario bisognerebbe armonizzare molti provvedimenti nazionali che attualmente hanno un’impostazione differente, ma la strada da perseguire è questa. Armonizzare le regole e avere autorità uniche di controllo.

Le BCC sono fuori dalla vigilanza BCE, pur essendo un operatore primario nel panorama nazionale, se le consideriamo come un gruppo unico. È risaputo che è in corso la procedura per modificare profondamente struttura, funzioni e approccio del vostro “Fondo di Garanzia Istituzionale”. Può spiegarci quali sono gli aspetti più importanti di questa vostra riforma?

È bene ricordare che la BCE, nel caso lo ritenga opportuno, può decidere di sottomettere alla sua diretta vigilanza qualunque banca operante nell’Area Euro. Quindi, anche le BCC, seppur adesso siano sotto la vigilanza della Banca d’Italia, potrebbero essere vigilate direttamente dalla BCE.

Dopo questa precisazione è utile fornire alcune informazioni sul ruolo del “Fondo di Garanzia Istituzionale”. Senza addentrarsi nei tecnicismi, l’obiettivo del Fondo è quello di garantire la stabilità delle BCC. A tal fine si monitorano costantemente la liquidità e la solvibilità degli aderenti per prevenirne le crisi. Al contempo, sono tenute sotto osservazione molte altre variabili sia quantitative (come i dati di bilancio e la loro evoluzione) che qualitative (come l’operato dei manager).

Per raggiungere questo obiettivo, il Fondo, cui aderiscono oltre 400 BCC, è dotato di un sistema di monitoraggio del rischio che attraverso l’attribuzione di rating permette di osservare in tempo reale la situazione delle banche aderenti e di intervenire prima che la banca vada in dissesto. Il Fondo, quindi, non ha semplicemente una dotazione di denaro con cui intervenire in caso di crisi, ma ha una struttura di controllo che anticipa il verificarsi di eventuali problemi.

Con questa struttura di allerta, siamo certi di riuscire a ridurre drasticamente l’intervento monetario (cioè l’intervento di salvataggio con utilizzo di fondi), poiché le banche saranno monitorate costantemente e dovranno predisporre piani di ristrutturazione non appena sorgeranno potenziali problemi di stabilità.

Quali benefici potrà dare ai vostri clienti attuali e futuri?

I benefici per i clienti delle BCC sono molteplici. In primo luogo, il sistema delle BCC sarà ancora più solido rispetto ad oggi. I clienti non avranno alcun timore sul futuro dei loro risparmi.

Inoltre, la garanzia data dal fondo sarà maggiore in termini quantitativi e più estesa rispetto alla garanzia cui sono abituati i risparmiatori italiani. Non sarà di 100 mila euro e limitata ai depositi, ma arriverà a 400 mila euro e riguarderà un perimetro più ampio di strumenti: i depositi ma anche, ad esempio, le obbligazioni.

Inoltre, questo sistema di monitoraggio e di intervento, anche monetario, renderà praticamente inutile per le BCC il nuovo sistema di bail-in dei soggetti privati. Con questo nuovo sistema di salvataggio approvato a livello europeo, i soggetti privati, come gli obbligazionisti e i depositanti, si vedranno attribuiti i costi del fallimento delle banche.

Invece, obbligazionisti e depositanti delle BCC non saranno chiamati a pagare nel caso in cui la loro banca vada in fallimento, perché esiste la rete di protezione del Fondo che prevede, come spiegato in precedenza, l’intervento delle altre banche aderenti.

Diamo uno sguardo al prossimo futuro. Ritenete che la crescita economica aiuterà il sistema bancario a superare questa lunga fase critica, caratterizzata da sofferenze in forte crescita e credito in contrazione? E in questo scenario come si comporteranno le BCC? Riuscirete a conquistare quote di mercato? Quali saranno le direttrici fondamentali del vostro sviluppo nel corso dei prossimi 2-3 anni?

Sicuramente il settore bancario continuerà ad essere caratterizzato da una bassa redditività anche nei prossimi esercizi. Al contempo prevediamo che continuerà la fase di ristrutturazione del sistema, per incrementarne l’efficienza generale. La fase di transizione, quindi, durerà ancora un po’. I bassi tassi di interesse sicuramente aiuteranno a superare più velocemente le difficoltà attuali perché da un lato riducono il costo del funding per le banche e dall’altro possono stimolare la domanda di credito riattivando il ciclo economico.

Per le BCC è bene sottolineare che non c’è stato alcun beneficio dalla rivalutazione delle quote del capitale della Banca d’Italia. Contrariamente a quanto si pensa non tutti gli istituti di credito si sono giovati di questa misura. Quindi, le BCC non hanno registrato plusvalenze nei bilanci a seguito di questo provvedimento.

Detto ciò, le BCC continueranno a sostenere le famiglie e le imprese anche se, data la congiuntura economica e l’alto rischio di credito, ciò pesa sui bilanci delle nostre banche. Inoltre, anche nelle nostre banche si cercherà di migliorare ulteriormente l’efficienza interna.

A inizio giugno, dopo qualche mese di attesa, il presidente della BCE Mario Draghi ha illustrato gli interventi non convenzionali per combattere la deflazione, rilanciando credito e crescita. Che opinione ha di queste misure?

Le misure adottate vanno nella giusta direzione. La disinflazione e il rischio deflazione erano più che preventivabili visto che ormai da tempo non c’è spinta salariale e che la forza dell’Euro ha permesso di fermare spinte inflazionistiche provenienti dall’estero attraverso le materie prime.

Per scongiurare una prolungata bassa inflazione o addirittura il pericolo di un periodo di deflazione, gli interventi della BCE dovranno avere impatto anche sul tasso di cambio dell’Euro. Un deprezzamento contro il Dollaro, con una discesa verso quota 1,20, potrà consentire un rilancio delle esportazioni, quindi del Pil, e dovrebbe aiutare ad importare un po’ di inflazione. Dopo che Stati Uniti e Giappone hanno pilotato le loro valute, ora è il momento che anche l’Euro venga un po’ deprezzato, visto che la nostra è l’area con la crescita più anemica.

Riteniamo, inoltre, che sia necessario anche uno stimolo fiscale per favorire la crescita, possibilmente mirato a supportare la ricerca in settori produttivi che possano avviare anche in Italia un nuovo lungo ciclo tecnologico. Si pensi, ad esempio, alle energie alternative. Quindi, bene gli interventi di Draghi, ma dobbiamo azionare le giuste leve anche in Italia, guardando al lungo periodo, per stimolare la ripresa economica.

 

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