martedì, Settembre 29

Le banche tra tassi e risparmiatori field_506ffb1d3dbe2

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La scorsa settimana la Banca d’Italia ha pubblicato i dati mensili sullo stato di salute del sistema bancario. Tra i tanti dati disponibili è interessante soffermarsi su due aspetti: l’andamento dei tassi di interessi praticati dalle banche e le variazioni della raccolta, cioè dei fondi acquisiti dalle banche.

L’analisi parte dall’andamento dei tassi di interesse. Gli ultimi valori resi noti si riferiscono allo scorso mese di novembre e ciò rende possibile osservare la reazione degli istituti di credito alla mossa di politica monetaria operata proprio ad inizio di quel mese dalla BCE (Banca Centrale Europea), cioè l’ultimo taglio del tasso di riferimento. Il Board della BCE, presieduto da Mario Draghi, ha deciso di ridurre dallo 0,5 per cento allo 0,25 per cento il tasso sulle operazioni di finanziamento tra banca centrale e banche europee. Quando la banca centrale varia il tasso di riferimento tutti gli altri tassi si muovono seguendone l’andamento. In questo modo si trasmette l’impulso, espansivo o restrittivo, fino all’economia reale.

Negli ultimi anni, a causa della crisi, la BCE ha più volte ridotto il tasso di interesse di riferimento portandolo, proprio a Novembre 2013, al minimo storico. In condizioni economico-finanziarie normali tutti gli altri tassi, da quelli interbancari a quelli bancari, dovrebbero situarsi su valori minimi seguendo l’impostazione espansiva della BCE. Ma le tensioni finanziarie hanno reso meno efficiente il processo di trasmissione degli impulsi provenienti dalla banca centrale. Proprio per questo, è interessante osservare il modo in cui le banche hanno reagito all’ultimo taglio dei tassi.

Nella tabella 1 sono riportati alcuni importanti tassi di interesse. I dati mostrano i valori mensili degli ultimi dodici mesi. In questo modo è possibile osservare sia cosa è successo immediatamente dopo il taglio dello scorso Novembre sia osservare la reazione al precedente taglio dei tassi, effettuato nel Maggio 2013.

 

Tabella 1: Principali tassi di interesse, valori percentuali

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Fonte: Banca d’Italia

 

Nella prima colonna della tabella è rappresentato il tasso della BCE, quello a cui la banca centrale presta denaro agli istituti di credito dell’area Euro. Nella seconda colonna abbiamo il tasso interbancario rilevato nel mercato dei depositi italiano. Nello specifico, è il tasso di interesse che le banche applicano sui prestiti giornalieri fatti tra loro. In altre parole è il tasso su base annua che la banca A fa pagare alla banca B quando questa le chiede dei fondi. Come si nota dai valori, ormai da un anno questo tasso di interesse è praticamente pari a zero. È oscillato tra lo 0,03% e lo 0,11%, valori modestissimi, addirittura inferiori a quelli del tasso di riferimento. Questa è una situazione particolare. Infatti, in situazioni normali è il tasso BCE ad essere il valore minimo di riferimento, poiché è il tasso a cui viene fornita la liquidità. Tutti gli altri tassi dovrebbero essere ad un livello superiore. Ciò non sta avvenendo perché le banche hanno ricevuto così tanta liquidità dalla BCE che c’è un eccesso di offerta di fondi. Ciò provoca una discesa dei tassi di interesse addirittura al di sotto del tasso guida. Questa è una particolarità di questi tempi. Essendo inchiodato a valori così bassi, le sue oscillazioni sono poco indicative.

Maggiori indicazioni le può fornire il tasso che le banche pagano sulle obbligazioni a breve termine da loro emesse. Nel corso degli ultimi dodici mesi si è notata una riduzione di questo tasso di interesse, sceso dal 3,33 al 3,13 per cento. Ma nel corso dei mesi l’andamento non è stato lineare. Questo tasso ha raggiunto il suo punto di minimo proprio a maggio, dopo il precedente tagli dei tassi di interesse, ma poi è risalito di oltre un punto arrivando al 3,5 per cento a settembre e ottobre. In Novembre sembra aver risentito positivamente della mossa espansiva della BCE ed è nuovamente sceso, di ben quattro decimi, seguendo l’andamento del tasso guida. Le banche italiane sono riuscite a vendere le obbligazioni a tassi più bassi nella seconda parte dell’anno. Ciò significa che è diventato più economico per loro raccogliere fondi con questa forma di raccolta.

Il tasso riferito ai depositi presso le banche, il terzo in tabella, si è ridotto nel corso degli ultimi dodici mesi. La riduzione è stata di circa tre decimi di punto percentuale. Questo è un tasso calcolato sulle consistenze, e non sui nuovi depositi, quindi è normale che abbia un andamento meno oscillante. Ciò che si nota è comunque una sua graduale riduzione che gli ha permesso di seguire il trend ribassista impostato dalla politica della BCE. Anche questo tasso ci segnala che nel corso del 2013 le banche hanno potuto pagare un tasso in riduzione sui depositi che famiglie e imprese hanno loro affidato riducendo i costi di raccolta di capitali.

Il terzo tasso sulla raccolta di fondi è quello di una forma molto semplice di investimento, di frequente proposta ai risparmiatori: il tasso sui Pronti Contro Termine. In questo caso si nota in modo più marcato l’effetto della politica monetaria espansiva. Infatti, se a novembre 2012 il tasso che le banche pagavano a chi investiva in pronti contro termine era del 2,6 per cento, dopo un anno esso si era più che dimezzato arrivando all’1,11 per cento. Anche questo tasso, essendo riferito ogni mese alle nuove operazioni, ha oscillato in modo evidente nel corso degli ultimi dodici mesi, ma in generale si nota un andamento flettente e si nota come gli ultimi valori siano i più bassi registrati.

Dall’analisi di questi primi quattro tassi, quello della BCE, quello dei prestiti interbancari e due tassi su forme di investimento rivolte ai risparmiatori come i depositi e i pronti contro termine, abbiamo dedotto che le banche hanno man mano pagato sempre meno nel corso dell’ultimo anno per ottenere i fondi necessari alla loro operatività. La politica monetaria accomodante ha aiutato le banche italiane a raccogliere capitali in modo più economico.

Gli altri tassi mostrati, invece, sono quelli praticati dalle banche nelle operazioni di prestito a famiglie e imprese. Si noterà subito che essi hanno valori più elevati rispetto ai tassi che le banche devono pagare per ottenere i fondi. Questa differenza è detta spread dei tassi attivi-passivi. È un fenomeno normale poiché le banche in questo modo costruiscono il cosiddetto margine di interesse, cioè il guadagno tra quanto spendono per comprare i fondi e quanto guadagnano prestando quegli stessi fondi.

Il primo tasso attivo (attivo per il sistema bancario) è il tasso medio sui nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni. Negli ultimi dodici mesi il valore di questo tasso si è ridotto di circa tre decimi, seguendo, seppur non in modo integrale, l’andamento del tasso guida della BCE. Ciò significa che con il passar dei mesi i prestiti per l’acquisto di abitazioni sono diventati mediamente più convenienti. E ciò è un effetto positivo che le famiglie possono sperimentare grazie alla politica di sostegno decisa a Francoforte dalla BCE. E in Novembre il tasso ha immediatamente seguito la mossa della BCE riducendosi di 15 punti base.

Più evidente è la riduzione dei prestiti sul credito al consumo a breve termine. In questo caso il tasso si è ridotto di 1,8 punti in dodici mesi. Questa riduzione così evidente è anche dovuta alla situazione di maggiore calma dei mercati finanziari che ha permesso allo spread tra titoli governativi e agli altri tassi di ridursi più velocemente. L’ultima rilevazione del tasso sul credito al consumo ha però mostrato un incremento, in controtendenza rispetto all’andamento generale.

Per ultimo si presenta il tasso medio sui nuovi prestiti alle imprese. Si nota una riduzione meno marcata, di soli due decimi nel corso degli ultimi dodici mesi. Questo tasso mostra una maggiore viscosità a ridursi seguendo l’andamento generale imposto dalla BCE. Però è da rimarcare che sia a maggio che a novembre il tasso che le banche hanno praticato sui prestiti alle imprese ha immediatamente reagito alla riduzione del tasso di riferimento.

Alla luce dei dati osservati si può dire che la politica espansiva ha avuto effetto nel ridurre i tassi praticati dalle banche italiane alla clientela e ha permesso alle stesse banche di raccogliere in modo più economico i fondi di cui necessitano. In generale, quindi, banche, famiglie e imprese italiane si sono giovate dell’atteggiamento accomodante della BCE.

Nei prossimi mesi, però, visto che il tasso di riferimento è giunto sostanzialmente al suo minimo (non può scendere sotto la soglia dello 0 per cento) l’unico modo per indurre le banche a continuare in questa politica di riduzione dei tassi sui prestiti è quello di ristabilire la fiducia nell’Italia e migliorare le condizioni di famiglie (invertire l’andamento negativo della disoccupazione) e imprese (ridurre la tassazione e riavviare l’espansione dell’economia). Non ci si può attendere molto di più sul fronte dei tassi da parte della BCE, se non operazioni indirette e straordinarie usando la leva della liquidità.

Nel frattempo però, anche grazie a queste politiche, le banche italiane sono riuscite a superare uno degli scogli più difficili cui potevano andare incontro, la riduzione della raccolta. Nel raggiungere questo obiettivo sono state aiutate dalla resistenza delle famiglie italiane, che sono riuscite a far fronte alla crisi senza dover intaccare in modo irreversibile i risparmi. Infatti, se si osservano i dati relativi alla raccolta bancaria, cioè ai fondi che le banche acquisiscono da famiglie e imprese o dai mercati, si nota che nonostante i gravi problemi italiani, le banche sono riuscite ad incrementare la raccolta. Questo buon risultato è quasi esclusivamente ascrivibile ai risparmi delle famiglie e delle imprese poiché, ormai da diversi mesi, le banche vedono ridursi la quantità di obbligazioni che riescono a vendere. Le obbligazioni sono state per molti anni una forma di raccolta molto utilizzata dalle banche italiane. Da circa un anno, invece, esse si riducono con variazioni ormai prossime al 10 per cento su base annua. Le banche italiane hanno sopperito a questa emorragia di capitali con la crescita dei depositi. Nel corso degli ultimi mesi i depositi sono in crescita ritmi tutt’altro che trascurabili visto il contesto economico. A Novembre 2013, ad esempio, i depositi in conto corrente sono cresciuti addirittura dell’8 per cento rispetto a Novembre 2012.

Un’altra forma di raccolta che ha aiutato le banche a superare le difficoltà nel trovare i fondi è stata quella dei depositi a durata prestabilita, i famosi conti deposito (molto pubblicizzati in TV e sulla stampa). Questa forma di raccolta ha registrato nel corso del biennio 2011-12 un vero e proprio boom, tant’è che il suo ammontare è passato dai 55 miliardi di fine 2010 ai 170 miliardi di inizio 2013. Negli ultimi mesi questa forma di raccolta si è ormai stabilizzata perché i tassi di interesse offerti dalle banche su questa forma di investimento si sono molto ridotti riducendone molto l’appetibilità per i risparmiatori.

Da notare, in ultimo, è che i depositi in conto corrente, che sono in forte crescita negli ultimi mesi, rappresentano la forma più economica di raccolta di capitali per le banche. Quindi, la crescita dei depositi in conto corrente e la contestuale riduzione di obbligazioni e conti deposito rende gradualmente meno costoso per le banche rifornirsi di capitali.

Dato questo contesto, la prospettiva che si apre per il settore bancario italiano è particolare. Da un lato la riduzione generale dei tassi di interesse rende più economica la ricerca di fondi sul mercato e aiuta le banche a ridurre i costi, ma dall’altro lato questa riduzione dei tassi di interesse rende meno attraenti per i risparmiatori i prodotti di investimento offerti loro dagli istituti di credito ponendo in prospettiva possibili problemi per la stabilità della raccolta. Quindi, le banche dovranno operare in modo tale da conservare i fondi che sono riuscite a raccogliere offrendo prodotti di investimento alternativi ai tradizionali o puntando sulla gestione diretta o indiretta dei risparmi dei clienti. Infatti, con la riduzione dei tassi sui depositi e sui conti deposito è probabile che a breve le famiglie si mettano alla ricerca di prodotti alternativi a quelli bancari per cercare di migliorare il rendimento dei loro risparmi. Le banche dovranno farsi trovare pronte consigliando al cliente la via più redditizia e guadagnando sulla consulenza e sui servizi collaterali. È una sfida più complessa di quella sin qui vinta dalle banche, e non sarà l’unica che dovranno affrontare nel 2014, ma è una via d’uscita percorribile viste le competenze esistenti nel mondo del credito.

 

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