giovedì, Luglio 18

Le avventure di ‘Nonno Gramsci’

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Quella di Antonio Gramsci, politico, filosofo, e giornalista italiano tra i fondatori del Partito Comunista, incarcerato nel 1926 dal regime fascista e considerato uno dei più influenti pensatori del XX secolo, è una figura che può legittimamente intimorire. Fortunatamente ci sono molti modi di approfondire la sua storia e il suo pensiero, uno dei quali è il fumetto. Esce, infatti, in questi giorni in libreria ‘Vita, imprese e avventure di nonno Gramsci’, una biografia a fumetti pubblicata da 001 Edizioni, narrata dal nipote Vincenzino che racconta la vita del nonno: la nascita in Sardegna, gli studi a Torino, l’impegno politico, i rapporti con Stalin e i membri del partito comunista, la terribile prigionia.
L’autore è un personaggio di culto del mondo del fumetto e della satira: Vincenzo Sparagna, membro della Redazione della celebre rivista satirica ‘Il Male’ nei suoi tempi eroici, e fondatore di un’altra fondamentale rivista come ‘Frigidaire’. Autore dei disegni è Saverio Montella, napoletano come Sparagna e già suo collaboratore in passato.
Nonostante le innumerevoli vicissitudini finanziarie e giudiziarie cui è stato sottoposto, Sparagna continua impavido a editare le sue testate, ‘Frigidaire’ e ‘Il nuovo Male’ (rivista nata in polemica con l’altra riedizione de ‘Il Male’ diretta da Vincino), e da Giano dell’Umbria, dove ha autoproclamato la ‘Repubblica di Frigolandia‘. Ecco cosa ci ha raccontato del suo nuovo libro.

Come è nata l’idea di un graphic novel su Antonio Gramsci?
L’idea è stata di Saverio Montella che si era appassionato alla lettura della storia di Nonno Gramsci fatta dal nipote Vincenzino, apparsa su La Piccola Unità del 2001, giornale parallelo a Frigidaire.

A che tipo di pubblico si rivolge Nonno Gramsci?
Idealmente a tutti, grandi e piccini. Il racconto per il suo carattere quasi privato permette di avvicinare la figura di Gramsci in un modo che può interessare sia chi conosce lo sfondo storico della sua vita, sia chi non ne sa nulla, ma può vivere il racconto come la singolare fiaba di un protagonista del nostro tempo.

La voce narrante, Vincenzino, è un alter ego dell’autore? Ha attinenza con altri personaggi reali? Come ha conosciuto la figura e il pensiero di Gramsci nel corso della sua storia personale?
Vincenzino Gramsci è un mio alter ego, un personaggio totalmente inventato. L’ho concepito in occasione dell’uscita nel marzo 2001 de ‘La Piccola Unità’, giornale fondato seguendo in piccolo l’esempio de ‘l’Unità’ creata dall’immaginario ‘nonno’ Antonio Gramsci nel 1924. Vincenzino non si ispira ad alcuna figura reale, è un testimone letterario che racconta la vita di Gramsci dal punto di vista di un nipote che lo ha conosciuto e amato. Naturalmente diventare Vincenzino Gramsci mi è stato possibile grazie alla mia lunga conoscenza non solo della vita e delle opere di Gramsci, ma di gran parte della sterminata letteratura marxista, dai classici agli epigoni, e soprattutto della storia del movimento operaio d’inizio secolo, che è stato anche lo sfondo della mia tesi di laurea su Amadeo Bordiga, discussa nel 1974 con un grande storico come il professor Renzo De Felice.

Gramsci è uno dei pensatori italiani più noti all’estero ma, al di là degli obbligatori omaggi, credo di poter dire che in Italia è molto meno conosciuto di quanto dovrebbe. È d’accordo?
In linea di massima sì. Ma non direi si tratti principalmente di una carenza di conoscenza, visto che la bibliografia sull’argomento è immensa, mi pare piuttosto ci sia in Italia un difetto di intelligenza della sua ricerca teorica e della sua militanza pratica. In breve in Italia si è consolidata, per ragioni politiche legate alle scelte togliattiane del secondo dopoguerra, una interpretazione riduttiva della complessità della riflessione gramsciana. In estrema sintesi è stato giustamente sottolineato il carattere laico e aperto dei suoi studi sulla struttura di pensiero della società italiana, ma oscurando la connessa ricerca di una via politica, sociale e culturale per il rovesciamento del sistema capitalistico, orizzonte che invece spiega e illumina nel modo giusto tutto il suo complesso lavoro intellettuale.

Quali sono gli aspetti di Gramsci di maggiore attualità, che immagino abbia cercato di evidenziare nel graphic novel?
In primo luogo l’onestà personale e intellettuale, qualità oggi rarissima, cancellata dai mille interessi di carriera legati al lavoro culturale o politico in genere. In secondo luogo il suo essere parte integrante per origini, carattere e perfino difetti fisici, del grande popolo degli oppressi. In terzo luogo la bontà, ovvero la profonda empatia con gli sfruttati, i poveri, i maltrattati. Gramsci non fu mai, a differenza anche di alcuni suoi compagni di gioventù come Togliatti, un calcolatore, meno che mai un cinico. La sua militanza è un esempio di dedizione assoluta, morale, quasi religiosa a un’idea di rivoluzione positiva, non manichèa o iconoclasta, ma capace di guardare con curiosità alle forme culturali del presente e del passato.

Paradossalmente oggi il pensiero gramsciano viene spesso tirato in ballo dalla destra, soprattutto per quanto riguarda il concetto di ‘egemonia culturale’. Stiamo vivendo una sorta di gramscismo al contrario?
Il concetto di egemonia di Gramsci implica un rovesciamento del senso comune e dei principi su cui si regge la società borghese. All’individualismo dovrebbe sostituirsi la solidarietà, all’idea di sviluppo infinito quello di crescita equilibrata della felicità umana. La convinzione di Gramsci è che questa egemonia la si possa e debba conquistare già nel corso del processo rivoluzionario, in primo luogo nelle coscienze, svegliate e attivate sì dalla lotta sociale, ma anche dotate di un’energia autonoma che può produrre rivolte. L’egemonia di Gramsci non ha, dunque, nulla a che fare con il ‘potere culturale’ o l’occupazione degli spazi…, è piuttosto un antipotere attivo che agisce sul piano delle idee. Bisogna tuttavia inserire queste idee nel contesto delle modificazioni storiche sopravvenute. Basti pensare allo sviluppo ipertrofico della comunicazione e dei media oppure al cambiamento di carattere dei ceti intellettuali, fenomeni che hanno cambiato profondamente la società studiata da Gramsci.

Come si pone il disegno del graphic novel rispetto all’iconografia gramsciana tradizionale?
L’iconografia tradizionale comunista aveva un tono eroico artificiale, al centro la visione retorica e falsa dell’operaio che avanza fiducioso verso l’avvenire. Per quanto riguarda l’iconografia gramsciana specifica, la sua immagine pensosa e mite mal si accorda con i robusti profili dei padri veri o presunti del marxismo-leninismo. Senza rifarsi ad alcun modello Saverio Montella è riuscito a interpretare brillantemente lo spirito affettuoso e infantile del racconto di Vincenzino e regalarci un Nonno Nino piccolo e semplice, colorato come un personaggio delle fiabe, amabile più che eroico, ammirevole nella sua capacità di sopportare sacrifici. Direi che è una versione antiretorica di Gramsci, che lo avvicina a quegli italiani che, come l’immaginario Vincenzino, si sentono suoi nipoti e discendenti.

Domanda fuori tema: ai tempi de ‘Il Male’ storico, ma anche a quelli di Tangentopoli, la satira aveva un peso politico rilevante. Oggi sembra essere istituzionalizzata e depotenziata, perlomeno nella sua parte che raggiunge il grande pubblico. Questo nonostante ci si trovi in un  momento di cambiamenti e tensioni non meno gravi. Qual è il motivo?
La satira, terreno libero e dunque pericoloso per il potere, è stata negli ultimi venti anni in gran parte comprata e asservita a interessi editoriali e politici che di fatto ne hanno deturpato la spinta libertaria e creativa. Alle primitive denunce penali si sono sostituiti i soldi per tutti i ‘satiri’ pronti a vendersi. Siamo così invasi da miseri quanto prolifici professionisti della vignetta che non colpisce e non rivela, ma accarezza e fa sorridere i potenti. Ci vorrebbe ben altro, ma qualcuno ci prova. Per esempio noi di ‘Frigidaire’ e de ‘Il Nuovo Male’, non a caso ignorati dai grandi media, continuiamo a uscire in edicola ogni mese e a promuovere idee e talenti (basta vedere il nostro sito Frigolandia), conservando con tenacia un’assoluta indipendenza, anche a prezzo di una vita francescana, di ingiusti processi (ne ho subiti oltre duecento), di provocazioni e minacce d’ogni genere.

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