lunedì, Ottobre 26

Le attività nocive di ENI in Congo – Brazzaville

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La Repubblica del Congo -meglio conosciuta come Congo – Brazzavilleè considerata dal Governo italiano come Paese prioritario per la politica energetica nazionale, causa la presenza della multinazionale ENI, accusata dall’opposizione e dalla società civile congolese di sostenere la dittatura del Presidente Denis Sassou Nguesso (lo stretto rapporto tra il Presidente e ENI sono evidenti da tempo) e di gravi danni ambientali. Accuse che, nel 2016, oltrepassano i confini del Paese africano, acquistando un respiro internazionale.
Mentre oggi proprio l’ENI e il Congo – Brazzaville  sono al centro di un affaire che sta dando filo da torcere alla diplomazia italiana e all’ENI stessa, il caso dei due giornalisti RAI incarcerati nel Paese causa un reportage su ENI in Nigeria.

Il network di Fede e Giustizia Africa Europa (AEFJN) in un suo articolo dal titolo ‘The activities of Eni in Congo-Brazzaville, pubblicato nel 2016,  e ripreso dai media anglosassoni e dalla maggioranza delle organizzazioni mondiali in difesa dell’ambiente,  sostiene che le «attività del gigante petrolifero italiano ENI in Congo-Brazzaville sono un interessante esempio di comportamento dubbioso delle multinazionali europee che operano all’estero, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo». L’articolo è firmato dal giornalista e attivista AEFJN Thomas Lazzeri.

La AEFJN è una associazione cristiana di attivisti dei diritti umani e avvocati, fondata nel 1988, con l’obiettivo di promuovere la giustizia nei rapporti commerciali e politici tra Unione Europea e Africa. Oltre a numerose antenne in Africa, AEFJN ha 13 uffici in Europa: Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Malta, Olanda, Spagna, Polonia, Portogallo, Svizzera e Gran Bretagna. ENI usa in Congo metodologie di estrazione petrolifera tra le più dannose per l’ambiente e la salute umana rendendo ridicolo il codice etico da essa stessa adottato.

Riportiamo di seguito la fedele traduzione dell’articolo pubblicato sul sito dell’Associazione, mai ripreso dai media italiani.

 

«Le attività della multinazionale italiana ENI in Congo Brazzaville Brazzaville sono un interessante esempio di comportamento dubbioso delle multinazionali europee che operano all’estero, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo.

Quadro generale della situazione

Nel maggio 2008, ENI annuncia un nuovo accordo per il valore di 3 miliardi di dollari per lo sfruttamento di biodiesel e fornitura di elettricità in Congo Brazzaville. L’ENI è tra le più grandi compagnie operanti nel settore energetico con una forte presenza in Africa, con un mercato di 1 milioni di barili di greggio al giorno e riserve per 5 miliardi di barili. In termini di profitto, ENI è la 26sima multinazionale al mondo. Il Governo italiano detiene il 30% delle azioni. Il Congo Brazzaville è un Paese dove il 70% della popolazione vive al disotto della sogli minima di povertà (1,5 euro al giorno) nonostante sia il quinto produttore africano di petrolio. Il Paese ha un fragile ecosistema con due terzi del suo territorio ricoperti da foreste tropicali che assicurano il sostenimento delle popolazioni locali e la protezione climatica del Congo.

Nessun particolare dell’accordo tra ENI e il Governo congolese è stato reso pubblico in quanto protetto dalle clausole di confidenzialità contenute all’interno del contratto contrarie al codice etico adottato all’intero della multinazionale italiana. «Le attività commerciali della ENI devono essere condotte in maniera trasparente e onesta. La ENI si impegna ad assicurare al pubblico informazioni accurate, tempestive e trasparenti». Il segreto applicato sugli accordi petroliferi preoccupa ancora di più in quanto il Congo Brazzaville è uno dei Paesi più corrotto al mondo.

L’accordo è stato firmato senza consultare la società civile delle regioni coinvolte. Questo viola ancora una volta il codice etico di ENI che afferma di adottare metodologie di partecipazione e dialogo con le popolazioni locali, istituzioni e associazioni in tutti i Paesi in conformità alle responsabilità aziendali. I contadini congolesi che si sono visti distruggere i loro campi per offrire i terreni a ENI affermano che non hanno ricevuto alcun indennizzo da parte della multinazionale italiana o del governo congolese.

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