giovedì, Ottobre 22

Le alternative alla grande distribuzione

0

Parigi – Quando il 19 agosto scorso Talents de Fermes ha aperto i battenti a Wambrechies (20 minuti a nord di Lille), il terreno era in qualche modo già caldo. Da qualche anno si moltiplicano in Francia le iniziative per proporre al consumatore un’alternativa alla grande distribuzione alimentare, con l’effetto di aver sensibilizzato, dalla capitale alla periferia, parte dell’opinione pubblica al tema.

Voluto da 13 produttori locali e lanciato cinque anni fa come risposta compatta alla minaccia di espansione di una forte insegna locale a circuito corto (O’Tera, ex Ferme du Sart), il progetto del Nord Pas de Calais cortocircuisce le derive commerciali tradizionali riunendo sotto lo stesso tetto produttore e consumatore, al netto di una gamma di prodotti che varia dalla frutta e verdura (bio e non) ai formaggi e latticini, dalle uova agli olii. Un vero e proprio supermercato, con 300 metri quadri destinati alla vendita, altrettanti allo stoccaggio, e un’area gastronomica per la degustazione.

La risposta del pubblico non si è fatta attendere: a sei mesi dall’inaugurazione la cooperativa festeggia ormai 54mila visitatori, 13 assunzioni (all’apertura gli stipendiati erano 5), un incremento di attività per i produttori. “Il nostro punto forte“, racconta Aurélie Dedryver, responsabile del negozio, “è di proporre numerosi prodotti locali nello stesso posto: i nostri clienti possono farsi consigliare direttamente dai produttori (presenti in magazzino 12 ore a settimana), sanno da dove vengono i prodotti, che sono freschi e di stagione, scaricati ogni mattina“.

Se l’orgoglio degli agricoltori di Talents de Fermes è la certezza della stagionalità (“qui non troverete mai pomodori in inverno“), la variabile della varietà alimentare va sempre più delineandosi come discriminante in esperienze analoghe, in particolare quando concretizzate all’interno del tessuto urbano. Presente sul territorio nazionale da ormai dodici anni, la rete delle AMAP (gruppi di acquisto agricolo sul modello dei GAS italiani) trova a Parigi un concorrente spiazzante in realtà meno militanti e più festive come La Ruche Qui Dit Oui (L’alveare che dice si, ndr.): entrambe circuiti corti, le due insegne finiscono per giocarsi il pubblico sul maggiore o minore impegno richiesto (le AMAP praticano il preacquisto ai produttori su un periodo definito, alla RQDO nessun abbonamento è richiesto) e sull’assortimento dell’offerta.

La Ruche è un market place che attira per il suo lato semplice e cool” spiega Andrea Paracchini, giornalista a ‘Altermondes’ e autore de ‘La révolution dei colibri‘: “la piattaforma permette di acquistare i prodotti on line e il giorno del ritiro l’atmosfera è quasi da aperitivo. Rispetto alle AMAP l’offerta è più gastronomica: nell’immaginario si avvicina alla sensazione del mercato paesano“. E se il giornalista non manifesta particolare simpatia per l’iniziativa di Guilhem Chéron e Marc-David Choukroun (“non fa per me“), concede che entrambe – AMAP e RQDO – hanno di positivo di “togliere un po’ di giro d’affari alla grande distribuzione: se con una Ruche difficilmente il mondo cambierà, è comunque buon segno che queste iniziative si moltiplichino, avvicinando di volta in volta la fetta di pubblico che più corrisponde“.

In un Paese dove il margine commerciale dei prodotti alimentari aleggia fra il 30 e il 50% (fonte Osservatorio dei Prezzi e dei Margini, un ente creato appositamente nel 2011 per monitorare fra le altre la bilancia della grande distribuzione), la riduzione della spesa rimane un obiettivo primario di ogni iniziativa.

Sul filo di questa riflessione e dall’iniziativa di Tom Boothe e Brian Horiban a Parigi aprirà quest’ autunno il supermercato cooperativo La Louve. Cofinanziato da un crowfounding di successo e approvato dal Comune di Parigi, l’indirizzo si ispira a Park Slope Food, celebre working cooperative di Brooklyn attiva dagli anni Settanta e forte oggi di oltre 16mila membri: sulla base di 2 ore e 45 minuti mensili di lavoro – condizione obbligatoria per fare la spesa al supermercato – il modello consente di annullare i costi del personale e abbassare la bilancia dei prezzi fino al 40%.

Siamo una cooperativa autogestita” spiega Tom Boothe a chi gli chiede come il modello possa funzionare: “negli anni Settanta a New York esistevano numerosi indirizzi su questo modello, Park Slope Food ha continuato ad esistere ed è questa la sua forza“. In effetti, nell’insegna newyorchese il margine commerciale si riduce dal 65% dei supermercati tradizionali o bio al 21%: il profitto viene condiviso fra cooperanti e produttori.

Americano residente a Parigi e appassionato di gastronomia, a Tom sta soprattutto a cuore la difesa della ‘cultura alimentare’: “non siamo qui per diventare hippies che mangiano solo riso integrale ‘perché fa bene’. Ci hanno convinti che per mangiare sano dobbiamo rompere con la nostra tradizione gastronomica: ci sono supermercati bio che sembrano delle farmacie! Il cibo crea convivialità e noi cerchiamo questo: i nostri non sono clienti“.

Il progetto è coinvolgente. In tre anni di formazione (prima come associazione, quindi come centrale d’acquisto) e ‘seduzione’ (la cooperativa ha ottenuto in questi giorni il via libera per il credito bancario su presentazione di 157mila euro raccolti, e 1114 membri riuniti), i sostenitori si moltiplicano: non ultimi quelli dell’amministrazione comunale, dove il progetto viene unanimente definito come “fortemente innovativo“. Per Antoinette Guhl, in carica nella capitale delle politiche legate all’economia sociale e solidale, “riuscire questo progetto è un bel challenge: sul piano della promozione di un’alternativa alimentare come sulla prossimità cooperativa La Louve propone un sistema completo, che dà senso all’economia“. Salvo ritardi, in autunno il supermercato aprirà le porte nel 18simo arrondissement (un quartiere popolare a nord della capitale) su una superficie di 1450 metri quadri situati al 110/122 rue de Poissonnier: all’affitto – da versare a Paris Habitat, l’agenzia cittadina che gestisce i contratti di edilizia residenziale pubblica – andranno aggiunti i lavori, stimati a 800mila euro. Il budget confermato in questi giorni assicura la totale realizzazione del progetto.

L’adesione dei membri ‘sulla fiducia’ è stata incredibile” sorride Marco Lubrano, pilota del progetto. “A questo punto l’unico ostacolo potrebbe essere rappresentato da qualche malcontento da parte dei grandi marchi in zona: non si sa mai…“. Un’ipotesi, quella della concorrenza, che Afaf Gabelotaud scarta a priori: per l’ assessore al Commercio e allo Sviluppo economico del 18simo “il supermercato sarà importante per aprire gli occhi del consumatore ma non rivoluzionerà il mercato: da questo punto di vista non c’è un vero rischio“.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore