venerdì, Febbraio 22

L’avocado latinoamericano conquista la Cina In Cina cresce la domanda di avocado dai paesi dell’America Latina. Ecco cosa accade dietro al sipario

0

La passione per l’avocado è ormai esplosa in tutto il mondo. Che la frutta tropicale sia sempre stata motivo di attrattiva non è certo una novità, figuriamoci se, oltre ad essere buona, è anche uno scrigno di proprietà straordinarie. È forse questo il segreto della fama del super frutto verde, un elemento ormai irrinunciabile nell’alimentazione di molti occidentali.

E se da noi l’avocado è ormai facile da reperire, in Cina quel morbido sapore delicato era solo frutto dell’immaginazione e di sapienti descrizioni; fino a poco fa. Eh già, perché ora le cose stanno cambiando.

Dieci anni fa era un frutto praticamente sconosciuto, ma egli ultimi anni, le importazioni di quello che in Cina chiamano ‘butter fruit’ (frutto burroso), sono drasticamente aumentate. Nessuno vuole farne a meno e la domanda sembra innalzarsi sempre più. Buone notizie, quindi, per i super attenti alla dieta, ma ancor di più, per chi maggiormente beneficia -in termini economici- di tutta questa storia: l’America Latina.

I dati parlano chiaro: nel 2017, la Cina ha importato più di 32.000 tonnellate di avocado dal subcontitnente, il 22% in più rispetto all’anno precedente. La metà delle importazioni -più di 16.700 tonnellate l’anno scorso proveniva dal Cile, 8.754 tonnellate dal Messico, e 6.667 dal Perù, secondo i dati di UN Comtrade. I tre paesi godono tutti di condizioni commerciali favorevoli con il dragone asiatico, inoltre, Cile e Perù hanno accordi di libero scambio con Pechino per cui non pagano le tariffe di esportazione.

Il Messico, dal canto suo, ha un ruolo di spicco poiché rappresenta circa la metà dell’offerta mondiale di avocado e beneficia del fatto di essere geograficamente più vicino alla Cina rispetto ai suoi concorrenti; tradotto, i costi di trasporto sono inferiori.

E in Cina la domanda come si compone?

La quota maggiore è rappresentata da Shanghai, Pechino e Guangzhou. Secondo Ramón Paz, portavoce dell’Associazione dei produttori e confezionatori di avocado messicani (APEAM), la popolarità del frutto sarebbe dovuta ai viaggi dei cinesi all’estero e alla conseguente introduzione di nuove abitudini culinarie.

Nel 2017, la ‘CGTN ha trasmesso uno speciale chiamato ‘La mania dell’avocado in Cina: una storia di successo di marketing del superfood’. Nel servizio di sostiene che l’arrivo del frutto sia stato guidato da campagne promozionali messe a punto per influenzare nel consumo gli asiatici, con la solita evidenziatore su effetti positivi sul cuore e sulla pelle a cui siamo ormai abituati.

Il fascino verde e burroso ha stregato i cinesi ed eccoci qua. Gli imprenditori latino-americani hanno creato associazioni industriali, come il Comitato Hass Avocado in Cile e l’APEAM su citata in Messico proprio per produrre campagne pubblicitarie in Cina. Anche il consolato messicano ha sponsorizzato l’avocado mediante il festival del cibo a Guangzhou e Sanya nel 2015.

Le grandi aziende, inoltre, hanno firmato accordi per promuovere la distribuzione su larga scala.  Tra queste compaiono i nomi di Mission Produce con sede negli Stati Uniti, Lantao, il principale importatore di avocado in Cina e il distributore Pagoda, il quale ha firmato un accordo di cooperazione per creare il marchio Mr Avocado.

L’aumento delle esportazioni verso la Cina aiuterà ancor di più le economie latinoamericane  generando altri posti di lavoro. Ma l’altro lato della medaglia è in agguato: tra la deforestazione e  il tema delle risorse idriche, le conseguenze ambientali continuano a destare preoccupazione. Gli avocado richiedono molta acqua per avere la loro celebre consistenza burrosa e la domanda crescente richiedere più superficie coltivabile.

Secondo l‘Istituto nazionale per la Ricerca Forestale, Agricola e della Pesca in Messico, sono necessari 2.000 litri d’acqua per produrre un chilo di avocado, quattro volte la quantità necessaria per lo stesso peso delle arance. E proprio quello dell’acqua è il problema più serio per il Cile: nella provincia centrale di produzione di Petorca i fiumi si sono prosciugati.

Le proteste e le denunce sono sempre più numerose quanto inascoltate: Modatima, il movimento di difesa per l’accesso all’acqua, alla terra e alla protezione ambientale, ha accusato l’agrobusiness per la mancanza di acqua nelle comunità circostanti.

Le grandi aziende agricole starebbero guadagnano sempre di più, tutto a discapito della popolazione locale e dell’ambiente.

Anche in Messico, l’acqua sta scarseggiando: negli ultimi dieci anni ha piovuto meno nello stato di Michoacán che produce la maggior parte degli avocado messicani e il raccolto sembra aver contribuito alla deforestazione. Secondo Greenpeace, le foreste stanno scomparendo perché non possono competere con l’industria dell’avocado e, in più, ci sarebbe una mancanza di regolamentazione che vada a stabilire le aree di conservazione delle foreste.

Preoccupazioni sempre più forti per qualcosa che, però, sta accadendo gradualmente da anni: l’area destinata alla produzione di avocado è passata, infatti, da 31.000 ettari nel 1980 a oltre 106.000 ettari nel 2009, secondo il Sagarpa, un organismo governativo messicano. Tra il 1976 e il 2005, 20.000 ettari di foresta sono stati sacrificati nei comuni di Charapan, Cherán, Los Reyes, Nahuatzen, Nuevo San Juan Parangaricutiro, Paracho ed altri. Tra il 2000 e il 2005, la perdita di foreste è stata stimata in 509 ettari all’anno.

E non è finita qui: oltre le questioni ambientali, ci sono quelle relative alla criminalità organizzata. L’avocado è diventato un punto focale per il crimine di Michoacán. I cartelli controllano vaste aree del mercato e incoraggiano la piantagione illegale.

Nel business, ora, sembra interessata anche la Colombia: fino ad ora, il Paese non ha ottenuto il permesso di commerciare avocado sul mercato cinese; tuttavia, la drammatica crescita del consumo ha allertato le autorità sull’alto potenziale di guadagno. Il ministero del commercio estero colombiano afferma in proposito che il business dell’avocado potrebbe avere un impatto positivo sulle regioni colpite dal conflitto con la guerriglia e da altri gruppi armati illegali. Vedremo come andrà a finire. Intanto, buon avocado a tutta la Cina!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore