martedì, Febbraio 18

L’autunno torrido di Gentiloni

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Promemoria per l’autunno che incombe: sulla scrivania del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sono accatastati numerosi e urgenti dossier. Dovrà fare appello a tutto il suo aplomb, alla pazienza che non gli manca; alla diplomazia, difficile ‘arte’ di Governo che fa parte del suo DNA, e che in questi mesi ha ben perfezionato. Un autunno torrido, ogni giorno avrà la sua pena. Ostacoli che non sarà possibile aggirare.
Per quel che riguarda per esempio la legge di Bilancio siamo al ‘Hic Rhodus, hic salta’; decisioni e provvedimenti dovranno essere adottati, nodi che non si potranno eludere. Ci sono poi leggi che fatalmente sono destinate a essere motivo di logoramento e vere e proprie trattative (al di là dell’esito finale): per esempio la legge elettorale. Altre, invece saranno pretesto e motivo di contesa politica, si agiteranno scompostamente temi e questioni, al solo scopo di raccattare voti, facendo leva sulla ‘pancia’ dell’elettorato, puntando sulla demagogia e senza minimamente preoccuparsi della soluzione del problema (per dirne di uno: lo ‘Ius soli’).

Incombono poi le elezioni regionali in Sicilia: appuntamento importante, di rilevanza politica nazionale (come, del resto, da tempo, un po’ tutte le elezioni: ormai anche le elezioni condominiali avranno riflessi su Palazzo Chigi…).
Le liste dovranno essere depositate entro il 20 settembre, le elezioni avranno luogo il 5 novembre. Ma già in questi giorni si gioca la partita dei futuri giochi politici, in vista delle elezioni del 2018. E’ un risiko con un apparente inestricabile viluppo di veti, che può essere definito un gioco al massacro senza fine. Il Movimento 5 Stelle ha già il suo candidato: Giancarlo Cancellieri. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni tiene duro su Nello Musumeci; centrosinistra e centrodestra non hanno ancora escogitato la loroquadra‘ e squadra. Per ora il ruolo di jolly è Angelino Alfano: fa gola ad entrambi i poli. Il ‘barometro’ al momento fa pensare che l’accordo sia più probabile con il Partito Democratico, che incassa anche l’OK di Giuliano Pisapia; pollice verso invece (per ora) dal Movimento Democratico e Progressista di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema; un ‘NO’ forse dettato dall’esigenza di alzare la trattativa in corso. In politica i NO non sono mai definitivi; al momento, tuttavia, l’accordo non è stato raggiunto. Un esito più che mai incerto: di sicuro se alla fine si andrà a un confronto tra Movimento 5 Stelle e centro-destra, il segretario del PD Matteo Renzi si troverà in grave difficoltà: sarebbe il quarto ceffone consecutivo, e a questo punto, la sicumera ostentata fino a oggi è destinata a sciogliersi come neve al sole.

Torniamo agli impegni di governo. Al Meeting di Comunione e Liberazione, Gentiloni ribadisce che la priorità è costituita dalla legge di Bilancio: «Per tenere fede agli impegni europei ed evitare l’esercizio provvisorio». Non sarà una passeggiata. Il gruppo che fa capo a Bersani annuncia già che non farà sconti alla maggioranza; e il pacchetto di voti che dispone al Senato, è determinante.
Il nodo della legge elettorale: con molta discrezione, ma anche determinazione, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella preme perché si arrivi a una soluzione chearmonizzila legge per la Camera dei Deputati e del Senato; ma trovare una soluzione soddisfacente per tutti che renda i due sistemi omogenei non sarà facile. Un conto è quello che tutti, a parole, dicono di auspicare; altro quello che segretamente hanno a cuore, per i meri interessi delle rispettive ‘botteghe’. Il 6 settembre se ne tornerà a parlare in Commissione. Silvio Berlusconi non nasconde il suo interesse a modifiche che favoriscano la coalizione di centrodestra. Sul premio alla coalizione spinge anche il PD, almeno quella componente incarnata da Andrea Orlando e Dario Franceschini; i quali esplicitamente lavorano per una coalizione che comprenda anche i seguaci di Bersani e D’Alema. Renzi al momento tace (un silenzio che non durerà molto); però i ‘renziani’ di stretta osservanza fanno sapere che a loro la cosa non piace per nulla.
‘Ius soli’ (che sarebbe opportuno cominciare a chiamare ‘legge sulla cittadinanza‘): si abbattono, su questa legge tutto sommato blanda, gli strali delle opposizioni interessate a raccogliere consensi dipancia‘; e all’interno della maggioranza, si registrano i mugugni dei centristi di Alfano. Anche qui, l’ostacolo maggiore è superare lo scoglio costituito da una maggioranza sul filo del rasoio al Senato; proprio per questo ognuno cercherà di portare più acqua possibile al proprio mulino. Si annuncia un avvilente e assai poco nobile gioco di veti, scambi, concessioni, ‘pedaggi’.
Sempre al meeting di Rimini Gentiloni ha ribadito il suo impegno a «concludere in modo ordinato la legislatura»; è possibile che ci riesca, perché trae la sua forza dalle debolezze altrui, che sono maggiori della sua. Dovrà comunque sudare molte più camicie delle proverbiali sette.

Agli sgoccioli le vacanze anche per Renzi, che del resto da giorni medita le mosse per il suo imminente rientro; un anticipo viene dal capo gruppo del PD alla Camera Ettore Rosato: «Riforma elettorale: occorre coinvolgere i quattro partiti più grandi».
Pesano, tuttavia, i distinguo di Orlando e Franceschini, gli interessi partitari degli altri leader (Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Meloni, Beppe Grillo, Alfano). Berlusconi, appena lasciata la Sardegna, troverà sulla scrivania il dossier relativo alla Lega di Salvini; in programma un incontro per ‘chiudere’ sul programma del centrodestra e trovare una condivisione sul futuro della leadership. Questo spiega la cautela di Berlusconi sul ‘caso’ Sicilia. Il leader di Forza Italia ha commissionato alla fidata Alessandra Ghisleri una quantità di rilevazioni per sondare e cogliere gli umori degli elettori, e i loro orientamenti. Quei risultati avranno un peso determinante sulle future scelte. L’uomo di fiducia di Berlusconi in Sicilia, Gianfranco Micciché, fa sapere che «non c’è nulla di deciso»; certo: da qui al 20 settembre c’è ancora tempo per colpi di scena. Tuttavia si profila l’ipotesi del ticket, che prevede il candidato di Fratelli d’Italia Nello Musumeci, e quello di Forza Italia Gaetano Armao. «Sta prevalendo il buonsenso», sillaba Micciché. Significa che un accordo è vicino. That’s all folks.

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