mercoledì, Settembre 23

Laurent Gbagbo, vittima di una giustizia assoggettata alla Francia Un processo voluto dalla Francia, principale finanziatore della CPI, e che sarebbe stato caratterizzato da una serie inaudita di illegalità procedurali che hanno messo a dura prova la credibilità della Corte Penale Internazionale

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Il caso del ex Presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, arrestato nell’aprile 2011 e consegnato, nel novembre 2011, al tribunale della Corte Penale Internazionale all’Aia per crimini contro l’umanità, commessi durante le due guerre civili ivoriane, rappresenta il caso più lampante di una giustizia internazionale assoggettata alle mire imperialiste e agli interessi economici della Francia sull’Africa.

Dopo 5 anni di detenzione senza processo, Gbagbo comparve sul banco degli accusati il 28 gennaio 2016. Durante il processo, l’accusa presentò quasi 100 testimoni e migliaia di prove dei crimini contro l’umanità di cui l’ex Presidente ivoriano era accusato. Gbagbo si appellò al diritto di non rispondere alle accuse. Il 15 gennaio 2019 il Presidente del Tribunale, Cuno Tarfusser, e il giudiceGeoffrey Henderson, firmarono l’ordine di rilascio per l’ex Presidente e per Charles Blé Goudé, ex Ministro delle Gioventù, della Formazione Professionale e dell’Impiego del Governo del Primo Ministro Gilbert Marie N’gbo Aké, nominato nel 2010 sotto la Presidenza di Gbagbo.

Mentre Amnesty International ha duramente criticato la decisione dei due giudici, definendola un insulto alle vittime ivoriane delle due guerre civili, in Costa d’Avorio la maggioranza dei cittadini ha esultato nelle stradeavendo sempre considerato l’arresto del loro leader e il processo come una vendetta della Franciache non avrebbe mai perdonato ad Gbagbo di aver promosso, durante la sua Presidenza, una politica nazionalista tesa a diminuire il controllo di Parigi sul Paese. Una politica che stava minacciando gli interessi economici degli imprenditori francesi in Costa d’Avorio. Il 01 febbraio 2019 Gbagbo viene assolto da tutti i capi d’accusa, riottenendo la libertà. Per impedire il suo ritorno in Costa d’Avorio, il Procuratore Generale della Corte Penale Internazionale, Fatou Bensouda, ha ordinato la riapertura del caso obbligando l’ex Presidente a rimanere in Belgio a disposizione della corte.

«Debolezze proceduralidubbia autenticità dei testimoni d’accusa, fragili e incoerenti testimonianze, prove prive di valore probatorio. Queste sono state le armi dell’accusa per processare un Capo di Stato africano spodestato con la forza delle armi. Il processo è stato svolto senza tenere contro del principio della presunzione di innocenza che ogni imputato gode. Laurent Gbagbo era stato condannato prima di entrare in aula fin dalla prima udienza». Queste le dure parole del Giudice Henderson, che pongono seri dubbi sull’operato della Corte Penale Internazionale e sulla sua indipendenza giudiziaria.

Per comprendere questa assurda vicenda giudiziaria, inquinata da interessi di una potenza coloniale europea, occorre ripercorrere gli avvenimenti che hanno portato all’arresto e al processo del Presidente della Costa d’Avorio.
Nel 
1999, durante il terzo congresso ordinario del Fronte Popolare Ivoriano (FPI), Laurent Gbagbo viene nominato candidato del partito per le presidenziali dell’ottobre 2000. Gbagbo era conosciuto negli ambienti parigini come un politico molto popolare e pericoloso per le sue idee nazionalistiche, tendenti a limitare il controllo francese sulla ex colonia africana.
Essendo Gbagbo il favorito delle elezioni, 
Parigi organizzanel dicembre 1999un colpo di Stato, grazie al generale in pensioneRobert Guéïil quale assume la Presidenza. Secondo copione, Guéï doveva passare la presidenza a Henri Konan Bédié o all’ex Primo Ministro Alassane Ouattara, due uomini sicuri fedeli alla Francia. I piani si sviluppano diversamente. Guéï rifiuta di passare il potereSi presenta alle elezioni e ruba la vittoria a Laurent Gbagbo.

Proteste popolari scoppiano per le strade della capitale e delle principali città del Paese, costringendo il generale Guéï a fuggiredalla Costa D’Avorio. Laurent Gbagbo si proclama Presidente sulla base degli scrutini che indicano un largo margine di preferenze. La Presidenza viene contestata dal partito di opposizioneRaduno dei Repubblicani (RDR), guidato da Alassane Ouattarae supportato dalla FranciaScoppiano violenze tra i militanti del FPI e quelli del RDR.
Ouattara tenta un colpo di Stato contro Gbagbo, seguito da una dura repressione contro il Raduno dei Repubblicani.

Nel settembre 2002 inizia la prima guerra civile ivoriana al nord del Paese, dove Ouattara si mette alla guida di una guerriglia denominata Forces Nouvelles, lanciando un’offensiva sulla capitale Abidjan. I ribelli vengono fermati dall’Esercito regolare supportato da soldati francesi. La Francia è sicura di poter controllare Laurent Gbagbo avendogli salvato la pelle. I ribelli assieme al Movimento Patriottico della Costa d’Avorio mantengono il controllo del nord.
La 
guerra civile continua fino al marzo 2003, quando viene formato un governo di unità nazionale guidato da Seydou Diarra,sotto la tutela dei caschi blu ONU, arrivati un anno prima. Nel marzo 2004 Ouattara indice dei rally antiGbagbo che provocano una dura risposta delle forze armate. 120 manifestanti vengono uccisi. La guerra civile riesplode nel novembre 2004. Gbagbo riprende il controllo del Governo e si insinua il dubbio che la Francia stia cambiando di campofornendo armi e finanziamenti ai ribelli di Ouattara.

Il 6 novembre 2004 Gbagbo, che ha già iniziato a promuovere una politica economica antifrancese, decide di dare un segnale forte a Parigi. L’aviazione ivoriana bombarda i soldati francesi presenti nel nord del Paese, facendo passare l’attacco come un incidente.Scoppia la guerra (mai dichiaratatra Costa d’Avorio e Francia. Nel 2007 viene firmata una pace con la mediazione della Burkina Faso.

Formato un governo provvisorio, Gbagbo promette elezioni presidenziali nel 2008. Le elezioni verranno successivamente spostate al 2010. Il primo turno delle elezioni vede Gbagbo ottenere il 38% dei voti, mentre Alassane Ouattara il 32%. Al secondo turno Gbagbo riporta la vittoria ma la Commissione Elettorale Indipendente (CEI), sotto influenza di Parigi, rovescia artificialmente gli esiti delle urne, dichiarando Ouattara vincitore con il 54,1% dei voti. La Corte Costituzionale annulla la decisione della CEIsulla base della conta dei voti.

Esplode la seconda guerra civileGbagbo si proclama PresidenteCarica non riconosciuta da FranciaStati UnitiNazioni UniteUnione Africanache riconoscono Ouattara come legittimo Presidente.
L’
Esercito lancia una offensiva militare contro i ribelli del nord, mentre l’Unione Europea impone sanzioni economiche contro la Costa d’Avorio. Le milizie delle Forces Nouvelles sono vicine alla sconfittaCon la falsa accusa che Gbagbo stesse organizzando un genocidio contro le popolazioni mussulmane del nord che sostenevano i ribelli, i caschi blu si schierano dalla parte dei ribelli. La Francia invia soldati per combattere l’Esercito regolare.
Il presunto genocidio sarebbe stato organizzato dal Ministro Charles Blé Goudé. 
Non furono mai mostrare le prove di questa organizzazione.

Nell’aprile 2011 infuria la battaglia per il controllo della capitale Abidjan. La dura resistenza dell’Esercito regolare viene spezzata dall’intervento dei soldati francesi che arrestano il Presidente Gbagbo con il beneplacito del Presidente americano Barak Obama. Cinque mesi dopo Luis Moreno Ocampo, procuratore della CPI, apre un dossier per crimini di Guerra contro Gbagbosua moglie e Charles Blé Goudé. Dopo una detenzione illegale della famiglia presidenziale attuata dai soldati francesi, l’ex Presidente viene consegnato ed estradato assieme alla moglie e Goudé alla CPI dell’Aia.

Ouattaradivenuto Presidente, ristabilirà gli interessi francesi in Costa d’Avorio fungendo il ruolo di guardiano della stabilità del dominio neocoloniale francese in Africa Occidentale. Ouattara e le Forces Nouvelles ottengono una inspiegabile immunità per i comprovati crimini di guerra commessi durante le due guerre civili, mentre la CPI si accanisce contro Gbagbo, sua moglie e ilMinistro Goudé.

Il Presidente Ouattarain seguito alla rivoluzione in Burkina Faso dell’ottobre 2014, concede la protezione in Costa d’Avorio del dittatore burkinabè Blaise Compaoré, dopo la sua destituzione.
Attualmente 
Ouattara e la Francia starebbero finanziando gruppi terroristici islamici, tra cui Boko Haram e mercenari provenienti dal Niger, che hanno iniziato una campagna terroristica contro il Governo democratico della Burkina Faso, con l’obiettivo di rimettere al potere Blaise Compaoré condannato in contumacia nel aprile del 2017 dal tribunale burkinabè per l’assassinio del Presidente Thomas Sankara.

Questo il caotico contesto storico e politico che sta alla base del processo contro l’ex Presidente ivoriano Laurent Gbagbo. Un processo voluto dalla Francia, principale finanziatore della CPI, e che sarebbe stato caratterizzato da una serie inaudita di illegalità procedurali che hanno messo a dura prova la credibilità della Corte Penale Internazionale. 4.610 prove non sono state verificate, nonostante i seri dubbi della loro autenticità. 96 testimoni dell’accusa hanno fornito testimonianze contradittorie, 39 di essi non si sono presentati in aula per essere interrogati dagli avvocati della difesa.

«I Giudici Henderson e Tarfusser, analizzando le procedure del processo, sono arrivati alla conclusione che l’iter processuale non ha seguito nessun standard internazionale di obiettività. Hanno anche evidenziato le intollerabili interferenze della Francia. Interferenze confermate nel 2017 da un diplomatico francese che rivelo che cinque mesi prima della apertura delle indagini della CPI, il Procuratore Louis Moreno Ocampo aveva richiesto all’esercito francese di tenere in custodia Gbagbo in attesa che la procedura fosse avviata», scrive Nicoletta Fagiolo in un suo dettagliato articolo comparso sul quotidiano sudafricano ‘IOL’..

«Ventidue diplomatici francesi di alto livello affermano di essere stati al corrente delle manovre politiche del loro governo per creare false accuse contro Laurent Gbagbo. Sono state fabbricate false accuse anche contro il Ministro Charles Blé Goudé. Durante il processo furono raccolte testimonianze che lo accusavano di aver pronunciato discorsi incitanti all’odio contro i mussulmani senza presentare nessun prova scritta dei suoi discorsi come fu invece fatto per il processo ai criminali di guerra della ex Iugoslavia. I video dei discorsi pubblici del Ministro Goudè presentati dalla difesa dimostrano l’esatto contrario», prosegue Fagiolo, aggiungendo:«Paolo Sannella, ex ambasciatore italiano in Costa d’Avorio durante l’attacco ribelle del 2002, accoglie con favore l’assoluzione come “un primo passo verso la riabilitazione della CPI” da quello che finora è stato “una giustizia vincente unilaterale, un bullismo neo-coloniale che ha macchiato il nome della Francia e dei suoi alleati, che hanno trascinato irresponsabilmente la Costa d’Avorio nella tragedia di una guerra».

Durante un meeting svoltosi lo scorso 31 luglio a Dakar, in Senegal, organizzato dall’Associazione African Network on International Criminal Justice, il famoso avvocato nigeriano esperto nella difesa dei Diritti Umani Femi Falana, ha definito il processo tenutosi presso la Corte Penale Internazionale contro Laurent Gbagbo come un palese caso di persecuzione giudiziaria intollerabile e selettiva, ricordando che la CPI ha deliberatamente ignorato le prove presentate contro l’attuale Presidente Ouattara e le sue milizie mussulmane Forces Nouvelles, al fine di evitare di aprire una inchiesta per crimini di guerra e contro l’umanità che potrebbe compromettere l’attuale Governo ivoriano.

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