mercoledì, Agosto 21

Laurea in giurisprudenza: la lunga strada verso una riforma Intervista ad Anna Azzalin, presidentessa del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU)

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Già lo scorso anno un rapporto pubblicato dalla Fondazione Res mostrava come in un decennio nel nostro Paese anni si siano perse 65mila matricole, con un calo del 20% dei diplomati che scelgono di continuare gli studi. Mutamenti sociali ed economici hanno sicuramente influito, in particolare nelle dinamiche di passaggio dal mondo dell’istruzione a quello del lavoro, ma non solo.

Analizzare i fattori esterni alla base di un fenomeno sempre più preoccupante e che ci distanzia dagli standard europei è corretto, non lo è però dimenticarsi di prestare attenzione ai fattori interni, caratterizzanti cioè i corsi universitari stessi.

Tra tendenza di chiusura rispetto ad influenze esterne, rigidità nella propria struttura e divisioni interne sul come si dovrebbe cambiare, il corso di laurea in giurisprudenza (tra i più frequentati in Italia) rappresenta un caso emblematico di perdita di attrattività dovuta ad aspetti critici rilevabili tanto nella sua organizzazione quanto nella didattica stessa.

Tra le parti in causa quella che ha voluto (e dovuto) fare un passo avanti verso un cambiamento è quella che rappresenta il corpo studentesco, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), organo consultivo di rappresentanza degli studenti iscritti ai corsi attivati nelle università italiane. Compito dell’organo, tra gli altri, è quello di formulare pareri e proposte al Ministro dell’istruzione, in particolare sui progetti di riordino del sistema universitario.

In questo contesto di attività politica e di rapporto con le istituzioni si inserisce il documento sulla riforma dell’ordinamento didattico relativo al corso di giurisprudenza, approvato dal CNSU il 10 marzo scorso.

La strada ancora lunga in un percorso che non può prescindere da un dialogo tra tre parti: mondo studentesco, accademico ed istituzionale. Ma una prima pietra è stata posta. Di questa proposta di riforma, di cosa è Aanncambiato e della strada che il CNSU sta cercando di intraprendere in questo senso abbiamo parlato con la studentessa di legge nonchè presidentessa dell’organo Anna Azzalin.

 

Quali sono gli aspetti più criticabili del corso di laurea in giurisprudenza allo stato attuale?

In un contesto in cui vi è un progressivo calo di immatricolati così come quello di iscritti, con quindi un tasso di abbandono crescente, un problema riguarda sicuramente una stortura del sistema per la quale passa il messaggio della carriera di avvocato come unico sbocco della laurea in giurisprudenza. Questo in passato ha portato ad un rincorrersi di proposte basate su questo assunto, come il  rendere il corso a numero chiuso, che però ci stavano strette in quanto partono da un presupposto sbagliato. Su questo punto vi un orientamento sbagliato tanto in entrata con gli studenti delle scuole superiori, quanto in uscita con i neolaureati che si affacciano al mondo del lavoro.

Quali aspetti credi che vadano cambiati nella struttura nel corso e dell’attività didattica?

Nel documento sulla riforma dell’ordinamento didattico abbiamo affrontato diversi aspetti da riformare, e questo per rendere il corso in giurisprudenza più al passo coi tempi, obbiettivo fondamentale per fermare l’emorragia di iscritti. In primo luogo chiediamo una diminuzione dei crediti formativi vincolanti, in particolare quelli riferiti all’ambito disciplinare storico-filosofico. Questo per, da un lato aumentare i crediti per insegnamenti che meriterebbero più attenzione dato il contesto attuale, in particolare in ambito internazionalistico e comparatistico, dall’altro per aprire agli studenti la possibilità di caratterizzare maggiormente il proprio percorso con l’aumento significativo dei crediti liberi. Questo partendo dal presupposto di una didattica che comprenda un approccio più pratico; non ha senso un corso per il quale occorre studiare così tanto per poi non avere le competenze per scrivere una delibera.

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