sabato, Dicembre 14

Latte per neonati: fuori legge nei Paesi in via di sviluppo Le indagini che rilevano le scorrettezze dei big dei latti in polvere che sarebbero ai limiti dell’illegalità, ce le racconta Nusa Urbancic, direttrice di Changing Markets Foundation

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Cambridge Analytica non è la sola che si è occupata della raccolta di dati su Facebook. Sul web si assiste non soltanto ad una selezione di informazioni per fini e acquisti politici, ma anche una raccolta dati borderline tra il lecito e l’illecito, relativa al marketing delle grandi aziende di latte in polvere. Queste, utilizzano Facebook per individuare ‘punti deboli’ e preferenze delle neo-mamme nei Paesi più poveri del mondo, alle quali vendere i propri prodotti.

Un’indagine condotta dal ‘Guardian’ e Save the Children UK in alcune delle aree più povere delle Filippine ha rilevato che Nestlé e altre tre società di latte in polvere, continuano ad usare metodi spesso illegali per incoraggiare le madri nelle zone sottosviluppate del mondo a scegliere i loro prodotti in sostituzione al latte materno. L’indagine svela come le aziende hanno offerto a medici, ostetriche e operatori sanitari locali viaggi gratuiti per sontuose conferenze, pasti, biglietti per spettacoli e cinema e persino per il gioco d’azzardo, guadagnando la loro fiducia. Il tutto a fini pubblicitari e commerciali.  Secondo il report, il personale ospedaliero avrebbe anche raccomandato marchi di latte in polvere specifici nelle liste di ‘acquisti essenziali’ consegnati alle neo mamme. Anche la televisione ha giocato il suo ruolo pubblicitario con il ‘Bonna kind’, un bambino più intelligente e che avrà più successo nella vita rispetto ai bambini che si nutrono di latte materno. «Clinicamente dimostrato di dare il vantaggio IQ + EQ», si leggeva nelle pubblicità e sulle vetrine dei negozi.

La Changing Markets Foundation ha effettuato due studi sull’argomento dei latti per neonati in tutto il mondo. In un primo rapporto ha esaminato la composizione e il prezzo di 419 prodotti a base di latte per lattanti venduti dai quattro maggiori produttori di formulazioni (Nestlé, Danone, RB, precedentemente Mead Johnson e Abbott) in 14 mercati principali. Il secondo rapporto si è concentrato su Nestlé, il più grande produttore di latte per bambini al mondo, e ha esaminato i suoi prodotti nell’etichettatura, nella composizione e nei prezzi di oltre 70 prodotti venduti in 40 Paesi.

Ci siamo concentrati solo sui prodotti per bambini di età inferiore ai 12 mesi”, spiega Nusa Urbancic direttrice di Changing Markets Foundation. Abbiamo scoperto che quasi nessun prodotto è lo stesso. Le aziende vendono alimenti per lattanti con lo stesso marchio, ma con diversi nutrienti e prezzi a seconda del Paese di vendita, afferma Urbancic e prosegue: “Le gamme e i prezzi dei prodotti delle società sono più simili a quelli dei loro concorrenti all’interno dei Paesi rispetto ai loro prodotti in Paesi diversi”.

Le aziende fanno molte ricerche sui mercati emergenti e sviluppati, in modo da orientare le loro strategie di vendita basate proprio sulla conoscenza delle preferenze dei genitori nei diversi Paesi. “Abbiamo scoperto che una società di consulenza cinese si vantava sul suo sito web di aver condotto studi pilota per un’azienda europea di latte per l’infanzia sulla ‘percezione che hanno le madri dei prodotti alimentari per l’infanzia di oggi e futuri’. Abbiamo anche trovato un rapporto interessante di una persona che ha lavorato per Nestlé, che parla di come Nestlé fissi i prezzi un po’ più in alto rispetto ai prodotti dei loro concorrenti al fine di mantenere una percezione di qualità superiore”, commenta Urbancic.

Il rapporto rivela una serie di modi in cui i produttori di latte in polvere utilizzano i media per indirizzare le donne incinte e le neo-mamme ad acquistarlo. “Le aziende utilizzano le informazioni personali delle madri per capire le loro preoccupazioni e quello che stanno cercando. Questo è chiamato ascolto sociale e attraverso questa società si utilizzano Facebook e altri social media per estrarre molti dati con approfondimenti importanti su come aumentare le vendite e i profitti”, spiega Urbancic. Con i sostituti del latte materno (BMS) questo è problematico perché qualsiasi promozione di prodotti a base di latte per bambini fino a tre anni è vietata dal Codice di commercializzazione. “L’OMS ha ripetutamente affermato che le decisioni sull’uso di latte artificiale non dovrebbero dipendere dalla pubblicità commerciale che successivamente è stata vietata”, afferma Urbancic.

Tuttavia, sui social media, le madri sono meno protette “perché pensano di essere tra gli amici delle loro comunità online e sono più propense a esprimere ciò che sentono”, ci dice Urbancic. Inoltre, le neo-mamme trascorrono in media più tempo sui social media e usano internet per lo shopping online per motivi di convenienza. “Le aziende di BMS sono molto brave nell’usare queste tendenze per guadagnare fiducia e inserirsi, a volte anche pagando alcune mamme per stare online e fornire consigli ai loro colleghi”, spiega Urbancic.

Analizzando il numero delle vendite dei quattro maggiori produttori di latte in polvere, lo studio rileva la vendita in 4 Paesi di 419 prodotti. Nestlé e le sue filiali vendono un totale di 165 prodotti. Danone ne vende 173. Sono stati trovati solo 46 e 35 prodotti venduti rispettivamente da Mead Johnson Nutrition e Abbott, “poiché queste società hanno una scarsa presenza in Europa e Oceania”, aggiunge Urbancic.

Il maggior numero di prodotti sembra essere venduto nella Cina continentale (46) , seguito da Hong Kong (40 prodotti), perché questi sono i due mercati in crescita, dove le aziende realizzano i maggiori profitti.

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