martedì, Agosto 4

L’assistenza all’infanzia nel Regno Unito

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Londra – Quella di considerare i bambini e la loro cura una questione che riguarda solamente le donne è una «supposizione pigra», secondo Alison McGovern, Ministro ombra Labour per Children and Families. La giovane politica ha attaccato lo stereotipo che tutto ciò che riguarda il ‘childcare’ sia una prerogativa femminile, e suggerito che Westminster ha sbagliato nel non affrontare la questione anche dal punto di vista maschile. Il quotidiano inglese ‘The Independent’, che ha riportato la notizia, ha velocemente parlato di un ‘dadifesto’ creato dal rappresentante Labour, partendo dall’analisi di McGovern e dal suo invito a riconoscere il ruolo che i padri sempre più frequentemente ricoprono nella cura e nell’educazione dei figli. Un indizio che i Labour cercheranno di includere i papà del Regno Unito nel dibattito politico in vista delle prossime elezioni.

«Adesso più che mai la nuova generazione di papà presta attenzione al prezzo che pagano e all’impatto sull’entrate della famiglia. Ma noi non ne parliamo in questi termini. Sono colpita da quanti papà mi hanno contattata sulla questione. La cura dei bambini è una questione importante anche per gli uomini». Con queste parole McGovern ha commentato al ‘The Independent’ l’intenzione dei Labour di ascoltare dai genitori, papà inclusi, cosa può essere migliorato in termini di childcare.

Non è la prima volta che queste questioni sono al centro dell’agenda politica a ridosso delle elezioni generali, e anche questa volta sembra che quella sul childcare possa essere una delle battaglie chiave per la conquista di voti. Nella tornata elettorale del 2010, che ha visto la creazione di un Governo di coalizione guidato dai Conservatori di David Cameron con l’appoggio dei Liberal Democratici di Nick Clegg, c’è stata una forte battaglia sulla conquista dei voti delle mamme. Non a caso, fu proprio il conosciuto e cliccatissimo sito Mumsnet, famoso inizialmene soprattutto poiché riportava questioni ed opinioni riguardanti la cura e educazione dei figli, a diventare continuo oggetto di news e interesse da parte della classe politica. Nel discorso della Regina della scorsa estate i piani per un tax-free childcare erano stati diffusi. Per il momento i diversi partiti politici del Regno Unito hanno espresso le loro posizioni in termini di riforma del ‘childcare’, pur non essendo ancora noti i dettagli dei loro manifesti politici. Se i Labour hanno parlato di estendere il ‘childcare’ gratuito da 15 a 25 ore settimanali per i bambini di 3 e 4 anni, i Lib-Dem già da settembre parlano della loro intenzione di assicurare 15 ore settimanali di childcare gratuito per tutti gli infanti dai 9 ai 24 mesi. Si tratterebbe di una politica indirizzata soprattutto ai nuclei familiari più in difficoltà, con genitori single o entrambi lavoratori, che mirerebbe ad aumentare questo aiuto fino alle 20 ore settimanali, con una proiezione dei costi di circa 2 bilioni di sterline all’anno.

Quello che certamente sta avvenendo nella società del Regno Unito, ma anche più in generale nel mondo, è che sempre più spesso entrambi genitori lavorano full time, e sempre meno raramente succede che sia proprio il papà a decidere di passare al part time o lavorare da casa per poter occuparsi dei figli. Il sistema sul childcare e tax credits del paese, permette ai genitori di accedere ad un sussidio settimanale fino a 122 sterline e 50 per un figlio, e 210 sterline per due o più bambini. Ovviamente questi sussidi dipendono dalle entrate complessive delle famiglie e anche da quanto spesso i genitori pagano per childcare. Una tendenza sempre più generale, visti gli alti costi di questi servizi, è quella che uno dei due genitori decida di passare ad un orario e condizioni lavorative più flessibili, come un part time o lavorare da casa.

Basta guardare alcuni dati distribuiti negli ultimi mesi per avere una fotografia più precisa di come stiano cambiando le tendenze familiari. Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, erano 229 mila gli uomini che nel 2013 avevano deciso di stare a casa con i bambini. Un numero che da solo non dice molto, ma che se confrontato con i dati del 1993, dove la cifra in questione era 111 mila, ovvero meno della metà, indica chiaramente un cambiamento della società. Nel giro dell’ultimo anno, sono precipitati i numeri riguardanti le mamme che stanno a casa, chiaro indice di una sempre continua necessità per entrambi i genitori di lavorare. Nel contempo i risultati di alcune ricerche sottolineano come il supporto di una famigli più estesa sia fondamentale nella cura dei figli nel caso di coppie che lavorano. Secondo un recente studio su un campione di poco più di mille nonni, infatti, sono circa i due terzi quelli che si dedicano alla cura dei loro nipoti, e circa un quarto di loro mette mano ai risparmi di una vita per aiutare i figli nelle spese riguardanti la cura dei nipotini. Lo studio in questione ha suggerito che negli ultimi cinque anni c’è stato un incremento del 49% riguardante il numero dei nonni che si occupano della cura dei nipoti, e un contributo complessivo di oltre 9 milioni di sterline. Questi dati confermano un altro studio diffuso in estate, in cui si parlava di un “esercito nascosto” di nonni che subentrano spesso per aiutare i genitori nella quotidianità. Quel sondaggio, commissionato da alcune charities come Grandparents Plus, Save the Children e The Family and Childcare Trust, ha suggerito che circa il 14% dei nonni hanno diminuito le loro ore per prendersi cura dei nipoti, e quelli che hanno contribuito economicamente alle loro necessità erano circa un ottavo degli intervistati.

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