sabato, Maggio 25

L’assedio di Hasaba Dopo mesi di scontri violenti e avanzate contro le milizie tribali di Al Islah e dei suoi fedeli comandanti militari negli altopiani dello Yemen, gli Houthi si sono infine diretti sulla capitale, mettendo la già formidabile fazione Al Islah con le spalle al muro

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Domenica sera tutte le speranze di una tregua politica con gli Houthi sono andate in pezzi. Tornando dalla provincia settentrionale di Sa’ada, dove aveva incontrato Abdel-Malek Al Houthi – il focoso leader di questa fazione zaydista nord yemenita un tempo oscura – Abdul Malik Al-Mikhlafi, il portavoce del Comitato di Presidenza, ha confermato che la sua delegazione aveva fallito nel mediare un compromesso praticabile con il gruppo.

Deluso e visibilmente frustrato dalla determinazione implacabile di Al Houthi che intendeva vedere realizzato il suo piano in tre punti, Al Mikhlafi si è scagliato contro gli Houthi, accusandone la leadership di promuovere la guerra. «Gli Houthi sembrano concentrati sulla guerra e hanno rifiutato tutte le proposte», ha detto ai giornalisti di Sana’a.

Intanto gli Houthi hanno rifiutato di richiamare i propri sostenitori promettendo loro che il presidente Abdo Rabbo Mansour Hadi avrebbe sciolto il governo di coalizione e avrebbe ridiscusso una potenziale revisione del dossier di sussidi al petrolio; questa politica ha più a che fare con Al Islah che con le politiche statali.

Mentre politici e giornalisti sono rimasti concentrati sull’assegnazione delle colpe per questa nuova interruzione delle comunicazioni, desiderosi di puntare il dito con la dirigenza Houthi per aver rifiutato di conciliare le proprie esigenze con l’ordine del giorno dei funzionari statali, un’ipotesi che è andata male – gli Houthi hanno de facto assediato gli islamisti dello Yemen,  bloccando al Ahmar ad Hasaba.

Dopo mesi di scontri violenti e avanzate contro le milizie tribali di Al Islah e dei suoi fedeli comandanti militari negli altopiani dello Yemen, gli Houthi si sono infine diretti sulla capitale, mettendo la già formidabile fazione Al Islah con le spalle al muro.

Indipendentemente da come ci si possa sentire rispetto agli Houthi e alla loro tabella di marcia, è diventato piuttosto evidente che la loro ascesa al potere è cresciuta parallelamente alla perdita dello slancio politico, tribale e militare da parte di Al Islah. Con un’ironia e una simmetria sulla quale certamente punteranno i libri di storia, gli Houthi tengono prigioniero Al Islah in un modo che ricorda l’assedio del generale Ali Mohsen Al Ahmar’ contro lo sceicco Hussein Badr Eddin al-Houthi, nel settembre 2004.

Spesso ignorati, mal compresi e, a volte denigrati, gli Houthi sono comunque riusciti a transitare nello spazio politico tradizionale dello Yemen, facendo appello alle masse e coltivando amicizie chiave con altri emarginati storici della politica dello Yemen, soprattutto Al Harak – il movimento secessionista del sud. Se gli Houthi non sono riusciti a giocare il gioco dei giganti politici dello Yemen, dopo aver capito che il 2011 aveva segnato la fine della politica tribale a favore della politica del popolo, hanno però conquistato un posto come eroi del popolo.

È stata la capacità del gruppo nel connettersi con le persone ad aver effettivamente permesso ai loro capi di mobilitare centinaia di migliaia di partigiani a sostegno della propria causa. È importante capire che tutti coloro che si sono levati a sostegno degli Houthi, la scorsa settimana a Sana’a, non sono tutti militanti Houthi; per la maggior parte sono yemeniti comuni, in cerca di un braccio forte che promuova i loro diritti e i loro interessi. Nel mare di manifestanti che hanno giurato di stare con Abdel Malel Al Houthi, succeda quel che succeda, ci sono solo poche migliaia di persone che provengono dal settentrionale governatorato di Sa’ada.

L’assedio

è piuttosto interessante e eloquente vedere che, tra tutti i posti della capitale che gli Houthi avrebbero potuto scegliere per fare la loro manifestazione e piantare le loro tende, hanno scelto Hasaba; proprio sul gradino della porta di Al Ahmar, la principale famiglia tribale dello Yemen, a capo del partito di Al Islah – fazione sunnita radicale, che agisce come ombrello per i Fratelli Musulmani, salafiti e elementi tribali.

Invece che tenere in ostaggio di uffici governativi, come molti media hanno riferito nella scorsa settimana, puntando ai vicini Ministero dell’Interno e Ministero dell’energia elettrica, in realtà è alla roccaforte di Hasaba,  Al Ahmar’, che puntavano gli Houthi. Era da Hasaba, dopo tutto, che nel 2011 Al Islah tenne alla larga e poi sconfisse l’ex presidente Ali Abdullah Saleh. È su Hasaba, ancora, che il presidente Hadi ha tentato di riprendere il controllo dal 2012, non riuscendo mai a smantellare definitivamente le fortificazioni di Al Ahmar e i posti di blocco sotto controllo tribale. Nel corso degli ultimi tre anni Hasaba ha incarnato il nucleo del potere di Al Islah, il suo pulsante cuore tribale.

Qualora Hasaba cadesse,  gli islamisti dello Yemen non ci sarebbero più.

È questa realtà, questa dinamica che gli Houthi vanno a sfidare nella capitale; non il governo e di certo non la repubblica.

Guardando a come il Presidente Hadi ha gestito la situazione fino ad ora, è chiaro che, anche se ha chiesto rinforzi militari in vista di scontri imminenti, ha solo ordinato ai suoi generali di stabilire un perimetro di sicurezza intorno alla capitale. Se gli Houthi erano una minaccia perché non intervenire preventivamente? Perché il presidente Hadi ha permesso a dissidenti così pericolosi di stare così vicino al suo governo se l’agenda degli Houthi non fosse stata allineata con la propria? Non potrebbe darsi che in quel particolare frangente sia il Presidente Hadi che gli Houthi abbiano condiviso un obiettivo comune – cioè la neutralizzazione degli islamisti dello Yemen?

Tenendo presente questo, i recenti sviluppi e il conseguente mancato raggiungimento di un accordo con gli Houthi possono essere compresi in una luce diversa.

Non sarebbe più corretto supporre che sia stato il rifiuto di Al Ahmars di allentare la presa sulle istituzioni dello Yemen a portare al richiamo della commissione presidenziale da Sa’ada? Come spesso accade nella nazione, stiamo assistendo dispute politiche che si giocano sul campo tribale.

Sin dalla fine del mese di ottobre del 2013, la campagna militare di Abdel Malek Al Houthi ha mirato specificamente ai lealisti Islahi. Dal nord di Dammaj ad Amran, alla periferia di Sana’a, gli Houthi hanno sistematicamente messo in discussione il dominio di Al Islah, erodendo la sua rete di potere per isolarne meglio la leadership, i fratelli Al Ahmar.

Mentre Sana’a si rinforza per fronteggiare ulteriori violenze, gran parte del futuro dello Yemen risiede sulla capacità degli Houthi di soffocare gli islamisti e di tagliare le fonti della loro sussistenza.

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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