martedì, Marzo 31

L’asse Parigi-Kigali-Luanda e la soluzione alla crisi del Burundi Una soluzione militare affidata al Rwanda si starebbe discutendo a Bruxelles, mentre Kagame con il Mali starebbe lavorando per il post-Nkurunziza guidato da Pierre Buyoya

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Era da prevederlo che l’inedita e inaspettata alleanza tra Francia, Angola e Rwanda in chiave anti-Kabila  –Joseph Kabila, il dittatore congolese, divenuto un ostacolo per la pace e lo sviluppo socio economico regionale-  rivolgesse le sue attenzioni anche al vicino Burundi, dove un dittatore ben più sanguinario e feroce sta sognando di trasformare la Repubblica in una Monarchia e di auto-proclamarsi ‘prete re’. Per la Francia, Pierre Nkurunziza, (illegalmente al potere come Presidente) è divenuto un alleato scomodo.

Fino allo scorso marzo la Francia ha giocato un ruolo decisivo all’interno della Unione Europea in difesa del regime, contrastando il Belgio che, dal 2015, propone una soluzione militare alla crisi del piccolo ma strategico Paese africano. Parigi ha fornito importanti quantitativi di armi  al regime, mentre Laurent Delahousse, Ambasciatore francese a Bujumbura, nel 2016, partecipava senza vergogna alle manifestazioni delle milizie genocidarie Imbonerakure. La Cellula Africana all’Eliseo (nota come FranceAfrique) ha realizzato che il sostegno al regime razial-nazista di Nkurunziza rischiava di far sprofondare la Francia nelle sabbie mobili, aumentando l’odio e il discredito, già evidenti in Africa, nei confronti della potenza coloniale. Il sostegno francese al regime HutuPower ha avvantaggiato solo la Cina. Mentre Parigi offriva moderne armi al regime e bloccava le azioni più decise tentate all’interno dell’Unione Europea per abbattere Nkurunziza, Pechino ha aumentato il controllo politico sul Burundi e firmato accordi segreti sullo sfruttamento del nichel. Parigi ci sta rimettendo la faccia senza guadagnarci nulla.

Le armi offerte dalla Francia sono in gran parte finite nelle mani delle Imbonerakure. Una storia che si ripete dal 1994, quando Parigi inviò al regime HutuPower ruandese di Juvenal Habyarimana armi russe, ucraine, israeliane e oltre 500.000 machete. Questo arsenale fu immediatamente distribuito alle Interahamwe, le milizie genocidarie che uccisero in soli 100 giorni 1 milione di persone. Proprio le Interahamwe, salvate e riorganizzate dalla Francia sotto la nuova sigla Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), hanno ora preso il controllo del Burundi. Le FDRL sono sempre state considerate da Parigi come preziosi alleati, nonostante avessero compiuto il genocidio. Preziosi alleati per ostacolare l’espansione imperialistica di Uganda e Rwanda in Congo e, ultimamente,  per regolare i conti con il Rwanda, progettando una invasione militare, ora abbandonata da Parigi e sostituita da una vera e propria alleanza politica con iKmer Neri’ di Paul Kagame.

Il Presidente Emmanuel Macron ha compreso che le FDLR in Burundi rischiano di trascinare la Francia in un secondo genocidio. Se i crimini contro l’umanità commessi in Rwanda dal Presidente François Mitterrand nel 1994 sono faticosamente occultati, un secondo coinvolgimento francese in un genocidio nella regione a distanza di 24 anni dal primo al fianco degli stessi autori non potrebbe essere nascosto o ignorando, rischiando di subire pesanti conseguenze.

Per il Rwanda la presenza delle Interhawme-FDLR in Burundi non è tollerabile, in quanto questo gruppo terroristico non ha mai fatto mistero della sua intenzione di riconquistare il potere e terminare la soluzione finale interrotta con la loro sconfitta nel luglio 1994. Il nuovo corso politico dell’Angola si è distaccato dalla anacronistica e infruttuosa alleanza Bantu Hutu. Il Presidente João Lourenco è un uomo pratico e comprende bene che nelle moderne relazioni tra Stati africani non vi è posto per ideologia etniche, bensì per alleanze con governi e Capi di Stato pragmatici quali il Presidente ruandese Paul Kagame.

Se le intense attività diplomatiche di queste settimane tra Parigi, Kigali e Luanda, coinvolgendo anche in seconda linea Kampala, sono rivolte alla rimozione del dittatore congolese e a garantire un passaggio alla democrazia e alla stabilità per vie diplomatiche o militari, la necessità di rimuovere il regime burundese di Nkurunziza sembra un atto dovuto, sia per evitare l’espansione cinese nella regione, sia per evitare un nuovo imbarazzante genocidio. Il Rwanda, bloccato per quasi tre anni, sta ora mettendo i suoi nuovi alleati dinanzi alla realtà. Il regime di Nkurunziza e i pericolosi alleati FDLR possono essere rimossi solo attraverso una azione militare. Ogni tentativo di accordi e mediazioni non hanno fatto altro che rafforzare il regime. Le sanzioni hanno ridotto alla fame la popolazione, ma non Nkurunziza e le FDLR.

Una soluzione militare in Burundi è facile da ottenere. Il regime non può contare su Esercito e Polizia, ma solo su 30.000 Imbonerakure, non sufficientemente addestrati, e su circa 8.000 terroristi ruandesi FDLR. Una operazione congiunta delle milizie Hutu burundesi Forze di Liberazione Nazionale (FNL) dal Congo, FOREBU e RED Tabara dal Rwanda, con l’appoggio dei soldati ruandesi, spazzerebbe via la resistenza delle milizie genocidarie in poche settimane. Il rischio di genocidio potrebbe essere limitato proprio da una guerra lampo.
Il problema è il post-Nkurunziza. Fallito il tentativo di creare le condizioni per un golpe interno al partito al potere CNDD-FDD, appoggiando il Generale Bunyoni, il Rwanda sta convincendo la Francia, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e l’Unione Africana della necessità di richiamare sulla scena politica il terzo e nono Presidente burundese, il generale maggiore Pierre Buyoya -cugino di Michel Micombero, Primo Ministro del re Ntare Ndizeye  e Presidente del Burundi a seguito del colpo di Stato del 28 novembre 1966.

Pierre Buyoya (senatore burundese a vita) è stato l’attore principale sia della guerra civile (1993 – 2004) che degli accordi di Pace di Arusha. Buyoya lavora come consulente diplomatico presso l’Unione Africana, svolgendo compiti di comando politico in varie missioni di pace in Ciad, Mauritania, Repubblica Centrafricana. É dal 2016 che circolano rumori sull’ex Presidente Pierre Buyoya e del suo pr
obabile ritorno in Patria  per  assumere posizioni di primo piano nella lunga crisi burundese. Le prime notizie lo vedevano rientrare nel Paese come Presidente ad interim dopo la liberazione condotta dalle forze armate d’opposizione. Una liberazione che era prevista inizialmente per novembre dicembre 2015, poi rinviata per febbraio, marzo 2016, ma mai realizzata. Nel dicembre 2017 fu proprio il lavoro certosino di Buyoya sui crimini contro l’umanità commessi dal regime di Nkurunziza a portare all’apertura della inchiesta giudiziaria presso la Corte Penale Internazionale, gettando le basi per un futuro Processo di Norimberga africano in Burundi.

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