lunedì, Ottobre 21

L’archeo-fisica per Tutankhamon Franco Porcelli: "Non c’è la “ camera segreta” di Nefertiti nella tomba del Re fanciullo, occorre lavorare in team, Indiana Jones non basta più"

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“La “camera segreta” di Nefertiti che si credeva potesse essere “nascosta” all’interno Tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re a Luxor non c’è”.   Non ha dubbi il prof. Franco Porcelli, coordinatore del gruppo di ricerca che fa capo al Politecnico di Torino, che ha concluso recentemente la campagna di radar scann dall’interno della tomba del faraone. “I dati raccolti a conclusione di una indagine molto complessa che ha richiesto 6 giorni ininterrotti di lavoro all’interno della celebre tomba, non lasciato dubbi: oltre le pareti della camera funeraria non vi sono spazi vuoti o corridoi nascosti, almeno in una distanza di 3- 4 metri. Secondo la teoria avanzata dall’egittologo inglese Nicholas Reeves, la tomba di Tutankhamon, in Codice KV62  avrebbe fatto parte di una più ampia tomba appartenente forse alla Regina Nefertiti. Ma alle nostre indagini condotte con i metodi e gli strumenti  più avanzati, questa teoria non trova riscontro”.

Sfuma così una leggenda che è stata anche un’ipotesi archeologica suggestiva, ma quando la scienza affina i propri  strumenti e metodi d’indagine, si riducono gli spazi occupati dalla fantasia o dall’approccio empirico ed intuitivo ai fenomeni dell’antichità.

L’esito di questa campagna multidisciplinare di ricerca  è stato oggetto di un incontro sul tema ‘Archeo-fisica nel Terzo Millennio’ svoltosi al Politecnico di Torino, presenti il Rettore Guido Saracco, il delegato per la Cultura e Comunicazione Juan Carlos De Martin, Luigi Sambuetti, del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente e del Territorio e vice-direttore del Progettoil terzo radar scan della Tomba di Tutankhamun“e Franco Porcelli, direttore del Progetto Luxor Valle dei Re, al quale ci siamo rivolti per saperne qualcosa di più in merito.

Prof.Porcelli, questa vostra campagna si è avvalsa di tre diversi sistemi georadar di ultima generazione. E’ la prima volta che vengono impiegati tali  sofisticati strumenti?

No, non è la prima  volta, ma è la prima volta che  l’indagine viene condotta con un metodo nuovo, un approccio diverso rispetto al passato, che consiste in un lavoro di gruppo che unisce competenze scientifiche diverse. Capisco che pensando alla ricerca archeologica  viene in mente Indiana Jones, c’è anche chi pensa di esserlo, ma oggi se si vuol fare della seria e affidabile ricerca occorre unire gli sforzi e le competenze. Penso sia la prima volta che un team di fisici, geofisici e ingegneri riesce a dirimere una questione di natura egittologica. L’ambizione è  quella di promuovere un nuovo approccio multidisciplinare allʼegittologia, che unisca geofisici, archeologi, geologi e geomatici. Non sarà un lavoro facile, perché occorre un cambio di mentalità, un salto culturale che trova ancora difficoltà a compiersi.

Bene, questo è il punto della questione. Abbandoniamo l’affascinante e avventurosa figura  di Indiana Jones per entrare nel merito di questa vostra campagna. Cosa vi ha permesso di stabilire l’inesistenza, lì in quella struttura,  delle stanze della mitica e affascinante Nefertiti?

L’impiego di tre diversi sistemi radar di ultima generazione, ovvero di una tecnica non invasiva ( cioè senza praticare fori nelle pareti) dall’esterno della tomba di Tutankhamon, basata sulla mappatura tri-dimensionale della resistività elettrica del sottosuolo. Il terzo georadar ci ha consentito di verificare le cavità sospette nella roccia e di aggiungere ai dati precedentemente raccolti ulteriori informazioni che escludono l’esistenza  di vani attigui alla camera funeraria.

La camera funeraria di Tutankhamon, l’unica che riporta decorazioni parietali tra cui la mummia del giovane faraone, della dea Nut e di Osiride, è  di grande attrazione con il rischio di danneggiamenti. Ma ciò riguarda l’ azione di tutela che compete alle autorità egiziane.

La tomba è aperta al pubblico e della conservazione se ne sta occupando anche la Getty Foundation. Noi ci occupiamo di ricerca e questa nostra sulla tomba  al momento, può dirsi conclusa. Ciò non significa che non vi siano altre anomalie, indipendenti dalla tomba, che richiederebbero altre verifiche e indagini. Ma, come si è detto all’incontro di presentazione di queste nostre ricerche, l’ indagine sulla celebre tomba,   è soltanto un tassello di una più vasta campagna da condursi nella Valle dei Re, che costituisce un palcoscenico fenomenale di straordinaria importanza per conoscere l’antichità. Il nostro obiettivo è la mappatura geofisica completa della Valle dei Re. Un progetto ambizioso e importante, per il quale abbiamo un programma di lavoro che ha la validità di un anno. Ma avere un programma non significa poterlo attuare automaticamente. Molto dipende   dagli umori e dalle oscillazioni della situazione politica. Confidiamo quindi nella disponibilità delle autorità egiziane per poter portare avanti tale progetto, il cui pregio, ripeto, è quello di aver inaugurato un metodo nuovo, un lavoro di gruppo con un continuo scambio di informazioni di dati e di idee. Di questo Progetto fanno parte Il Politecnico di Torino (Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia e Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture), che si è avvalso della  collaborazione del personale dell’Università (Dipartimento di Scienze della Terra)  di due aziende private, la 3DGeoimaging di Torino e la Geostudi Astier di Livorno, della consulenza egittologica del Centro Archeologico Italiano al Cairo e della collaborazione di esperti del Ministero Egiziano delle Antichità, tale  progetto di ricerca è  sponsorizzato da Fondazione Novara Sviluppo, Geostudi Astier e National Geographic.

E’ soprattutto  in questo metodo di lavoro gruppo  interdisciplinare che risiede, a nostro avviso, la strada dell’archeo-fisica del Terzo Millennio. Ci riusciremo? Sapremo acquisire quest’ottica culturale? La sfida è anche questa.  

Esclusa dunque la  presenza di una “camera segreta” dell’affascinante Neferiti,sposa di Akhenaton,  vicino alla camera funeraria di Tutanhkhamon, non significa sottrarre queste due figure dall’alone di mistero che le circonda nell’immaginario collettivo. Lui, il faraone fanciullo assurto al trono in giovanissima  età, tra i 9 e i 10 anni, e morto a 18, lei scomparsa prematuramente e in circostanze mai chiarite e la sua mummia non ancora trovata. Le icone sono icone e forse lo erano anche in tempi lontani, come dimostrano alcuni frammenti parietali  nei quali la regina è alla guida di un carro su cui c’è anche lui, il Re bambino, Tutankhamon.

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