giovedì, Ottobre 22

L’Arabia Saudita nel capitale ENI, praticamente ‘abbiamo vinto una lotteria’ Il sistema petrolifero italiano guidato da FederPetroli Italia, attraverso il suo Presidente Michele Marsiglia, benedice l’operazione

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Una decina di giorni or sono ‘The Wall Street Journalaveva diffuso la notizia, il giorno dopo ripresa, senza troppa attenzione, dai media italiani, tutti concentrati sulla cronaca del coronavirus Covid-19. Notizia non esattamente di secondo piano, considerando che si tratta di ENI, una delle multinazionali italiane in assoluto più strategiche per la presenza tricolore sui mercati internazionali. «Il fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha accumulato quote per circa 1 miliardo di dollari in quattro grandi compagnie petrolifere europee», scriveva il quotidiano accreditando il rumors a fonti accreditate, «acquistando attività che ritiene sottovalutate in un mercato depresso dalla pandemia di coronavirus e bassi prezzi del petrolio». Quattro le compagnie coinvolte, tra queste, ENI. Le altre compagnie sono: la norvegese Equinor ASA, l’olandese Royal Dutch Shell, la francese Total.

Oggi, il sistema petrolifero italiano guidato da FederPetroli Italia, attraverso il suo Presidente Michele Marsiglia, benedice l’operazione in una nota stampa di queste ore.

«Nessun rischio di scalata estera. Con l’Arabia Saudita nel capitale sociale ENI abbiamo vinto una lotteria. Un regalo del Principe Mohammad bin Salman», ha dichiarato Marsiglia, commentando l’investimento azionario, in periodo Covid19, da parte del Fondo Sovrano saudita PIF (Public Investment Fund).

Continua il Presidente FederPetroli Italia «Visto i tempi e gli eccessivi ribassi borsistici di gran parte di aziende è giusto che le autorità di mercato come la Consob siano attori vigili per evitare eventuali scalate da parte di Paesi terzi, ma è anche giusto dire che se un investitore, pubblico o privato che sia, approfitta di alcune situazioni favorevoli di mercato, non vi è nulla di anomalo o illegale. ENI in questo ultimo periodo ha consolidato sempre più il Medio Oriente con agreement strategici, toccando specialmente la Penisola Arabica e gli Emirati, un possibile ingresso di Fondi Sauditi nel capitale dell’azienda energetica italiana è solo da considerare una lotteria. In questo modo potremmo avere vantaggio su medio e lungo termine nelle operazioni energetiche estere, non solo, grazie alle partnership gli investimenti in nuovi giacimenti e in altri cantieri energetici risulterebbero più vantaggiosi, lavorando su binari paralleli con altri investitori, con un obbiettivo di guadagno comune».

«Se consideriamo l’alto valore della quotazione in borsa della compagnia energetica saudita Saudi Aramco, il prezzo del greggio oggi, le situazioni di mercato e la massiccia presenza petrolifera del territorio mediorientale, per l’Italia questa manovra non diventa una scalata, ma bensì una forte nota di merito. Purtroppo il nostro Paese, debole e spaventato dai mercati esterni, valuta gran parte delle forme di investimento, come scalate ostili. L’importante è che la governance resti italiana e questo per ENI mi sembra più che evidente», conclude Marsiglia.

Il prestigioso quotidiano della business community internazionale, sottolineava, nel dare l’annuncio, che le azioni ENI nei primi mesi del 2020 avevano perso il 33% del loro valore, e che l’operazione avveniva nel mezzo di una guerra dei prezzi del petrolio che potrebbe modificare non pochi equilibrii (come spiegato nelle scorse settimane proprio da Marsiglia sulle nostre colonne). La possibilità che dall’investimento si consolidino accordi strategici già in essere può divenire una buona occasione per l’azienda che più di ogni altra è braccio operativo della politica estera italiana.

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