sabato, Dicembre 7

L’Arabia Saudita fallisce lo shopping di competenze militari in Sudafrica Scontro tra i due Paesi sulla trattativa tra la saudita SAMI e la sudafricana Denel, saltato l’accordo restano gli scontri sulla difesa

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Il Governo saudita, dal 2016, ha iniziato a sviluppare la propria industria della difesa locale. Dall’ufficializzazione di ‘Vision 2030’  -il progetto del principe ereditario Mohammed bin Salman, volto a trasformare l’economia del Paese riducendone la dipendenza dal petrolio- l’industria militare è stata messa al centro della crescita economica del Paese. L’obiettivo proposto nel piano di  bin Salman è  localizzare il 50% (contro il 2% di oggi) della spesa militare più armamenti, molto sofisticati e all’avanguardia, e meno petrolio.  

Nel 2017 è stata costituita la Saudi Arabian Military Industries (SAMI), e successivamente la General Authority for Military Industries (GAMI), organismo di supervisione per ricerca, sviluppo e programmi di offset relativi all’industria della difesa. Una accelerazione si è cercata di dare con l’imposizione alle compagnie straniere che acquisiscono contratti della Difesa saudita a localizzare almeno il 50% del valore del contratto.
Nel corso degli ultimi due anni Riyad ha dimostrato molto attivismo nel tentare di costruire alleanze in giro per il mondo per portare competenze e operatività militare sul proprio suolo, dalla Francia -con l’accordo preliminare fra SAMI e il gruppo francese Naval per la costruzione di navi da guerra, fregate e corvette proprio in Arabia Saudita-  al Pakistan, all’Indonesia, all’India, alla Cina  -Pechino produrrà nel regno droni dualuse (civile-militare) da esportazione. 

La questione è sicuramente economica  -diversificazione dell’economia e entrare con un peso non indifferente nel grande business degli armamenti, sempre in crescita-  ma anche politica, perché significa ridurre la dipendenza dall’estero, in particolare da quell’Occidente che di tanto decide divieti di esportazioni delle armi verso  Riyad. Dal lato economico -con scontate conseguenze geopolitiche, è da considerare che l‘Arabia Saudita è il terzo più grande esportatore al mondo del settore difesa  -dietro solo a Stati Uniti e Cina- con un bilancio militare stimato lo scorso anno di quasi  70 miliardi di dollari.  

In questi ultimi mesi l’Arabia Saudita ha alzato il tiro, e in scena è entrato il Sudafrica. Lo scorso autunno, SAMI, attraverso i suoi vertici, aveva fatto sapere che mirava a mettere in atto tutte le sue partnership straniere entro  fine 2019.
A inizio luglio Sami e il gruppo sudafricano Paramount hanno firmato un accordo di collaborazione, in base al quale lavoreranno insieme allo sviluppo di tecnologie nei settori terrestre, marittime e aereo, nonché all’integrazione di sistemi di difesa. 

Accordo che si inserisce in una serie di trattative con i maggiori produttori di armi del Sudafrica. Una delle trattative più importanti si è aperta per l’acquisizione di una quota azionaria nella società di difesa statale sudafricana Denel.
Oltre il 60 percento dei ricavi di Denel proviene dalle esportazioni. Nell’ultimo periodo, però, la compagnia è stata alle prese con una crisi di liquidità molto pesante, dopo essere stata coinvolta in scandali di corruzione durante la presidenza di Jacob Zuma. L’obiettivo di Sami, era avere accesso alla tecnologia di Denel e la compagnia avrebbe dovuto impegnarsi a trasferire la sua tecnologia in Arabia Saudita e costruire insieme ai sauditi capacità, competenze locali, non solo manifatturiere ma anche ingegneristiche. Per tutto questo offriva  a Denel  1 miliardo di dollari.

La trattativa è stata dichiarata saltataSecondo i dettagli forniti da ‘Intelligence Online, Danie du Toit, capo della Denel, ha annunciato, l’8 luglio, di aver rifiutato un’offerta in contanti per la compagnia dall’Arabia Saudita, L’azienda sudafricana ha preferito chiedere al suo Governo un’iniezione di denaro, 200 milioni di dollari, per aiutarla a uscire dalla crisi finanziaria, piuttosto che prendere soldi sauditi.

La decisione sembrerebbe avere un risvolto politico, almeno secondo alcuni osservatori africani, e di sicurezza nazionale per il Paese africano. Non solo, l’Arabia Saudita e i suoi alleati rappresentano quasi la metà delle recenti esportazioni di armi del Sudafrica e una parte significativa degli ordini futuri, un accordo con SAMI ha senso dal punto di vista commerciale, sarebbe autolesionistico il trasferimento di competenze e tecnologie ai sauditi. Secondo alcune fonti di queste ore, Sami e Denel stanno continuando a tenere colloqui commerciali volti appunto ad una partnership commerciale.

I dettagli dei retroscena sono stati precisati da ‘Intelligence Online’.
Prima dell’ingresso in scena dell’Arabia Saudita, Denel stava trattando con il Qatarmesso al bando nel 2017 da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti-, trattativa condotta dal consulente franco-israeliano Philippe Hababou Solomon. Mentre i colloqui proseguivan senza esiti, i consulenti di SAMI hanno avviato negoziati paralleli con la Paramount del potentissimo Ivor Ichikowitz. Ichikowitz sarebbe divenuto molto vicino, negli ultimi tempi, al principe  Mohamed bin Salman. La sua azienda sta cercando di assicurarsi le vendite dei suoi veicoli corazzati e del suo piccolo aereo leggero Mwari, che può essere configurato per le missioni di attacco di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) o aria-terra. 

L’offensiva di SAMI a Pretoria, sia con Denel che con la Paramount, è stata diretta dal suo amministratore delegato, Andreas Schwer, che conosce bene il Sudafrica. Nel 2016, quando è stato direttore internazionale della tedesca Rheinmetall, è stato l’architetto del primo importante contratto tra Pretoria e Riyad, Military Industries Corporation, insieme alla sudafricana Rheinmetall Denel Munition, aprirono uno stabilimento per la produzione di munizioni in Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita si è accaparrata talenti sudafricani in settori che il Paese considera essere fondamentali per le sue future esigenze di Difesa, in particolare i droni e la balistica. L’anno scorso SAMI ha ‘acquisito’ Jan Schoombee, oggi Missiles Advisor di SAMI e al tempo capo ingegnere presso Denel Dynamics.
Altre competenze sudafricane sono passate a SAMI, tra questi Johan Steyn, l’amministratore delegato di lungo corso della Denel Vehicle Systems, divenuto Executive Vice President Land Systems di Sami.
Un dissanguamento di competenze che evidentemente ha pesato, e molto, sulla decisione di Denel di interrompere la trattativa, probabilmente anche su indicazione del Governo sudafricano.

Anche il gruppo sudafricano Simera, fondato nel 2010 da Johann du Toit, è stato corteggiato da Riyad. La società, che impiega un certo numero di ex ingegneri di Denel Spaceteq, la filiale spaziale di Denel, ha fondato l’incubatore di Riyad Simera Innovate, in collaborazione con Business Incubators and Accelerators Company (BIAC), una filiale di Saudi Technology Development and Investment Company, un filiale del Fondo di investimento pubblico dell’Arabia Saudita, il PIF. Oltre ai progetti ottici, Simera sta anche sviluppando il drone MA-1, che entrerà in produzione entro la fine dell’anno. 

C’è da aggiungere che questo shopping di competenze il Sudafrica lo aveva già subito negli anni scorsi per mano degli Emirati Arabi Uniti, che avevano sfilato molte competenze ingegneristiche al Sudafrica, per lo stesso identico motivo, ovvero sviluppare un proprio settore della difesa. Operazione, quella degli Emirati, ottimamente riuscita, se è vero come è vero che ora sono in competizione nel mercato internazionale in segmenti che erano dominati dal Sudafrica.

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