martedì, Marzo 26

L’apartheid della scuola in Argentina

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La questione dello sciopero dei docenti delle scuole pubbliche in Argentina è un tema caldo ad ogni inizio dell’anno scolastico, tra febbraio e marzo: anche quest’anno non ha fatto eccezione e, con la ripresa delle lezioni, sono scesi in piazza migliaia di docenti delle scuole pubbliche e private, a Buenos Aires e in altre città del Paese. E come si rianima la protesta nelle piazze e dentro le scuole, parallelamente riprende il dibattito sulle condizioni dell’educazione pubblica argentina e il divario in costante crescita rispetto alla scuola privata.

La situazione educativa in Argentina attraversa una crisi da decenni, afferma Mariana Marchioni, docente del Dipartimento di Economia dell’Università Nazionale de La Plata e ricercatrice presso il CEDLAS (Centro de Estudios Distributivos Laborales y Sociales) e il CONICET (Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas), “non si tratta di un problema recente di questo Governo, né del precedente. La qualità dell’educazione pubblica è andata peggiorando progressivamente nell’arco degli ultimi decenni, spingendo un numero sempre maggiore di famiglie a optare per l’educazione privata. Questa tendenza ha eroso il ruolo della scuola pubblica in quanto motore della mobilità sociale ascendente. Ha, inoltre, portato a una forte segregazione scolastica, in cui bambini, bambine e giovani di contesti sociali più avvantaggiati si trovano ad avere la possibilità di accedere alla scuola privata, mentre quelli delle fasce più vulnerabili hanno come unica opzione educativa la scuola pubblica. Questa segregazione tra ricchi e poveri nelle scuole implica una spaccatura nella qualità educativa, alla quale i bambini e le bambine possono accedere in base alla loro estrazione socio-economica; e questo si evidenzia chiaramente nelle valutazioni del sistema educativo argentino, in cui il rendimento delle scuole private supera sistematicamente quello delle scuole pubbliche. La segregazione educativa ha anche altre conseguenze che vanno oltre questo ambito, come per esempio l’effetto negativo sull’integrazione e la coesione sociale, perché i bambini di diverse estrazioni sociali ormai non si trovano più a interagire nella scuola pubblica come accadeva in precedenza”.

Relativamente alla protesta dei docenti delle scuole pubbliche, Marchioni evidenzia un punto sicuramente cruciale e problematico, in quanto questa protesta rende difficile la normale ripresa delle lezioni nelle scuole pubbliche, mentre in generale nelle scuole private la programmazione procede regolarmente: “In questo contesto di deterioramento progressivo della qualità dell’educazione in ambito pubblico”, sostiene, “l’attuale protesta dei docenti è essenzialmente legata all’adeguamento salariale. Gli scioperi non stanno mettendo in discussione le condizioni dell’impiego nella scuola pubblica, bensì il conflitto gira intorno alla questione degli stipendi. E così è stato da anni. Sebbene quest’anno, con il nuovo Governo, la protesta dei sindacati e le iniziative adottate siano state più dure, gli scioperi dei docenti all’inizio dell’anno scolastico erano presenti anche con il Governo precedente. E, riprendendo di nuovo il tema della differenza tra scuole pubbliche e private, l’effetto di queste iniziative incide in modo completamente diverso nei due sistemi. Mentre gran parte delle scuole pubbliche non hanno svolto regolarmente la loro attività come conseguenza degli scioperi, in quasi tutte le scuole private le lezioni sono andate avanti. E questo alimenta le differenze tra i due tipi di scuole e incentiva sempre di più le famiglie che ne hanno la possibilità ad abbandonare il sistema di istruzione pubblico”.

Ne sono consapevoli anche il movimento dei docenti e gli stessi sindacati che lo sostengono –SUTEBA (Sindicato Unificado de Trabajadores de la Educación de Buenos Aires), CTERA (Confederación de Trabajadores de la Educación) e SADOP (Sindicato Argentino de Docentes Particulares) tra gli altri – e proprio per questo, giunti alla quarta settimana di scioperi, proteste e lezioni a singhiozzo, soprattutto nell’area di Buenos Aires e provincia, è stato proposto un questionario ai docenti in cui si richiede quale sia secondo loro la forma migliore per proseguire la protesta, cercando di arrecare meno danno possibile a studenti e famiglie delle scuole pubbliche. «Tutti noi docenti siamo protagonisti nella definizione della continuità del piano di lotta», si legge nel questionario distribuito ai docenti, insieme alle sei opzioni indicate per continuare la protesta: scioperi di 24 / 48 ore, scioperi settimanali di 24 ore in giorni alternati, scioperi progressivi, sciopero a tempo indeterminato, azioni settimanali a livello provinciale, attività nelle scuole, o infine marcia educativa a livello provinciale e gazebi informativi.

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