lunedì, Ottobre 14

Landini vuole fare politica al posto del PD? Al Governo potrebbe servire Un sindacato che può prendere le veci della politica di vera sinistra a cui il Pd ha abdicato: è a questo che mira Landini?

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Maurizio Landini è stato (è?) una delle promesse della sinistra italianaSindacalista, segretario generale Fiom dal 2010 al 2017, entra, sempre nel 2017, nella Segreteria Nazionale della Cgil. Famose le sue battaglie per la Thysssen e sull’Ilva di Taranto, si è contraddistinto per essere un portatore del messaggio originale della vera sinistra sindacale vecchia maniera, quella che sfidava gli Agnelli e i quadri ai cancelli della Fiat di Torino, negli anni caldi, prima della marcia dei 40.000 del 1980 che segnò l’inizio di un certo consociativismo al ribasso per i lavoratori.

Landini ha anche un ottimo appeal televisivo per la sua figura ieratica ed autorevole, per il suo discorrere serrato, per le concatenazioni logiche stringenti che in un tempo di bufale galoppanti sembrano risplendere come l’oro o come una bell’alba alpina. Un sindacalista che ha conquistato anche il frequentatore generalista della Tv, quello che fa zapping tra tette, sederi, disgrazie cosmiche, inondazioni e goal di Ronaldo e che in genere non si occupa di politica e tantomeno di sindacati.

I tempi per lui erano maturi per il gran salto e la proposta c’è stata: la candidatura al ruolo di Segretario Generale della Cgil nazionale in sostituzione della dimissionaria Susanna Camusso.

Tuttavia, qualcosa sembra andare storto se è vero come è vero che Landini ha cominciato adialogaree a parlare dell’eterno mantra di una mitica unione sindacale che dovrebbe ricompattare tutti i lavoratori contro ipadroni’ e il capitale. «Serve vera unità sindacale con Cisl e Uil»,  dichiara l’ex segretario Fiom. Poi spiega: «Con la fine dei partiti tradizionalinon ci sono ragioni politiche o partitiche per non ricostruire con Cisl e Uil un corpo unico, che vada oltre l’azione sindacale unitaria, verso una veraunità sindacale».

E ancora: «Prima del 1947 la Cgil era una cosa sola, poi sulla spinta dei partiti nel 1948 e nel 1950 nacquero Cisl e Uil…Poi ci sono diversità di merito nell’azione sindacale, ma se si vuole riunificare il mondo del lavoro il problema dell’unità sindacale è un punto decisivo, senza nascondersi la necessità di un confronto di idee anche diverse».

Un discorso chiaro e molto diretto, che se da un lato ha fatto (molto) piacere agli altri due sindacati, dall’altro ha destato subito perplessità in Fiom.  Ma come? Landini, il duro e puro Landini, il difensore integerrimo dei diritti dei lavoratori, ‘apreai sindacati centristi o peggio?

Ci si sta liberando della ingombrante presenza della Camusso che ha deluso molte attese e colui il quale dovrebbe essere il nuovo messia sindacale non solo frena, ma propone accordi con i sindacati borghesi, quelli che hanno spesso tradito i legittimi interessi dei lavoratori, hanno pensato in molti di quella area politica. E proprio ora, che non c’è più il Partito Democratico tra i piedi, ora che Matteo Renzi è ridotto al ruolo di un qualsiasi Savonarola populista toscano, Landini frena ed ‘apre’.

Non un sindacato rosso ed aggressivo, un sindacato che può prendere le veci della politica di vera sinistra a cui il Pd ha abdicato da tempo seguendo un mondialismo liberale che di marxista non ha neppure l’ombra, anzi che pare portare avanti proprio gli interessi di una borghesia mercantilista furba e scaltra che ne ha preso inopinatamente il controllo e il comando.

A ben pensare, in tempi di sovranismo e populismo mondiale, proprio la Cgil potrebbe, dal suo punto di vista, prendere in mano le redini della proposta e della protesta trovando finalmente un interlocutore tosto a Palazzo Chigi, ma che almeno non si nasconde, come fece Renzi, sotto le sue stesse insegne per poi tradirle con il Job Act.

Un interlocutore giallo-verde, ma che nel giallo presenta ottime opportunità di dialogo se è vero come è vero che larga base dei Cinque Stelle è di sinistra e che è abbastanza perplessa e disorientata dall’alleanza di governo.

Ma se Landini volesse veramente perseguire questo fine, e cioè fare politica al posto del Pd, dovrebbe posizionarsi da subito sull’ala sinistra e massimalista della Cgil, dovrebbe strizzare l’occhio ai sindacati unitari di base, ai centri sociali, ai circoli culturali, ai cineforum in cui ancora si proiettano film di protesta come i film di Silvano Agosti come ‘Matti da slegare’, oppure di Marco Bellocchio con ‘I pugni in tasca’, ‘La Cina è vicina’ o ‘Amore e rabbia’. È questo l’humus culturale e politico naturale della sinistra e non quello degli attici milionari del centro che ad ogni guerra si infiorano di bandiere arcobaleno della pace.

La contraddizione, l’allontanamento dai veri valori del popolo ha prodotto la sconfitta di Barack Obama contro Donald Trump e da noi di Matteo Renzi da parte di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E’ un fenomeno mondiale: la rivolta contro le éliteLa sinistra ha venduto la sua anima al diavolo. L’ha venduta quando ha abbandonato gli ultimi per i primi ed ha preso in giro il popolo con i suoi finti e retorici discorsi politically correct e sulle battaglie sciocche e modaiole. 

Dunque, se Landini invece si farà subito irretire dalla sirena centrista si incamminerà mestamente sulla strada di un Pd che di quelle periferie degradate e disperate è stato il principale traditore. Anche al governo serve un Landini Segretario Generale Cgil forte e ben caratterizzato: non si può governare appieno con un ‘partito mollo’ come è l’attuale Pd o con un Sindacato in cerca d’Autore come è l’attuale Cgil.

Serve una contrapposizione dialettica sui temi fondamentali del lavoro e dell’economia, sulla internazionalizzazione delle nostre aziende, sulla delocalizzazione del lavoro e soprattutto sulla disoccupazione. E forse proprio nella sintesi dialettica hegeliana con un Governo che la pensa all’opposto, possono emergere temi di concordanza e cioè una rinazionalizzatine del lavoro con un intervento deciso dello Stato in materia di investimenti pubblici, con la fine delle privatizzazioni agli amici degli amici, con i regali ai soliti noti.

Proprio sul tema del lavoro, che interessa sia Di Maio che Salvini, Landini potrebbe trovare una quadra. Senza Stato sociale non c’è popolo, non c’è Nazione. Un discorso che unisce destra e sinistra, un corporativismo moderno (?) che in tempi di totale insicurezza sociale può essere la carta vincente per tutti, Governo e sindacato.

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