venerdì, Febbraio 26

L’andazzo. Ovvero, l’Italia da cambiare by Draghi Cambiare la mentalità della PA. Non sarà certo Brunetta che potrà cambiare questa mentalità. Draghi sì, mettendoci la sua forza di convinzione e la sua cultura di Governo e di prospettiva

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‘Meno fai, meglio fai’. Questa frase mi martella nel cervello, mentre seguo distrattamente le convulsioni e i contorcimenti della prassi politica e dei funambolismi grillini.
E dunque «meno fai, meglio fai», è la frase che sentivo mentre passavo accanto a due funzionari pubblici per strada, ripetuta tre volte prima che non riuscissi più a sentire, quindi in pochi secondi. La frase era detta da unfunzionario‘ (il sesso non importa, non sono femminista e quindi va bene così) ad un giovane funzionario, di primo pelo, per così dire. Lo si vedeva dalle mostrine lucidissime, le scarpe da abbaglio ecc. Di che funzionari si tratta? Non ve lo dico neanche sotto tortura; quando e dove, idem. Ma la frase era detta e ripetuta e, in mezzo, detta più sottovoce, qualcosa come ‘eviti seccature, verbali ecc.’. Il funzionario anziano addestra così il proprio giovane collega, che, disciplinato, apprende.

Un mio amico, che buon per lui lavora e quindi non può facilmente frequentare gli uffici, oltre tutto ‘presidiati’ assai saltuariamente a causa del Covid-19, ha avuto bisogno di cambiare il medico di base. Mi ha chiesto una mano e io, grazie ad internet, ho scovato il nome della ASL di competenza (ovviamente non la ‘delegazione’ competente per quel quartiere) e, trovatone l’indirizzo pec (leggete bene: pec, come una raccomandata con ricevuta di ritorno, ci spiegano ogni ora) ho scritto a nome del mio amico, allegando carta di identità, codice fiscale, tessera sanitaria, impronte digitali e non so che altro, chiedendo di provvedere e indicando il nuovo medico. Dopo due mesi, nessuna risposta. Ho controllato, il ‘pec’ era arrivato ed era stato letto e quindi ho riscritto, sollecitando una risposta. Dopo un mese, silenzio assoluto. Il mio amico, del quale non posso ripetere le espressioni in vernacolo stretto che pronunciava, si è recato dal medico desiderato e gli ha chiesto a chi diavolo scrivere, sempre per non perdere mezza giornata di lavoro. Ottenuto il mail sempre io, ho scritto a lui. Mi ha risposto, evviva, ma mi ha detto che il medico scelto era un ‘massimalista’ e quindi non era suscettibile di essere scelto: è quel ‘quindi’ che mi ha gettato nella disperazione. Ho allargato le braccia: ad impossibilia nemo tenetur (direbbe Meb) e il mio amico, ottenuti per vie traverse gli orari di apertura dell’ufficio e di disponibilità del funzionario, è andato (bestemmiando orrendamente, scriverebbe Manzoni) all’ufficio per scoprire che … l’orario era cambiato e quindi dovrà tonare in altra data e altra ora, perdendo così un secondo pomeriggio di lavoro.

Un altro mio amico, ha deciso di profittare del bonus statale per rifarsi le finestre. Ha chiamato una azienda gentilissima, che ha detto di essere dispostissima a dare lo sconto in fattura (cosa ottima e sorprendentemente intelligente … in Italia), ma che la richiesta al fisco doveva farla il mio amico, accedendo al suo ‘cassetto fiscale’ (non sapeva il mio amico di averne uno, e, a dire il vero nemmeno io!), ma tant’è: con qualche sforzo e la mia generosa collaborazione, ne è venuto a capo, ha fatto la richiesta, ha superato come possibile le richieste in linguaggio incomprensibile ivi poste nel solito ‘modello k/53fg’, e via. Felice, ha avvertito l’azienda, che ancora più felice di lui ha detto che l’indomani sarebbe andata all’ufficio dato che ancora non aveva ricevuto la notifica dal ‘cassetto’: si tratta di elettronica, un nanosecondo no? L’ufficio dice che non ne sa nulla, ci torna, idem, ci ritorna, un po’ inviperito, idem, la quarta volta (la quarta!) trova un funzionario gentile (pare che sia uno che una volta al mese fa un fioretto!) che, guardato il documento ha fatto notare che era stata ‘spuntata’ una casella sbagliata: andava tutto bene, ma quella casella era sbagliata. L’imprenditore un po’ infuriato ha, giustamente detto «potevate avvertirmi o almeno avvertire il cliente, visto che sono venuto tre volte». La risposta potete immaginarla.

Un altro mio amico, è rimasto senza corrente elettrica per otto giorni, a causa del fatto che il filo che gliela portava si era spezzato, anche a causa del fatto che era stato fissato provvisoriamente in precedenza, e la provvisorietà, al solito in Italia è eterna. Bene alla fine ha chiesto all’ENEL almeno il rimborso delle spese, dei costi bruti: un generatore. Risposta: c’era l’allerta meteo, pioveva e poi c’erano delle piante che si impigliavano nel filo e l’ENEL non risponde delle piante: ma la linea è sua, la ha messa l’ENEL! Che c’entra l’utente … ah già è solo un ‘utente’. Comunque, se c’è l’allerta meteo e piove, cavoli vostri, Bah!

«Bisogna cambiare passo», frase ripetuta in continuazione, ma il cui senso è imperscrutabile: detta questa frase, nessuno di chi la pronuncia, dice in che consiste il cambio. Regioni e Bonomi in particolare ad esempio, dicono che si deve accelerare la somministrazione dei vaccini, ma nessuno dice dove li trova.

Il signor Alex Schwarzer viene assolto non solo per non avere commesso il fatto, ma per essere stato oggetto di un complotto. Ma la sentenza arriva sei anni dopo! Quando ormai la sua carriera è finita. E potevo mancare Goffredo Bettini, l’irrefrenabile? In una intervista (la cinquantesima, perché lui parla poco) spiega che Draghi c’è finché c’è (non dice proprio così, ma il senso è quello e, tradotto in italiano significa: prima se ne va meglio è. Ottimo) ma Giuseppe Conte è un riferimento fondamentale per tutto il mondo, ha fatto benissimo che meglio non si può e non se ne potrà fare a meno in futuro, e quindi «Occorre leggere le dinamiche in atto e guardare al futuro; capire, per quanto riguarda il mio partito, che funzione vuole svolgere in Italia e in Europa» e intanto, posto che quella frase significhi qualcosa e ‘capire’ diventi decidere, si campicchia?

Perché scrivo tutto ciò? Perché Mario Draghi ha accennato proprio a queste cose nel suo discorso programmatico, ben altro da Conte anche se ora non manca chi dica che è uguale, oltre che lo ha scritto la Boschi! Ha accennato alla riforma della Pubblica Amministrazione. Ma -è evidente- non è solo una questione di riforma, bisogna cambiare la mentalità della PA e non solo in questo Paese. E ha accennato alla riforma della politica, non della Costituzione: è una persona seria, lui! Si deve fare capire che si deve collaborare tutti e ciascuno, facendo tutti e ciascuno sempre il proprio dovere in relazione agli altri: si deve capire che si agisce non (solo) per sé, ma anche per gli altri, anzi, principalmente se non ‘per’ in considerazione degli altri. Che agire è anche, e principalmente, servizio.


Non sarà certo Renato Brunetta che potrà cambiare questa mentalità.
Ma Draghi sì, ma se avrà la forza e il coraggio di reagire a questoandazzo‘, mettendoci la sua forza di convinzione e la sua cultura di Governo e di prospettiva. Ma, preliminare, deve farci capire se vuole farlo: se si avrà la sensazione diffusa (e accreditata indirettamente dal Bettini Goffredo) che resterà un po’, e farà lo stretto necessario, quella mentalità non cambierà: a chiudersi a riccio, in Italia, siamo fenomenali. Come non cambierà, duole dirlo a maggior ragione, se accederà alle richieste di Matteo Salvini di avere un sottosegretario agli Interni, come se si trattasse di cosa propria e come se la politica di oggi, possa e voglia essere la stessa di ieri.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.