giovedì, Aprile 25

L’amore (Francesco) e il cinismo (dei dioscuri Salvini, Di Maio) Un Papa bacia i piedi al Sud Sudan, quelli con il Vangelo in mano chiudono i porti alla Libia che brucia

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Francesco e il Sud Sudan; Salvini, il Vangelo in mano e i porti chiusi; Di Maio alla conquista di un titolo in prima pagina.
C’è voluto Fazio, Fabio Fazio, l’orrendo e rivoltante mezzo giornalista e mezzo uomo di spettacolo, l’uomo da cancellare a vita nonché dalla Rai da qualunque forma di spettacolo, oltre che la persona (si fa per dire) alla quale richiedere la restituzione con gli interessi di tutto quanto ha guadagnato fino ad oggi e in sovrappiù anche la Littizzetto, che se no chi sa dove se la porterebbe … Sì perché queste, mutatis mutandis, sono le cose che si dicono, o meglio che dice l’onorevole Ministro degli Interni della Repubblica italiana, rispettoso della Costituzione, della libertà di parola e di pensiero e del diritto al lavoro, del predetto orrendo figuro, dal quale il predetto onorevole mai andrà, con lo spirito democratico che da sempre lo distingue, a rilasciare interviste. Tempo fa un altro personaggio, non esattamente campione assoluto di democrazia, disse qualcosa del genere di altri personaggi di spettacolo e di giornalismo, lo disse dalla Bulgaria, Paese allora noto per la sua rigorosa coerenza politica, e ne fu aspramente criticato, pur avendone ottenuta la cacciata, letteralmente, dalla Rai; non so se Fazio sarà a sua volta cacciato, ma tant’è, peggio per lui ha guadagnato tanti soldi, non morirà di inedia.

C’è, però, voluto, dicevo, Fabio Fazio per mostrare in televisione una scena rivoluzionaria, mai vista prima, sconvolgente ed emozionante, c’è voluto Fabio Fazio, perché non mi sembra che molte TV e molti giornali la abbiano mostrata, c’è voluto Fabio Fazio per farci vedere il Papa, Francesco, baciare letteralmente baciare i piedi di taluni diplomatici del Sud Sudan in visita da lui, per implorare da loro … la pace; capito? La pace, la semplice banale fondamentale pace.

Non so quanti altri Papi lo abbiano fatto, non so se e quanti altri lo faranno, ma si tratta di un gesto immenso, talmente immenso da essere passato rigorosamente sotto silenzio o, chi sa, magari anche ridicolizzato.
Un gesto con il quale il Capo della Cristianità implora degli uomini rappresentanti di un regime a dir poco discutibile di cessare la violenza, di non fare più la guerra, specie ora nel momento in cui il Paese, il Sud Sudan, finora dilaniato da un conflitto razziale dopo avere ottenuto e mantenuto, sanguinosamente, l’indipendenza da un Paese (il Sudan) il cui capo (Omar al-Bashir), da poco destituito da un colpo di Stato, è stato accusato di ogni nefandezza e perseguito dalla Corte penale internazionale, e poi sostituito con un colpo di sStato da un altro tipo, a sua volta responsabile di crimini bestiali, ma che finalmente pare avviato sulla via di una democratizzazione, ad opera di una rivolta popolare rigorosamente pacifica e tesa alla non discriminazione razziale e religiosa.

Un gesto talmente clamoroso del quale, appunto, nessuno parla, nemmeno quelli che usano quotidianamente parole di odio, di disprezzo, di violenza, di razzismo, impugnando il Vangelo e la corona del rosario. Sarebbe bello che il Papa, oggi, ricordasse a certi politicanti (per lo più italiani) quanto inconciliabile con il Vangelo e il Rosario sia il loro linguaggio e la loro pratica quotidiana, e lo ricordasse così ai tanti che li votano, convinti di avere a che fare con uomini legati -uso le parole spesso usate da uno di loro, Matteo Salvini- alla volontà ‘del buon Dio’.

E sì, perché proprio in questi giorni, quando scoppia violentissimo il conflitto a lungo latente in Libia, al di là dei soliti insulti (autolesionistici, intendo per l’Italia, non per Salvini) verso la Francia, l’unica cosa che ha saputo dire Salvni è che i porti italiani sono chiusicosa non vera, ma assicurata dal concentrato Toninelli- sempre e comunque. Affermando quindi che dei massacri in corso in Libia, e delle eventuali fughe di esseri umani da lì, a lui non importa nulla, anzi, probabilmente, si ritira in qualche Chiesa a recitare il rosario.

Il tutto mentre continua tra i due dioscuri la lotta senza quartiere per apparire più o meno ‘forti’ e decisivi nella politica italiana, che quindi ne risulta ogni ora più confusa e incomprensibile, ma specialmente più imbelle.

Ora, infatti, improvvisamente Luigi Di Maio (quello delle ‘marchette alla Francia’, che sarebbe il Palazzo di Strasburgo del Parlamento europeo, ma non quello della Corte dei diritti dell’uomo … ma forse non sa che si trova anch’essa lì) scopre la necessità di adottare un linguaggio più cauto perchè, udite udite: «di fronte a un inasprimento sul terreno la possibilità che possano riprendere gli sbarchi verso le nostre coste c’è, non è un mistero. Quindi i primi ad essere colpiti saremmo noi, come Italia. Ripeto: ci vuole responsabilità, non è uno scherzo quello che sta succedendo. Dobbiamo fare squadra e giocare da squadra. La Libia non può essere trattata come un tema da campagna elettorale, la Libia è un interesse strategico del nostro Paese», e sorvolo sul fatto che sono i ‘nostri’ interessi che contano non quelli della gente che si ammazza in Libia. Per cui, anzi: «La Francia è un Paese amico con cui ci parliamo schiettamente» accusandola di essere un Paese affamatore dell’Africa?

Io, lo confesso, sono un po’ strano probabilmente, ma a me questo cinismo disgusta profondamente. Ora che serve tenersi buona la Francia e ora che serve cercare di non farsi coinvolgere nel conflitto libico, e per di più di non essere sommersi dai profughi, si sparge miele sulla Francia.
Ma, temo, è tardi signor Di Maio e Conte e Salvini, è troppo tardi, ammesso che fosse possibile prima, ormai la ‘partita’ è in corso e noi ne siamo fuori, temo.

Ragazzi, un po’ di coerenza e anche di dignità, però. Che la Francia sia un Paese ancora fortemente legato ad una mentalità colonialista è un fatto noto ed evidente, ma che sia un nostro partner necessario e fondamentale è altrettanto evidente. E allora, la schiena dritta all’occasione, ma anche la capacità di trattare e di fare valere le proprie opinioni e interessi.
Finora i due hanno fatto a gara a parlare male della Francia, e ora improvvisamente uno dei due (quello, lo ho detto mille volte, che dei due è il più pericoloso per la nostra democrazia) cerca dismarcarsi’ per ritagliarsi una individualità diversa, per apparire sulla scena. Appunto ‘apparire’, farsi vedere.

E nello sforzo di farlo, Di Maio va anche oltre, smentendo Salvini sulla chiusura dei porti e con il tono del sussiegoso professorino riflessivo e pacifico dice: «Vede, chiudere un porto è una misura occasionale, risultata efficace in alcuni casi quando abbiamo dovuto scuotere l’UE, ma è pur sempre occasionale. Funziona ora, ma di fronte a un intensificarsi della crisi non basterebbe, quindi bisogna prepararsi in modo più strutturato, a livello europeo, nel rispetto del diritto internazionale» … Avete letto? ‘a livello europeo’, ma non dovevano distruggerla l’Europa? E ‘nel rispetto del diritto internazionale’, quello che è stato stracciato insieme al diritto costituzionale italiano, oggi si propone di rispettarlo: come, quando, e in che misura?
Lo sa, signor Di Maio, il diritto si si rispetta o no, non ci sono vie di mezzo. E dunque, rivalutiamo il trattamento dei migranti, di tutti i migranti? Rivalutiamo il soccorso in mare? Rivalutiamo l’idea folle della Libia porto sicuro? Che facciamo signor Di Maio, o meglio di che chiacchieriamo?

Perché purtroppo la realtà è questa: solo parole, parole per apparire, per dire una cosa diversa, per avere una prima pagina.
Non a caso Salvini risponde in termini burocratici: «io sono il Ministro dell’Interno a me spetta occuparmi della sicurezza e dei confini». Bene Di Maio che gli risponde, nulla o vuole un suggerimento? Perché se vuole, la risposta è: ‘Il diritto internazionale obbliga a ricevere i migranti e a salvarne la vita, obbliga a rispettarne la vita e l’integrità fisica, obbliga a non discriminare’ e potrei continuare, ma, del resto, basterebbe leggere la nostra Costituzione … certo a saper leggere e, magari, ad avere una coscienza!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.