mercoledì, Marzo 20

L’America Latina nel 2019: crescita economica, mercati e materie prime Cosa si prevede nel 2019 per l’economia dell’America Latina? Ecco cosa potrebbe accadere

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Il 2019 sarà un anno importante per l’America Latina, tra sfide politiche da affrontare, promesse cui tener fede ed aspettative da soddisfare. Tra queste ultime, spiccano quelle riguardanti l’economia del subcontinente, un’economia che, come avevamo già accennato, si prospetta in rialzo. A farcelo sperare, ci sono non pochi indicatori.

Dopo un 2018 non proprio facile, tra tornate elettorali caotiche e spesso contestate, un forte calo della fiducia per i beni dei mercati emergenti e un’inversione di marcia verso il protezionismo globale, ora tutto sembra proteso verso un netto miglioramento.

La pericolosa discesa dell’Argentina anche a causa della grave siccità e la situazione in Brasile  peggiorata anche per lo sciopero dei camionisti, hanno condotto a numerosi tagli nelle previsioni del PIL latinoamericano. Qualche ansia persiste ma l’incertezza si è attenuata negli ultimi mesi, anche grazie al supporto del Fondo Monetario Internazionale che sostiene la prospettiva argentina, il neoeletto Jair Bolsonaro e le sue auspicate riforme economiche.

Perplessità di fondo, comunque, difficili da digerire: impossibile non pensare alle conseguenze delle elezioni che l’Argentina andrà ad affrontare, ai dubbi che aleggiano sul nuovo Governo carioca e l’aurea intorno alla già chiacchierata presidenza di Lopez Obrador in Messico; tutti fattori che, secondo alcuni, potrebbero apportare altra incertezza sui mercati e, quindi, pesare sulle prospettive di una crescita efficace della regione.

Ansie a parte, gli ultimi dati registrano un segno positivo: la crescita dell’America Latina -esclusa quella del Venezuela, per ovvie ragioni- dovrebbe salire fino a toccare il 2,3%, partendo dall’1,7% previsto per quest’anno. Tra i Paesi chiave, pare ci sia il tanto nominato Brasile, la cui onda positiva, secondo gli esperti, sarà da attribuirsi soprattutto al miglioramento del mercato del lavoro, ad un ritorno alla stabilità dopo il frastuono politico ma anche, grazie al ruolo negli scambi con il resto del mondo. Il Brasile, lo sappiamo, ha tutti numeri e tutte le carte in regola per essere uno dei protagonisti della scena.

Un po’ più a Sud, l’Argentina dovrebbe ritrovare, appunto, un po’ di pace dopo il duro scenario economico del 2018. In misura minore ma pur sempre importante, la crescita sarà rapida anche per Cile e Perù che contribuiranno all’andamento positivo dell’intera regione.

Per il Messico, le prospettive di crescita sono un discorso un po’ a parte o meglio, in controtendenza. L’incertezza politica che circonda la presidenza di AMLO hanno condotto gli analisti di FocusEconomics ad ipotizzare una riduzione delle proiezioni di investimento: sarebbero troppe le ansie delle imprese sulla nuova amministrazione. Si pensa, quindi, ad una crescita del 2,1%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto alle previsioni del mese scorso.

Più in generale, tuttavia, i mercati del lavoro ristretti, sia a livello nazionale che a livello statale, dovrebbero sostenere la crescita nei prossimi anni. Sul fronte esterno, l’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA), dovrebbe sostenere le esportazioni a lungo termine. Gli analisti pensano ad una crescita al 2,2% da qui al 2020. Maggiori costi del carburante e il passaggio dal peso dovrebbero mantenere l’inflazione ad un livello alto nei prossimi mesi. Ora si tratterà di capire se la nuova amministrazione sarà in grado di soddisfare il suo obiettivo di surplus fiscale o no.

Andamento nel Messico a parte, la crescita prevista per il subcontinente nel suo intero, dipenderà, -come è sempre stato- dalle sue materie prime. Un’arma a doppio taglio per questa regione: una enorme ricchezza ed anche la causa di una fragilità economica nel mercato internazionale. Organizzazioni come la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC) e la Banca Mondiale hanno fatto delle recenti previsioni sul valore di queste materie prime in questo anno entrante.

I mercati in rialzo come la Cina, hanno portato sempre più in alto la domanda di materie prime, tra cui metalli, minerali, fonti energetiche e prodotti agricoli, il cui boom è iniziato sin dai primi mesi del 21esimo secolo. Tuttavia, qualcosa è cambiato, le necessità del gigante sono diminuite, soprattutto da quando sono iniziate le tensioni economiche con gli Stati Uniti.

ECLAC, in un report pubblicato alla fine dello scorso anno ha previsto che l’economia dell’America Latina sarebbe cresciuta solo dell’1,5% quest’anno, spostandosi dal lato dei più scettici. La giustificazione? L’incerto scenario internazionale che continuerà ad incidere anche sul prezzo delle materie prime. Le dispute commerciali tra due giganti economici come Stati Uniti e Cina, starebbero influenzando la regione e ne mettono in pericolo la crescita, poiché le materie prime sono uno degli input principali per le esportazioni latinoamericane.

Anche il quotidiano ‘El Paísdice la sua in merito, affermando che «la combinazione di prezzi bassi e vendite inferiori complicherà ulteriormente lo scenario regionale, in cui le economie dipendono dalle esportazioni agricole, minerarie e di idrocarburi». L’impatto negativo, secondo questi, si farà sentire maggiormente in Sud America.

L’Argentina, ad esempio, già provata da una crisi economica da cui non è riuscita a partire, ha subito una svalutazione della sua moneta di più della metà del suo valore nel giro di un anno. Secondo il rapporto dell’ECLAC, ‘Stato della situazione mineraria in America Latina e nei Caraibi’, la regione partecipa significativamente alle riserve mondiali dei principali minerali metallici come il ferro (15%), lo stagno (25%), il nichel (32%), il rame (39%), l’argento (32%) e, soprattutto, il litio, con il 61%. Vediamoli nel dettaglio.

Se si parla di riserve di ferro nel mondo, il Brasile è al comando con il 14%. Secondo lo chief financial officer di Vale, il gigante minerario brasiliano, la domanda cinese di minerale di ferro dovrebbe rimanere forte nonostante le tensioni economiche. Anche ‘Reuters‘ ha chiarito che la domanda dovrebbe essere in grado di sostenere prezzi superiori a 90 dollari.

Uno dei prodotti che ha consentito la crescita cilena, invece, è stato il rame e la sua esportazione. Secondo il Ministero delle Miniere del Paese, il destino comune di questo minerale metallico è situato nei paesi industrializzati e nel processo di industrializzazione, in particolare in Cina. Cina, insomma, ancora una volta protagonista dall’altro lato del mondo e della catena commerciale. La Commissione cilena del rame (Cochilco) ha affermato che il prezzo medio di questo metallo supererebbe i 3 dollari per libbra. Notizie positive per la crescente domanda. Inoltre, hanno anche chiarito che se i negoziati tra Cina e Stati Uniti continueranno sulla strada giusta, le esportazioni del Paese latino aumenteranno significativamente.

Il carbone, invece, ha rappresentato un punto di forza in Colombia alla fine del 2018 le cui importazioni cinesi raggiungevano 29 milioni di tonnellate, il livello più alto registrato dal 2014. Inoltre, secondo il portavoce di New Hope Corp, anche in Europa sta crescendo l’importazione di carbone. Ottime notizie per chi ha in abbondanza questa fonte di energia super competitiva.

Passiamo al famoso petrolio. L’impegno assunto dai membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori (OPEC) è chiaro: ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno contribuirebbe ad aumentare i prezzi del petrolio. Secondo il quotidiano ‘El Mercurio’, il barile di Brent ha segnato un rialzo del 9,07% a 55 USD. D’altra parte, i prezzi del petrolio sarebbero in media tra i 61 USD al barile quest’anno.

Insomma, i presupposti per un andamento in rialzo ci sono, cosi come i fattori di rischio. Ma si sa, le previsioni rimangono sempre previsioni; dove punterà davvero l’America Latina?

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