lunedì, Dicembre 16

L’America lancia nuovi programmi spaziali e l’Europa resta a guardare

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Se la notizia non fosse stata lanciata dall’Ansa, saremmo stati più cauti a riportarla e commentarla: il fatto è poi che il richiamo ha fonti assai credibili e quindi ne seguiamo il passo. Dunque, sembra che il primo spazioplano riutilizzabile possa essere pronto al decollo nel prossimo 2020 ed è evidentemente plausibile sia pur con qualche perplessità, esclusivamente temporale ma non fattuale. E cerchiamo di condividerne le essenze.

Al discutibile immobilismo che sta paralizzando l’intero comparto europeo dello spazio, ci sono delle risposte molto significative dalle piazze d’oltreoceano che stanno proponendo soluzioni profondamente innovative non tanto e non solo nei prodotti, quanto nel loro utilizzo.

Così la Boeing in collaborazione con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (Darpa) propone un veicolo riutilizzabile a metà strada tra un aereo e un razzo, progettato per portare satelliti di una tonnellata in orbita e tornare alla base per essere reimpiegato velocemente. Una situazione di compromesso tra la straordinaria potenza dell’imprenditore sudafricano Elon Musk (naturalizzato americano) e dei suoi SpaceX e di una tradizione molto consolidata dei veicoli riutilizzabili Shuttle, oggetti costosissimi pensionati nel 2011 ma che hanno rappresentato una vera avanguardia nel campo dei lanciatori con equipaggio umano.

Si tratta indubbiamente di scelte significative, dato che ormai per raggiungere la Stazione Spaziale Internazinale si fa uso solo dei vettori dell’ex impero sovietico, un universo che è stato sempre terreno di competizione con gli Stati Uniti. Dunque la Boeing è stata selezionata per completare la progettazione, con un contratto da 146 milioni di dollari per lo spazioplano XS-1, che a quanto si apprende sarà lanciato in modo verticale come un razzo, non si prevede che avrà equipaggio e che, dopo aver rilasciato il suo carico nell’orbita bassa potrà tornare indietro subito dopo, per essere riutilizzato. Poco meno di quattro anni forse sono troppo pochi ma sufficienti ad incalzare le agenzie statali!

«L’XS-1 non sarà un aereo tradizionale né un veicolo di lancio convenzionale, ma piuttosto una combinazione dei due, con l’obiettivo di abbassare i costi di lancio per un fattore di dieci e sostituire il frustrante tempo di attesa di oggi con il lancio su richiesta», ha dichiarato Jess Sponable, responsabile del programma di DARPA, in un comunicato stampa in cui si sottolinea tutto l’entusiasmo del nuovo programma. «Siamo molto soddisfatti del progresso di Boeing sul XS-1 attraverso la fase 1 del programma e siamo lieti di continuare la nostra stretta collaborazione in questa nuova fase di finanziamento per la fabbricazione e il lancio».

Il Dipartimento della Difesa è in prima linea per il programma di sperimentazione come opzione per sostituire un satellite perduto -che sia militare o commerciale- intervenendo in tempi rapidi, ovvero giorni invece dei mesi o degli anni necessari oggi, con l’obiettivo di lanciare 10 volte in 10 giorni, con i costi operativi contenuti. Rick Weiss, portavoce di DARPA, ha affermato che Cape Canaveral sarà la base per i voli di prova e già il booster della navicella sarebbe tornato a terra in una delle due piste del Florida Space Space: la stazione di atterraggio navale di Kennedy Space Center, una striscia di atterraggio di tre miglia di Cape Canaveral.

Trattandosi di un programma a partecipazione militare, sono comprensibili tutti i condizionali ma non si può dar torto a Darryl Davis, uno dei presidente di Boeing, quando afferma che la progettazione di questo sistema di iniezione nello spazio è stata concepita «per interrompere e trasformare il processo di lancio satellitare come lo conosciamo oggi, creando una nuova capacità di lancio spaziale su richiesta che può essere raggiunta in modo più conveniente e con meno rischi».

È un segno evidente –aggiungiamo noi- che oggi l’America sta puntando a un modo razionale di utilizzare lo spazio, contenendo i costi ed evitando gli sprechi che nei decenni scorsi hanno creato grosse difficoltà agli enti governativi coinvolti nei progetti, ma hanno reso Washington la più importante potenza mondiale nel dominio dello spazio. Più che condivisibile dunque l’entusiasmo di Brad Tousley, anche lui del Darpa: «Siamo felicissimi di vedere questa tecnologia futuristica diventare realtà perché potrebbe aprire le porte a tutta una serie di opportunità commerciali di nuova generazione».

Il veicolo avrà una versione modificata del motore principale dello Space Shuttle, che brucia idrogeno e ossigeno liquidi come propellente, contenuti in serbatoi ultraleggeri criogenici, per mantenerli alla giusta temperatura. Le ali saranno realizzate con un particolare materiale metallico e tutte le superfici saranno coperte con protezioni termiche di terza generazione, in grado di sopportare le temperature fredde del volo supersonico e quelle calde del rientro sulla Terra. A bordo dello spazioplano ci saranno anche un meccanismo di autodistruzione di sicurezza e altri sistemi per il volo autonomo.

Quanto ci lascia estremamente perplessi è la nostra Europa, che non riesce a stare al passo con i tempi e che costringe le sue utenze a dover ricorrere indispensabilmente ai sistemi dell’est e dell’ovest del mondo. Poca lungimiranza? Scarsa autonomia decisionale? Noi onestamente riteniamo che gli ingredienti vi siano tutti, mescolati poi da una mediocrazia che non riesce a guardare oltre il proprio naso ostinandosi a compiere scelte di protezionismo regionale piuttosto che di strategia continentale. Tutta colpa della crisi? O è forse la crisi di alcuni gnomi dell’economia che ci impedisce di essere dei buoni imprenditori?

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