sabato, Agosto 8

L'amara riscoperta delle funzioni della cultura Oltre le promesse, oltre i quattrini, serve un Progetto Organico per la Cultura come argine al terrore

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Le questioni inerenti alle tematiche culturali, la sua tutela e promozione, da qualche decennio sono rimasti confinati, dal dibattito pubblico, nell’alveo della sua sostenibilità economica, e nel trovare legittimazione a erogazioni di denaro dello Stato finalizzato al settore. Abbiamo ancora bene impressa nella mente la celebre frase di quel commercialista di provincia diventato per misteriosi percorsi della sorte Ministro «Con la Cultura non si mangia». A margine di questa intemerata il poeta Valerio Magrelli, sul dvd di una iniziariva editoriale sulla poesia curata assieme a Corrado Augias ha chiosato: «Evidentemente il signore in questione mangia con le mani. L’uso delle posate a tavola è frutto infatti di una elaborazione culturale». La cosa inquietante, non era rappresentata tanto dalla affermazione in se. Ma in quanto, denunciante il diffuso sentire degli esponenti della nostra classe poltica sull’argomento. E sottolineo ‘classe politica’. Poiché, come già ebbi a evidenziare un anno fa circa da queste colonne, la classe dirigente economica e finanziaria, come testimoniato dalle pagine intere dedicate a queste tematiche dal quotidiano vicino alla Confindustria, e ai Convegni da lei promossi in materia, o da organismi satelliti, hanno dimostrato di essere ancora una volta nettamente più avanti dei ‘politici’.
A coronamento di tutto ciò, ricordiamo Per finire con l’ intervento pubblico del Presidente dell’organizzazione degli industriali Giorgio Squinzi, il quale argomentava sul comparto Cultura come risorsa, e come settore meitevole d’attenzione per gli investimenti.
Penso a questo punto, che almeno nelle menti più avvertite dei politici (ce ne sarà pure qualcuna da qualche parte), gli approcci alle tematiche del settore,comincino ad essere meno dommaticamente ottuse. Anche se la saldatura, auspicable tra Paese reale e Paese legale, ho l’impressione che sia molto di la da venire.
La forza trainante della Arte e della Cultura, come forse è naturale che sia, si dispiega impetuosamente nell’animo umano, nei momenti tragici e luttuosi dei popoli. A fronte delle vittime innocenti cadute sotto il piombo degli arrmigeri della Guerra non formalmente dichiarata, ma innegabilmente in atto, la più alta carica dello Stato francese ha chiamato a raccolta il suo popolo sotto il vessillo di più musica, teatro ecc. Spread e attività connesse, almeno per un giorno, tristissimo giorno, sono state lasciate carambolare giù nel calapranzi di servizio.
In seconda battuta, su quanto prospettato da François Hollande, si è accodato il nostro Matteo Renzi. Dichiarando di voler di destinare un euro per le forze di sicurezza, e un euro per la Cultura. Non ovviamente un euro in quanto tale, ma nella proporzione assolutamente paritaria tra i due settori.
Qualcuno, al di là del plauso di facciata, è stato uno preso in contropiede. La mossa del Presidente del Consiglio è abile, e auspico fruttuosa. Gli stanziamenti prefigurati, operano su piani differenti, il primo nell’immediatezza, quello dell’antiterrorismo e dell’ordine pubblico, il secondo nel medio e lungo periodo. Non è il caso di mettersi a fare polemica, ma fare qualche puntualizzazione penso sia doverosa.

Laddove si argomenta di Arte e Cultura, si prospettano iniziative mirati al coinvolgimento, partecipazione e integrazione. Lasciando libero ovviamente, il campo del singolo, inerente a valutazioni estetiche o di significato dell’evento cui si fa riferimento. Questa impostazione penso possa essere pacificamente condivisa. Alla luce di quanto detto, allora, questi interventi a favore della Cultura, dovrebbero essere organizzati in tal senso.
Ricordo solo un atto concreto di questo Governo, quello dell’istituzione di generici sette Teatri Nazionali di Prosa. Senza che sia stato dato ad essi, tranne il Piccolo che già aveva quello di Teatro d’Europa, la minima leggibilità di una finalizzazione specifica. Come torna drammaticamente attuale, la proposta da noi formulata per costituzione di un Teatro del Mediterraneo. La stella polare del quale sarebbero state le culture espresse dalle popolazioni i cui teritori vengono costeggiati da quelle acque. Punto di incontro, ascolto, comprensione delle diversità dalle quali sono animate le onde di questo Mitico (nel vero senso della parola) Mare. Non penso sfugga a nessuno la funzione che nei frangenti attuali un istituzione culturale così concepita avrebbe potuto ricoprire. E’ una nota a margine, che da però la misura delle capacità progettuali espresse.
In realtà, c’è solo, se è vera, la disponibilità del Governoa sganciare un po di grana‘. Tutto questo, nel vortice dell’abituale genericità, superficialità e approssimazione, che possiamo tranquillamente dire, ha contagiato i vari esecutivi che si sono succeduti nel tempo.
Affermare la ineludibile necessità del varo di un Progetto Organico, penso risuoni alle loro orecchie di costoro quantomeno come una bestemmia in Chiesa. Non voglio scivolare, sul piano della evidentissima disistima che nutro per ‘loro’. Scusatemi sono ‘zampate’ che mi scappano più forti di me. Ma lasciamo correre, emergono cose ben più importanti.
Tra il terrore, l’orrore, viene ricollocata come linea Maginot della Civiltà l’Arte e la Cultura. Elementi ineludibili, per costruire percorsi di conoscenza, rispetto e quindi di mutua accettazione dell’altro. Solo con la Cultura si edifica il rispetto e si disarmano le mani intrise di violenza. La reciprocità del rispetto è fondamentale. Rispetto si da e si richiede, tipo quello di non offendere valori fondamentali per laici e credenti quale il Natale.
Fin dalla più tenera età, ho avuto modo di frequentare Moschee, in Turchia, Siria, Algeria, Libia, il tutto per curiosità culturali dei miei genitori. Mi toglievo le scarpe, e mi comportavo come rchiedeva la situazione, senza provare il minimo senso di offesa o altro. Si accendeva l’eccitazione della curiosità, dettata dalle novità complessive che avevo modo di vedere. Che si faccia appello da parte delle più alte cariche alle risorse dell’Arte e della Cultura in un momento di tragico disorientamento complessivo, sa tanto di strumentale. Spero solo di sbagliarmi.
Implicitamente è stata riconosciuta ai massimi livelli il valore di queste attività. Dagli abissi della serie C è stata una vera e propria promozione in serie A. Speriamo che questo non duri ‘lo spazio di una tragedia’.

 

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