martedì, Aprile 7

L’Alta velocità, la Thailandia e il ruolo ingombrante della Cina

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BangkokLa Giunta militare thailandese, alla ricerca forzata di alleanze, nel mare di critiche più o meno potenti che le sono giunte da ogni dove nel Mondo, a causa della caduta di Democrazia nel Regno del Siam dopo il colpo di stato militare del 2014, ha visto ri-orientati i propri assetti geopolitici spostandoli via via a favore di alleanze la cui guida non è più negli Stati Uniti ma nella Cina. Un vicino continentale talvolta parecchio ingombrante e talvolta molto utile, soprattutto quando si tratta di investire in Thailandia per il potenziamento o il sostegno dell’economia locale.

In questo swing geopolitico (ma anche economico e finanziario), la Cina gode di una relativa neutralità da parte thailandese nella vexata quaestio dei conflitti confinari e marittimi con diversi Paesi ASEAN come Filippine, Brunei, Vietnam per citarne alcuni. Allo stesso tempo, nella Thailandia la Cina vede un partner con cui si può dialogare all’interno dell’ASEAN e col quale si possono fare affari.

Ma è proprio questo ciò di cui si discute oggi in Thailandia tra gli esperti di Economia. Un punto strategico della discussione verte sul sistema delle infrastrutture ferroviarie. Si discute, infatti, se sia il caso o meno di rivedere i piani di investimento e di aggiornamento delle linee ferroviarie ad alta velocità a fronte di reali o presunte necessità thailandesi in tal senso e se non vi siano – invece – ben più sostanziosi interessi cinesi sorretti da chiari vantaggi economici i cui proventi però, ricadrebbero solo in minima parte a favore del partner thailandese.

Allo stato attuale vi è una linea contrattuale definita con la Cina per un controvalore di 179 bilioni di Thai Baht (cioè circa 7.3 bilioni di Dollari USA) per la costruzione di 250 chilometri ferroviari tra Pechino e Nakhon Ratchasima (Thailandia) che – agli occhi dei detrattori – sembrano più soddisfare le ambizioni cinesi della progettualità della Iniziativa Road and Belt (Nuova Via della Seta) piuttosto che a favore della Thailandia. Oltretutto, in questo campo i precedenti per il rafforzamento dell’economia thailandese da parte cinese pare che (affermano i critici) siano alquanto latitanti.

Inizialmente il Governo thailandese ha concesso qualche spazio nella pianificazione al mondo della politica nazionale. Successivamente – sotto il fuoco di fila delle critiche che giungono da tutto il Mondo, soprattutto dall’Occidente e dal Giappone (partner economico strategico nella Storia thailandese recente) – la Thailandia ha via via scelto la Cina per costruire le proprie arterie ferroviarie nazionali. Un accordo preliminare è stato siglato nel Dicembre 2014 proprio nella direzione del voler congiuntamente sviluppare il sistema dei trasporti ferroviari.

Il Premier cinese Li Keqiang in visita in terra thailandese ha ben chiarito le intenzioni cinesi di vedere la Cina con un ruolo dominante nello sviluppo di tali infrastrutture nella regione ed ha espresso il desiderio di vedere il nuovo corso ferroviario con la Thailandia come una forma di incentivo per tutte le Nazioni confinarie nella regione affinché un po’ tutte si allineino con la Cina alla guida dell’intero processo di costruzione e ammodernamento delle comunicazioni ferroviarie nell’area.

In verità, la Cina è stata abbastanza chiara sul fatto che desideri esportare la propria tecnologia ferroviaria verso il Mondo intero, anche se questo poi significa entrare in aperta competizione con altre Nazioni. Ed è anche parso chiaro che abbia una chiara strategia in merito. Finora il Governo thailandese è sembrato procedere un po’ in ordine sparso e con poche idee chiare a riguardo. Nessuno ad oggi – affermano gli esperti del settore – ha ben chiarito in ambito governativo quale sia la necessità di adottare questi mega-progetti finalizzati a portare l’Alta velocità nel Nord Est della Thailandia (che è una delle zone meno dotate economicamente e con risorse locali più rade rispetto al resto della Nazione, un fatto alquanto notorio ai più). I critici, insomma, affermano che vi siano poche necessità in quell’area a favore dell’Alta Velocità e che questa abbia costi – allo stato attuale – alquanto proibitivi per la odierna altalenante Economia thailandese.

In realtà, la questione delle infrastrutture ferroviarie ed il loro potenziamento/ammodernamento nella direzione dell’Alta Velocità era stata buttata in politica già in epoche precedenti: ad esempio, quando la precedente Premier Yingluck Shinawatra era in carica, la sua Amministrazione fu investita da critiche feroci sui suoi piani di crescita infrastrutturale che prevedevano anche l’ingresso di treni ad alta velocità proprio perché – affermavano i suoi detrattori – avrebbero trascinato la Thailandia in un abisso di debiti.

La dittatura militare guidata dall’ex Generale Prayuth Chan-o-cha inizialmente s’è tenuta fuori dall’idea dell’ingresso dell’Alta Velocità ferroviaria in Thailandia ma le proposte cinesi di investimento e realizzazione delle linee ferroviarie ad Alta velocità sono giunte proprio nel momento in cui la Thailandia aveva più bisogno di riconoscimento e visibilità diplomatica (e non solo) a livello internazionale. Si è riflettuto quindi su linee a velocità intermedia tra numerose località thailandesi, compresa la zona costiera orientale. L’Alta Velocità ferroviaria è stata a lungo considerata un argomento tabù fino a quando – improvvisamente – l’Amministrazione Prayuth ha dichiarato che il suo Governo si sentiva pronto per la costruzione di una linea ferroviaria ad Alta Velocità da realizzarsi con la tecnologia cinese.

La Thailandia, però, gode del privilegio di ‘Nazione più favorita’ da parte della Organizzazione Mondiale del Commercio WTO, il che pone l’Economia interna e la forza lavoro thailandese in posizione prioritaria nella pianificazione nazionale, la contrattualità nelle infrastrutture con la Cina si scontra in più punti con questo assetto, poiché notoriamente gli investimenti cinesi prevedono posizioni migliori per i propri capitali e rendimenti e per la propria forza lavoro, il tutto poi mal si concilia con le regolamentazioni internazionali e con gli standard produttivi mondiali. Un bel rebus.

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