martedì, Novembre 12

L’’all-in’ vincente del pokerista Mattarella Governo: al via (finalmente e forse) l’esecutivo M5S-Lega. Il Capo dello Stato vince la sua drammatica partita

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Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così di chi ha visto Di Maio e Salvini (e oltretutto li ha visti insieme) Sergio Mattarella ha quasi ‘portato a casa’ la forse più clamorosa e drammatica partita a poker della storia repubblicana italiana (e sono già settantadue anni, alcuni niente affatto facili). L’’all-in’ del Capo dello Stato sembra dunque andato ad effetto, con tutti i passaggi pericolosi inerenti e conseguenti. ‘Puntare i resti’, cioè tutto quello di cui ancora si dispone, è pratica ardita e pericolosa. Intimidisce gli avversari ma pone anche a rischio chi la effettua se non è certo di cosa ha in mano, e ancor di più di cosa hanno in mano gli altri. Una dinamica che abbiamo descritto e analizzato in ‘Governo, il gioco dell’oca’ su ‘L’Indro’ di mercoledì 30 maggio (2018). Il poker non è gioco per cuori (e menti) deboli. Ma è grande educazione all’autocontrollo, tanto che un giornalista appassionato come Cesare Lanza ne propose l’insegnamento nelle scuole come forma di educazione al governo di sé stessi. Che poi dovrebbe essere lo scopo principale di ogni insegnamento. (Il farne realmente materia di studio negli Istituti scolastici, al di là della provocazione intellettuale, è altro discorso. Per quanto…).

Essendo l’all-in una puntata o un rilancio deve essere inferiore o uguale al limite, se vi è. Mattarella vi si è spinto vicinissimo, forsanche l’ha superato. Rischiando moltissimo. Ma ha vinto e «Fu il vincer sempre mai laudabil cosa / vincasi o per fortuna o per ingegno» come insegna Messer Ludovico Ariosto (‘Orlando furioso’). Sergio ‘Silver Jack’ Mattarella ha dunque giocato ed è sul punto di vincere la sua cruciale partita. Con il suo volto imperscrutabile, da grande giocatore di poker, ha costretto Di Maio e Salvini (Salvini e Di Maio) a venire ai suoi patti. Che sono poi quelli della Costituzione. Giudichi ciascuno se la leggenda che abbiamo appena inventato abbia un qualche fondamento. Che cioè nelle lunghe notti del Palazzo della Consulta il Robin Hood di Piazza del Quirinale, quando ‘abitava’ sull’altro lato dell’attuale residenza, passasse le notti a giocare, e ‘spennare’, gli altri (e alti) membri della Corte Costituzionale. Donando poi il lauto ricavato (visti gli stipendi dei suddetti giudici) ad opere pie ed altri, individuali, derelitti. Lì deve aver affinato l’arte che ha impiegato in questi giorni.

Per il resto attendiamo gli ulteriori sviluppi, e i nomi e gli incarichi dei singoli Ministri. Dopo ogni malattia, purché non uccida, il corpo esce rafforzato. E la ‘malattia’ che abbiamo attraversato è stata (ancora è) drammatica. Uscirne bene rappresenterebbe un forte corroborante dell’anemico corpo collettivo italiano. In ogni caso, al di là di critiche che pure si possono fondatamente fare su alcuni passaggi del suo operato, Mattarella ha dimostrato nervi saldi ed alto senso delle Istituzioni. Lo si sapeva, e non da oggi e neppure solo dal momento della sua elezione alla Presidenza. Ma nei momenti di crisi e di grave crisi viene sempre rimesso tutto in discussione e ogni cosa va rigiudicata in riferimento alla fattispecie concreta. Almeno però adesso ciascuno, indipendentemente dal suo giudizio di merito, sa che può stare più sereno. E non nel senso con cui un ragazzo di Rignano sull’Arno si rivolgeva al povero Enrico Letta.

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