sabato, Agosto 24

L'agricoltura sociale per rilanciare il Paese image

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L’agricoltura è strumento di inclusione sociale. Ed è presto detto dato che nel mondo rurale, qualunque persona, indipendentemente dalla propria condizione fisica o psichica, trova sempre qualcosa da fare. Per questo motivo l’agricoltura sociale è ormai definita unatradizione innovativa‘ in grado di utilizzare i processi produttivi agricoli per migliorare il benessere di persone e territori svantaggiati. Il servizio sociale, infatti, viene offerto in contesti non medicalizzati con pratiche rivolte alla terapia e alla riabilitazione delle persone diversamente abili e con attività per l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di soggetti sfavoriti, come tossicodipendenti, alcolisti e detenuti. Con la semplicità e consapevolezza che contraddistingue il mondo contadino, l’agricoltura sociale è una delle risorse più innovative in grado di coniugare le esigenze di rinnovamento del welfare italiano con la necessità di sviluppare e modernizzare il settore.

Sul tema ha acceso i fari anche l’Unione europea che per la prossima programmazione (2014-2020) ha fissato l’obiettivo di lavorare per una società più competitiva, ma soprattutto più coesa e meno povera, dando ampio spazio ad interventi per l’inclusione e la sostenibilità sociale. Ma il fenomeno ha trovato una prima sommaria definizione nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale attivati con il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale con una dotazione di oltre 10miliardi. Nel dicembre 2012 il Comitato economico e sociale europeo ha chiesto alla Commissione europea di intraprendere un’iniziativa normativa sul tema, data “la diffusione del fenomeno nei principali Paesi europei e la necessità di fornire criteri omogenei per favorire lo sviluppo del settore”. 

In Italia molte regioni hanno introdotto specifiche norme per regolare queste attività e già nel corso della scorsa legislatura, la Commissione Agricoltura della Camera aveva condotto un’indagine conoscitiva sull’agricoltura sociale per raccogliere tutte le informazioni necessarie su una realtà che stava conoscendo significativi sviluppi, ma che era ancora priva di un quadro giuridico di riferimento a livello nazionale. Durante l’attuale legislatura l’interesse è cresciuto concretizzandosi nella presentazione e trattazione di diverse proposte di legge da parte del Pd, di Forza Italia e del Gruppo Misto che sono state raccolte in un testo unificato approvato lo scorso 15 luglio dall’Aula di Montecitorio e ora all’esame del Senato.

Nel corso dell’esame alla Camera sono state affrontate le questioni fondamentali per l’inquadramento giuridico della materia sottolineando il ruolo multifunzionaleche l’agricoltura è chiamata a svolgere. Particolare attenzione poi è stata rivolta alla determinazione dei soggetti e delle attività che rientrano nell’agricoltura sociale. I deputati sono partiti dalla convinzione che queste realtà producono servizi di grande valore e allo stesso tempo sono in grado di creare benefici in termini di sviluppo e di reddito, soprattutto per quelle imprese e per quelle cooperative, che presidiano le zone più marginali spesso caratterizzate da scarsa redditività.

Nel provvedimento, attualmente all’esame della Commissione Agricoltura di palazzo Madama, si promuove lo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari, educativi (in materia ambientale e alimentare) e di inserimento socio-lavorativo, per facilitare l’accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali da garantire alle persone, alle famiglie e alle comunità locali in tutto il territorio nazionale e in particolare nelle zone più svantaggiate. Nel testo si stabiliscono diversi interventi a sostegno all’agricoltura sociale quali, ad esempio, la facoltà di inserire il criterio di priorità -nell’assegnazione delle gare di fornitura di scuole e ospedali- per i prodotti agroalimentari provenienti da imprese che praticano l’agricoltura sociale. Agli enti pubblici territoriali si permette di dare in concessione a titolo gratuito anche agli operatori del settore i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata mentre si invitano le Regioni e le Province autonome a mettere in campo provvedimenti di sostegno alle attività di agricoltura sociale.

Prima che il progetto di legge prendesse forma in Parlamento, le attività di agricoltura sociale si sono sviluppate, senza riferimenti normativi specifici, sottoforma di collaborazione tra agricoltori e mondo del sociale. Le prime esperienze in Italia possono essere individuate nell’attività delle cooperative sociali agricole sorte negli anni ’70 del secolo scorso. Ad oggi, come specifica il Forum nazionale agricoltura sociale, non esiste un dato certo sul numero delle realtà esistenti, ma da rilevazioni fatte in alcune regioni (Lazio, Toscana, Lombardia, Sicilia) si stimano circa un migliaio di realtà.

Il pallino adesso è nelle mani del Parlamento, che dovrà tenere conto anche di un dato: l’agricoltura è il solo settore che fa segnare una crescita del Pil ad un tasso del 0,6 per cento.

Nel ricalcolo del prodotto interno lordo, infatti è entrata anche l’economia ‘buona’ e sostenibile, con il valore aggiunto prodotto dalle nuove attività emergenti nelle aziende agricole tra le quali quelle sociali per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti e la produzione di energie rinnovabili (fotovoltaico e biomasse).  

Secondo Coldiretti «le nuove stime relative al settore agricolo hanno quindi contribuito a contenere l’attuale fase di recessione grazie alla determinazione con maggiore precisione del valore delle differenti attività connesse alla multifunzionalità agricola». 

Oltre al lavoro quotidiano delle aziende agricole di tutta Italia che con impegno producono vino, miele, cereali e tanti altri prodotti biologici, il via libera alla legge in materia di agricoltura sociale potrà di certo dar vita ad un percorso di coinvolgimento, informazione e formazione per sostenere l’avvio e il consolidamento di queste esperienze nel Paese.  

 

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