sabato, Ottobre 24

L’Afghanistan, la Turchia e il traffico di droga La Turchia viene utilizzata dagli spacciatori di droga come Paese di transito per il traffico di eroina proveniente dall’Afghanistan

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Beirut – Ancora una volta la Turchia si trova in una posizione scomoda: fonti ufficiali russe ed esperti del Medio Oriente sospettano che il Paese sia coinvolto nelle attività terroristiche per trarne vantaggi economici.
«La Turchia viene utilizzata dagli spacciatori di droga come Paese di transito per il traffico di eroina proveniente dall’Afghanistan» ha sostenuto Viktor Ivanov, capo dell’Ufficio russo per il controllo sulle sostanze stupefacenti, durante una conferenza stampa tenutasi a metà dicembre.

Ivanov ha poi proseguito: «In questo caso il commercio petrolifero coincide con quello delle droghe, ma in direzione differenti. Mentre l’eroina afghana passa dalla Turchia, il petrolio arriva in Europa attraverso i Balcani. Quello del traffico di droghe è un commercio davvero molto redditizio: le sostanze narcotiche provenienti dall’Afghanistan creano un giro d’affari di 15 miliardi di dollari, reinvestiti in attività criminali che creano instabilità nei Paesi coinvolti, compresa la Turchia».

L’analista delle strategie di difesa direttore del Center on Peace & Liberty dell’Independent Institute, Ivan Eland ha mostrato come i traffici turchi siano venuti alla luce dopo un’indagine russo-afghana sull’itinerario seguito dai trafficanti per introdurre le loro merci in Europa ed Eurasia.
Le indagini hanno portato a concludere che la Turchia sia ancora profondamente coinvolta nel traffico di droghe provenienti dall’Afghanistan, sia come facilitatore sia come imprenditore: è, infatti, nei laboratori turchi che l’oppio  -il materiale grezzo da cui si ricava l’eroina- non solo viene preparato per essere spedito in Europa, ma viene anche trattato e lavorato fino ad ottenere la droga vera e propria che viene poi spedita in altri centri all’estero.
«Il carico percorre il tragitto Badakhshan-Doshi-Bamiyan-Herat, prosegue attraverso l’Iran e la Turchia, dove l’oppio viene lavorato in laboratori ben attrezzati fino a ricavarne eroina di alta qualità; il prodotto viene poi inviato in Europa e in Russia», ha sostenuto ancora Ivanov, nel corso di una riunione del comitato anti-narcotici, durante la quale ha aggiunto: «L’ISIS ricava tra i $200 e i $500 miliardi l’anno dal traffico di eroina afghana in Europa».

La Turchia ha rifiutato di commentare ufficialmente le accuse, negando ogni legame con qualsiasi traffico illegale o corrente radicale, ma in effetti questa faccenda pone il Paese in una posizione estremamente complessa, il che ha portato gli esperti a porsi domande spinose.

In un’intervista alla testata siriana ‘Shafaqna‘, rilasciata a dicembre 2015, il Principe afghano Ali Seraj ha sostenuto che la Turchia sarebbe capro espiatorio delle colpe saudite, ha permesso ai trafficanti del terrore di agire indisturbati, approfittandone per riempire le tasche dei soliti politici senza scrupoli. Ma quanto sono effettivamente profondi questi legami con il terrorismo? E ancora: dobbiamo supporre che anche il Presidente della Turchia Recep Erdogan ne sia complice?

Se le recenti accuse di Mosca relative al traffico di petrolio, possono celare motivazioni politiche, è però difficile ignorare le prove inconfutabili dei legami che la Turchia ha costruito, e forse sfruttato per i propri interessi politici, con il terrorismo.

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