venerdì, Ottobre 18

L'addio di Natali alla guida degli Uffizi

0
1 2 3


L’allestimento di queste sale dedicate al Quattrocento, come quelle del Botticelli, ben illustrano la tua idea di museo…

L’unica concessione che ci siamo permessi di fare a un artista già consacrato è stata la Mostra sul Caravaggio, che ha investito anche Palazzo Vecchio: doverosa perché gli Uffizi custodiscono buona parte delle opere di questo grande innovatore.

Nel corso di questi anni si è cercato di proporre artisti meno pubblicizzati perché il visitatore potesse vedere che esistono anche altre possibilità poetiche, altri artisti di grande spessore le cui opere ci consentono di ampliare la nostra conoscenza su determinati periodi della nostra vicenda artistica storica e umana. Nostro compito, a mio avviso, è non solo quello di conservare, ma anche di far conoscere la ricchezza del nostro patrimonio ed educare il gusto del pubblico alla bellezza dell’arte. A tal riguardo abbiamo potuto attingere ampiamente alla ‘riserva’ – che non è fatta di depositi vecchi e polverosi come un logoro luogo comune vorrebbe far credere -, portando all’attenzione dei visitatori ben 400 opere, parte delle quali restaurate.

 

Poi c’è ‘La Città degli Uffizi’, e c’è la mostra a Casal di Principe, su cui ‘L’Indro‘ si è già soffermato sottolineandone l’importanza…

‘La Città degli Uffizi’ è una rassegna espositiva nata dall’idea di ritessere gli antichi legami tra Firenze e il suo territorio, all’insegna della storia, dell’arte e della cultura. E così abbiamo riportato – attraverso alcune mostre – le opere di pittori e scultori nel territorio d’origine, nei luoghi ove erano state concepite.

La mostra a Casal di Principe degli artisti napoletani dei Seicento, frutto della collaborazione con Fabrizio Vona e il sindaco di quella cittadina, risponde all’esigenza di dare un segnale di rinascita e di contrasto alle mafie in quella martoriata terra dei fuochi attraverso l’arte, offrendo al tempo stesso la possibilità a 80 giovani di quelle zone di svolgere un corso di formazione professionale agli Uffizi e di poter gestire la Mostra. Perché, come dice il titolo ‘La luce vince l’ombra’.

 

Quella mostra ha ottenuto l’alto riconoscimento, una targa in bronzo, del Presidente della Repubblica.

Prima c’era stata un’altra iniziativa del genere a Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi colpiti dal terremoto che devastò l’Aquila e i centri limitrofi, una Mostra dal titolo ‘Condivisione di Affetti’.

Ebbene, questi sono i fatti concreti che illustrano la mia idea del ruolo che dovrebbe svolgere un museo pubblico, che gestisce opere che appartengono a tutti noi. La mia idea di gestione museale è quella di dare alle varie iniziative una dimensione e una connotazione sociale ed etica, facendo opera di conoscenza, divulgazione e stimolo all’approfondimento, che può avvenire in più direzioni, non solo dentro le mura museali. I risultati non sono mancati: quest’anno gli Uffizi hanno registrato 1 milione e 900 mila visitatori.

 

Un record, che pone la Galleria al primo posto fra i grandi musei italiani e ai primissimi fra quelli mondiali, cosa che ha una significativa ricaduta sul turismo e l’economia cittadina. Eppure non mancano raffronti ingenerosi con il Louvre.

È bene chiarire ancora una volta che il Louvre è 10 volte più grande, e ospita ogni anno 9 milioni di visitatori; gli Uffizi ne ospitano quasi 2 milioni: in proporzione la nostra Galleria ne accoglie di più. Inoltre il museo francese è dotato di adeguato personale, nel nostro sistema invece la carenza è strutturale. E tuttavia, qui si è lavorato con grande slancio e abnegazione per i lavori di ampliamento e riallestimento, senza ricorrere neanche un giorno alla chiusura della Galleria. Penso che sia legittimo e corretto dire che il nostro non è un ‘Museo grande’ ma un ‘Grande Museo’.Questa è l’eredità che lascio al mio successore.

 

Con Eike vi siete già sentiti o incontrati?

Sì, certo. Gliel’ho detto personalmente, se vorrà consigli o chiarimenti – privatamente, non qui – sarò sempre disponibile.

La riforma assegna a Eike Schmidt la gestione di Musei e Gallerie come Uffizi, Corridoio Vasariano e Palazzo Pitti, con le Gallerie che questo contiene: arte moderna, costume, Palatina, Museo degli Argenti, Scuderie reali, Museo delle Porcellane e Giardino di Boboli.

 

Sarà un compito pesante gestire da solo tanti Musei: Salvatore Settis ha parlato di ‘missione impossibile’.

Non sarà un lavoro facile. Quando c’era il Polo museale esisteva una struttura funzionante e collaborativa, con al vertice Cristina Acidini, e nei vari musei i rispettivi Direttori. Ora sarà tutto diverso.

 

Ogni museo dovrà badare a se stesso, in base all’autonomia finanziaria; e quelli con minori entrate potrebbero avere vita difficile.

Auguro a tutti buon lavoro, e che le cose vadano bene.

 

E ora cosa farai?

Non lo so: se ci saranno proposte interessanti le prenderò in considerazione. Non farò l’uomo-ombra. Intanto attendo l’uscita per la fine di settembre di un mio libro dedicato a Botticelli, edito dal Centro D, alla collana cui si è dato vita dopo 12 anni. Nella prefazione ho scritto: «Non potevo chiudere il mio tragitto agli Uffizi senza dare un segno della mia stima a Luciano Berti».

Sotto la sua guida iniziai il mio percorso professionale: lo ricordo come illustre e profondo studioso di Botticelli e come un modello di direzione. Lo considero un mio secondo padre.

 

Alle 380 pubblicazioni e ai vari libri scritti, Natali aggiungerà dunque anche questo omaggio al ‘padre’, alla fine di un percorso iniziato nel segno di Botticelli e conclusosi con il recente allestimento, importante anche se provvisorio, delle sale botticelliane degli Uffizi.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore