giovedì, Settembre 19

L'addio di Natali alla guida degli Uffizi

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Da oggi i visitatori degli Uffizi potranno ammirare otto nuove sale oggetto di un nuovo allestimento dedicato al Quattrocento fiorentino e umbro, reso possibile da una generosa donazione (600 mila euro) della famiglia Ferragamo, nota in tutto il mondo per le sue creazioni che, come ha ricordato il Presidente del gruppo Ferruccio Ferragamo, «dall’humus culturale fiorentino l’azienda ha tratto notorietà e impulso». Il nuovo allestimento museografico e architettonico delle sale che vanno dalla 25 alla 32 (opera dell’architetto Antonio Godoli) dà nuovo valore ad artisti le cui opere pittoriche e poetiche sono il frutto di quell’umanesimo che «il quieto colore verde delle pareti intende rievocare», secondo quanto sottolineato dal Direttore Antonio Natali. «Privilegiare artisti e opere poco guardate, eppure importanti, concedendo loro adeguato e solitario spazio, evitando di confonderle con quelle di altri, è la realizzazione del mio concetto di ‘valorizzazione’, il quale secondo me non può essere stabilito dal solo valore economico». E così, in questo nuovo e raffinato allestimento, peraltro assai complesso, trovano degna esaltazione artisti importantissimi come Ghirlandaio, Baldovinetti, Perugino, Rosselli, Filippino Lippi, Piero di Cosimo, Lorenzo di Credi e Signorelli.

La presentazione di queste Sale è stata anche l’occasione per Natali di rivolgere il proprio sentito e affettuoso saluto a quanti in questi anni hanno avuto modo di collaborare con lui.

Non un cenno, una sola parola durante la presentazione sul fatto che questo è stato il ‘suo ultimo atto’ pubblico da Direttore della più celebre Galleria d’arte italiana e una delle più importanti al mondo, né una parola sul repentino avvicendamento alla guida del celebre museo che, dal prossimo mese di ottobre, sarà affidata al 47enne Eike Schmidt, di Friburgo, laureato in storia dell’arte medievale e moderna e con esperienze in varie parti, tra cui Minneapolis. Solo, in risposta alle insistite domande dei giornalisti, due battute a sottolineare il suo attuale stato d’animo: «Ora le mie notti ci guadagnano e sono sereno».

Come Dorando Petri, anche Antonio Natali è dunque ‘caduto’ proprio in vista dell’agognato e prestigioso traguardo (lui che ama lo sport comprenderà il riferimento) di completamento dei Grandi Uffizi. Ma ‘caduto’ è termine improprio, diciamo esce di scena non per una sua défaillance, bensì per una scelta decretata dall’alto, che prescinde dai meriti, dai risultati conseguiti, dalle sue alte competenze di storico dell’arte e di organizzatore. Antonio Natali lascia infatti l’incarico a testa alta, orgoglioso e fiero di quanto ha fatto. Citando San Paolo ha detto: «Ho combattuto la mia battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede». Ma al di là del clangore e dell’emozione del momento, abbiamo voluto conoscere, in separata sede, come Antonio Natali ha vissuto questa brusca interruzione di un’ attività e di un percorso che lo hanno visto dispiegare il proprio impegno di studioso e di organizzatore alla guida del più importante museo italiano e qual è il bilancio del suo operato.

 

Qual è il tuo reale stato d’animo?

Ora mi sento col cuore più leggero… dormo sereno, e gli attestati di stima e di solidarietà ricevuti in questi giorni sono stati per me una grande gratificazione. Ero a Budapest quando a metà agosto ho ricevuto la notizia della decisione presa dal Ministero. Da quel momento sono stato inondato di telefonate, sms ed e-mail di sostegno incondizionato e anche di affetto, a cui ho voluto rispondere a una a una, nessuna risposta uguale all’altra, dedicandovi quasi tutto il tempo del mio soggiorno ungherese.

 

Posso immaginare l’ampiezza di quest’ondata di attestati di stima. Del resto è circolata subito una petizione, che sta raccogliendo non pochi consensi, al Ministro perché riveda la sua decisione. È altresì noto che la sostituzione di tutti e venti i direttori aveva suscitato dure, aspre e ben motivate reazioni di autorevoli personalità del mondo della cultura e dell’arte. Val la pena di ricordarne alcune come quella di Salvatore Settis («tutto in un colpo solo: davvero una singolare procedura»), di Philippe Daverio («una ‘cialtronata’»), di Vittorio Sgarbi («una scelta dettata da provincialismo»), di Tomaso Montanari («una cosmesi del nulla il reality show dei direttori dei supermusei») e anche di uno studioso come Jean Claire, già direttore del Beaubourg e del museo Picasso: la riforma italiana dei musei – aveva dichiarato – non solo ha bocciato studiosi di comprovata competenza fra i più apprezzati al mondo, ma alla base vi è – secondo lo studioso francese – l’idea perversa di una trasformazione dei nostri musei in luna park, in macchine per incassare soldi, rinunciando alla loro funzione educativa.

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