domenica, Agosto 9

L’acqua sta finendo: la verità sul Sudafrica. Cosa fare per uscire dall’emergenza Sudafrica: solo un approccio coordinato tra Governo, società civile e cittadini può risolvere la crisi idrica

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La crisi idrica in Sudafrica sembra non avere fine. Il Governo si difende, orgoglioso di essersi mosso in qualche modo. Ha messo a punto dei piani, infatti,  promettendo di impegnarsi nella giusta direzione, in un tentativo disperato di tappare quei buchi di inefficienza che hanno portato il Paese dov’è ora. Secondo i dati, qualche miglioramento sembra esserci, ma la realtà è un’altra. Non c’è stata nessuna miracolosa e fulminea risoluzione. La strategia non basta e non basterà. La realtà è che l’acqua sta finendo. E l’emergenza non riguarda solo Città del Capo, e quindi la zona del Western Cape, colpita maggiormente, ma tutto il Paese che per anni ha sfruttato il proprio sistema idrico allo sfinimento.

L’emergenza continua ormai da anni. E’ dal 2016 che Città del Capo imposta delle ‘restrizioni’ e delle tariffe sull’utilizzo dell’acqua, nell’ottica di frenare quell’eccessivo consumo; da quando il piano è stato attuato, la città ha praticamente dimezzato il suo vecchio consumo idrico annuale, portandolo dagli oltre 1.1 miliardi di litri (nel 2016) a circa 590 milioni l’anno. Lo scorso mese, ad esempio, le limitazioni idriche hanno raggiunto il ‘livello 6’, uno scalino in più che si traduce nell’utilizzo massimo di 50 litri al giorno per residente. Chiaramente non senza difficoltà e lamentele.

E se a Città del Capo dovesse finire l’acqua del tutto? L’emergenza travolgerebbe con molta probabilità tutta l’area e si andrebbe incontro ad una migrazione di massa. Con molta probabilità, ne conseguirebbe un aumento del consumo in altre zone ed un nuovo sovra-sfruttamento. Per non parlare dei pericoli per la salute, per il settore agricolo e per la sicurezza dell’intera Nazione.

Anche nell’Eastern Cape, la strategia è divenuta più rigida e sia le restrizioni che le tariffe sono aumentate, specie nell’ultimo anno. I comuni, anche qui, stanno chiedendo ai cittadini il rispetto del tetto massimo dei 50 litri giornalieri. Stesso discorso anche per altre grandi città come Johannesburg o Durban dove si è attuato ancora il ‘livello1’ del piano.

Ora si sta usando meno acqua, è vero, ma l’accortezza è arrivata troppo tardi. E i politici, anziché preoccuparsi di trovare le soluzioni adeguate ed implementarle, appaiono impegnati al puntare il dito contro il primo di turno, pur di trovare qualcuno cui dare la colpa. Una colpa che è, in parte, anche la loro, che hanno continuato a far finta che il problema non esistesse. E poi, quel problema si è ingigantito ed è stata emergenza.

Diverse critiche sono state mosse sia all’African National Congress, lo storico partito al potere, che all’Alleanza Democratica, secondo partito nazionale: la loro colpa sarebbe quella di aver politicizzato l’emergenza. Senza cavarne fuori qualcosa di concreto. Una colpa che, però, non riguarderebbe solo il potere statale. L’amministrazione centrale, infatti, secondo Zach Donnenfeld, ricercatore dell’ISS, non avrebbe investito nello sviluppo e nella manutenzione delle infrastrutture di massa, e da parte sua, «l’Amministrazione locale non ha gestito la domanda in modo efficace».

L’andamento, sì, pare in miglioramento; lo sottolinea anche il ’South African Weather Service’, considerando i livelli delle dighe ed evidenziando che il 2015 è stato l’anno peggiore ma che la tendenza è al ribasso. I livelli delle dighe nella provincia del Capo Occidentale, ad esempio, erano del 18.3% qualche giorno fa, rispetto al 19% negli ultimi giorni di Marzo. Anche la Diga di Vaal, una delle principali fonti per la provincia di Johannesburg e Pretoria, era al 94.7%, contro l’83.5% della settimana prima. Ma parlare solo di dighe non consente di avere chiaro il quadro della situazione.

Da uno studio allarmante del 2015 dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, venne fuori che oltre un quarto degli ecosistemi fluviali del Sudafrica erano in pericolo critico. All’inizio di quest’anno, invece, il Dipartimento per l’Acqua ed i Servizi igienico-sanitari ha classificato il livello d’acqua di 243 fiumi su 565 come basso o molto basso. In altre, parole, le cose non sono migliorate così come sperato, quindi, nessuna illusione.

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