domenica, Settembre 27

‘L’Accordo politico è cosa del passato’, Haftar si mette alla guida della Libia Il generale ha annunciato de facto di prendere le redini del Paese, accogliendo le richieste della Camera dei Rappresentanti e di varie componenti della società civile libica, anche di Tripoli e di altre aree del Paese. Prosegue l’offensiva su Tripoli

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«Free Libyans! Abbiamo dato seguito alla vostra risposta alla nostra richiesta di annunciare la caduta dell’Accordo politico, che ha distrutto il Paese e condotto all’abisso, autorizzando coloro che ritenete idonei a guidare questo stadio. Esprimiamo il nostro onore al popolo libico per aver autorizzato il comando generale a intraprendere questa missione storica nelle attuali circostanze eccezionali e la sua revoca dell’accordo politico che fa parte del passato, secondo la decisione del popolo libico, unica fonte di autorità. Annunciamo quindi che il Comando generale delle forze armate accetta la volontà del popolo nonostante l’onere di questa fiducia, la molteplicità degli obblighi e l’entità delle responsabilità davanti a Dio, al nostro popolo, alla coscienza e alla storia». Sono state queste le parole fondanti del discorso televisivo del feldmaresciallo Khalifa Haftar alla Nazione, lunedì sera alle 21,00 ore locali, dopo l’hiftar, il pasto con cui i musulmani interrompono il digiuno nel periodo del Ramadan.

«Rimarremo sempre a disposizione del popolo libico e non risparmieremo alcuno sforzo per fermare la sua sofferenza. Servire i cittadini, proteggere i loro diritti, realizzare le loro speranze e aspirazioni e sfruttare tutte le risorse per le esigenze del bene pubblico. Questa sarà sempre la nostra principale priorità. Lavoreremo per creare le condizioni per la costruzione di istituzioni durevoli dello Stato civile secondo la volontà e le ambizioni del popolo libico mentre completiamo la marcia di liberazione fino a quando non si raggiunge il pieno successo» . Ha aggiunto Haftar.

Il generale ha annunciato de facto di prendere le redini del Paese, accogliendo le richieste della Camera dei Rappresentanti, il Parlamento libico internazionalmente riconosciuto, dei notabili di Zintan, Wadi Harawah, Wadi al-Shatii ed Ahwayrif, nonché dei Consigli locali di al-Beida, Sabha, e delle tribù orientali comprese la Al Awaqir ed Al Jwazi. Queste componenti sociali hanno rilasciato il 25 aprile comunicati in sostegno di Haftar affinché assumesse il potere in Libia, rispondendo all’appello del generale dello scorso 23 aprile di consegnare la Libia a qualcuno di capace. Il primo giorno di Ramadan, infatti, il comandante delle forze armate orientali aveva già parlato alla Nazione, accusando il Consiglio presidenziale di Tripoli di crimini paragonabili ad un alto tradimento verso la Libia e il suo popolo.

«Il Presidente ha sottovalutato la dignità del cittadino, ha trascurato la sovranità dello Stato e distrutto la sua economia» . Aveva detto Haftar, sottolineando che il Presidente Fayez al-Serraj ha sperperato le risorse petrolifere per sostenere le milizie, introducendo in Libia mercenari. «Il Presidente si vanta dei crimini commessi dalle organizzazioni terroristiche di Sabratha e Sorman», aveva tuonato. Haftar aveva concluso il suo discorso invitando i libici a delegare un’istituzione che sarà in grado di gestire il Paese, accogliendo positivamente l‘annuncio da parte del Presidente del Parlamento, Aguila Saleh Issa, di una nuova iniziativa politica che avrebbe portato all’elezione di un nuovo Consiglio presidenziale e alla formazione di un nuovo Governo di unità nazionale.

Poi, una rapida successione di eventi fino al discorso televisivo di ieri sera.
Tra il 25 e il 26 aprile centinaia di persone sono scese in strada in diverse città in sostegno del generale. Anche a Tripoli, ancora ostaggio delle milizie, gruppi di persone hanno espresso seppur timidamente il loro sostegno ad Haftar.
A Sirte, riconquistata a febbraio dall’LNA, i civili hanno portato in piazza la gigantografia del feldmaresciallo, mentre coloro che portavano i poster di Saif al-Islam Gheddafi sono stati dispersi ed arrestati dalle forze di sicurezza di Bengasi.
Anche l’Assemblea libica degli Intellettuali e degli Studenti si è espressa affinché fosse il capo delle forze armate a guidare il Paese fino alle elezioni.
Da qui, da questi fatti, da queste concitate ore, l’annuncio in mattinata da parte del Parlamento: su richiesta popolare, spetta al comando dell’Esercito libico assumere la guida della Libia e condurla fuori dallo stallo.

Haftar non ha fornito ulteriori dettagli su come intenda accettare questarichiesta del popolo’, nominandosi di fatto Presidente ad interim della Libia fino alla ricostruzione delle istituzioni, non ha sciolto né il Parlamento, né il Governo ad Interim di Abdullah al-Thini che è rimasto da parte fino ad ora, ma si è limitato a dichiarareuna cosa del passato’ l’accordo politico di Skhirat, che nel 2015 ha portato alla formazione del Governo di Accordo Nazionale (GNA), guidato dal tecnocrate Fayez al-Serraj e al riconoscimento di due Consigli aventi funzioni consultive: la Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk e l’Alto Consiglio di Stato a Tripoli. Queste due istituzioni non hanno mai avuto un peso specifico nell’equazione libica, seppur sempre presenti alle varie iniziative e conferenze internazionali.

L’ambasciata degli Stati Uniti in Libia ha già rigettato la proposta unilaterale di Haftar di modificare la struttura politica della Libia e lo ha invitato ad avviare un ‘dialogo serio’ con la controparte a Tripoli sui prossimi step per il Paese, nonchè per raggiungere una tregua umanitaria che consenta un adeguata risposta al nuovo coronavirus, Covid-19.
Precedentemente, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) aveva benvenuto la nuova proposta politica avanzata dal Presidente della Camera dei Rappresentanti, definendo positiva qualsiasi iniziativa che includa tutti intorno al tavolo del dialogo. Il capo ad Interim di UNSMIL, Stephanie Williams, aveva invitato il capo del Parlamento ad ascoltare inoltre la richiesta dei libici che a gran voce continuano a chiedere un cessate il fuoco, mentre rimangono vittime di bombardamenti indiscriminati.

Dall’altra parte, non si è fatta attendere la risposta di Fayez al-Serraj. Il Consiglio presidenziale di Tripoli ha accusato Haftar di portare avanti un colpo di Stato contro le legittime istituzioni libiche, indicando che l’annuncio del feldmaresciallo arriva dopo la sconfitta delle sue forze e il fallimento del suo progetto di ascesa al potere. In una nota rilasciata in serata, Serraj afferma che la mossa di Haftar «anticipa le richieste attese di ritenerlo responsabile per la sua avventura fallita che non ha ottenuto altro che uccisioni, ferimenti, lo sfollamento di centinaia di migliaia di civili e la distruzione di molte delle capacità della Nazione. Il suo progetto di riportare il Paese al dominio individuale e familiare e abortire le speranze dei libici di costruire uno stato civile democratico è fallito».
Serraj ha fatto appello al Presidente e a tutti i membri della Camera dei Rappresentanti ad unirsi ai loro colleghi a Tripoli e per continuare il ‘percorso democratico’ atto a raggiungere una soluzione globale attraverso le elezioni.
La nota conclude invitando i sostenitori del feldmaresciallo Haftar nella regione orientale a deporre le armi, a mettere fine agli spargimenti di sangue e a schierarsi con la patria. «C’è ancora un’opportunità oggi, quindi prendetela».

Nel suo discorso, Haftar ha dichiarato che le sue forze avrebbero continuato la loro offensiva a Tripoli fino alla fine, affermando «Free Libyans! Vi rendiamo omaggio per la vostra solidarietà e il supporto per le vostre forze armate e per il rinnovo della vostra fiducia nel loro comandante, ufficiali e soldati mentre procedono con le loro continue vittorie per liberare il Paese dal terrorismo. Le forze armate non avrebbero potuto ottenere queste vittorie senza la fiducia del popolo libico, a causa dei sacrifici dei vostri ufficiali e soldati con le loro vite e il loro sangue, per garantire la sicurezza del paese e affinché i libici possano vivere liberi sul proprio territorio».

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