domenica, Dicembre 8

La voce dell’Amazzonia Da Firenze, Sia Huni Kuin Kawinaka, leader della tribù Huni Kuin lancia un appello alla solidarietà con le tribù della foresta pluviale più importante del mondo, aggredita dalla deforestazione e dai roghi

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Sia Huni Kuin Kawinaka, leader della tribù Huni Kuin, una delle maggiori dell’Amazzonia, è in Italia per testimoniare quello che sta accadendo alla foresta amazzonica e raccontare la sua battaglia a difesa di questo grande polmone verde. “Sono qui per farmi portavoce della lotta pacifica che sta conducendo la mia popolazione e delle tradizioni millenarie che vogliamo poter continuare a portare avanti. È importante parlare della storia dell’Amazzonia e di quanto sta vivendo, per le popolazioni indigene la situazione è molto difficile, difficile è riuscire a coltivare le nostre tradizioni ancestrali come facciamo da anni e anni. L’appello è a difendere e garantire i diritti umani e civili, il rispetto di tutti e dell’ambiente”, ha detto Sian rivolto all’intero Consiglio Comunale di Firenze riunito nel Salone dei Duecento, che ha aperto i suoi lavori proprio con il suo intervento.

Huni Kuin‘, significa ‘popolo sincero‘. E le parole di Sia, che reca nel proprio nome  Huni Kuin Kawubaka il timbro della sincerità, sono riecheggiate nell’aula come un monito per tutti a raccogliere l’appello sincero ed accorato a produrre azioni di solidarietà con le tribù dell’Amazzonia che, come la sua, si battono contro lo sfruttamento, la deforestazione e i roghi di questa estate che hanno arso terre e foreste. «I roghi di questa estate hanno distrutto il 25% dell’area forestale, ha detto.  Per superare questo momento» – è il suo appello – «serve un governo umanitario per aiutare queste popolazioni,  che da millenni vivono in l’Amazzonia, che è la più grande foresta pluviale del mondo, ma anche la dimora ancestrale  di 1 milione di indiani»

Da anni  Sia sta lottando per la sua terra con azioni positive, come la creazione di una cooperativa che gestisce direttamente l’estrazione della gomma. Ma la scellerata politica di Bolsonaro mira a cacciare gli  indios dalle loro terre in nome di uno sviluppo che non è tale, anzi in molti casi le attività minerarie provocano inquinamento da mercurio delle acque, avvelenando l’ambiente e le persone che da millenni lo abitano e lo rispettano e che oggi si battono per la sua salvaguardia. 

Gli indios  sono divisi in 400 tribù, ognuna delle quali con una propria lingua, una propria cultura, il proprio territorio. Molte  di esse sono in contatto con il ‘mondo esterno’ da oltre 500 anni, altre non hanno mai avuto rapporti con le società cosidette ‘avanzate’ che, in realtà, producono devastazioni e deforestazioni per sfruttare quei polmoni di verde in pascoli destinati agli allevamenti per la produzione intensiva di ‘carne’ da immettere sui mercati mondiali. Eppure tutte loro  sono custodi delle risorse naturali della foresta amazzonica. E quella di Sia, che è una delle maggiori dell’Amazzonia, è in prima linea nella lotta per la difesa dell’ambiente, delle condizioni di vita e lavorative minacciate dalle politiche delle multinazionali. Quanto la loro lotta sia importante  per tutti noi, lo indicano già da una ventina d’anni gli scienziati nei loro rapporti scientifici internazionali: ogni minuto scompaiono 40 ettari di foreste in tutto il mondo per l’intervento dell’uomo, ogni giorno 50 mila ettari vengono disboscati, ogni anno 15 milioni di ettari vengono definitivamente persi.

Al ritmo di distruzione attuale le foreste tropicali scomparirebbero nel termine breve di una vita umana. Nell’Amazzonia e nelle foreste dell’America Centrale, la deforestazione ha raggiunto anche i 1000 km .quadrati  l’anno. Due ecologi americani denunziavano in un loro celebre libro (‘Le foreste pluviali e la società degli hamburger’) gli effetti  devastanti della trasformazione della foresta pluviale in terra da pascolo (‘hamburger per gli Usa’) fino a  ridursi a deserto in pochi anni. La scomparsa delle foreste tropicali, ecosistemi con milioni di varietà di piante e animali che  mantengono in equilibrio il ciclo naturale della produzione di ossigeno e dell’assorbimento dell’anidride carbonica, provocherebbe veri e propri cataclismi anche nelle regioni del mondo più lontane da esse. Questo denunciavano gli scienziati ecologisti. E oggi, purtroppo,  gli effetti di queste terribili previsioni si avvertono ogni giorno, a partire dal cambiamento climatico e dalle sue conseguenze devastanti. Alle loro grida, altre si sono aggiunti e fatte sentire con forza e autorevolezza: la voce più elevata è quella di papa Francesco attraverso l’Enciclica Laudato sì,  che rappresenta una delle proposte più alte del pensiero religioso e ambientalista e che pone con forza l’obbiettivo di una “ecologia integrale”.

Quindi, l’assunzione di un nuovo paradigma, che considera il clima come un bene comune, di tutti e per tutti. Per cui  «l’umanità  è chiamata a prendere coscienza della necessità  di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere   scelte che producono o accentuano il riscaldamento climatico.  La  liberazione dal paradigma tecnocratico imperante – è scritto ancora nell’enciclica – avviene di fatto in alcune occasioni. Per esempio, quando comunità di piccoli  produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico». Rispondendo alle nostre domande, Sian ha dichiarato di apprezzare molto l’opera del Papa a difesa del pianeta e di vicinanza ai poveri, che sono i più colpiti  dai devastanti effetti del cambiamento climatico. Anche le tribù dell’Amazzonia ci richiamano tutti ad diverso stile di vita –sono le parole con cui il Presidente del Consiglio comunale di Firenze, Luca Milani,  si è rivolto a  Sian per ringraziarlo di quanto le popolazioni delle foreste pluviali stanno facendo  e nel consegnarli una riproduzione dell’Amazzonia tratta dalle Carte geografiche del ‘500 che si trovano nella sala dei Mappapondi antichi di Palazzo Vecchio. “La  presenza di Sian inoltre è ancor più significativa adesso che papa Francesco sta compiendo il sinodo dell’Amazzonia. Il tema dello sfruttamento dell’Amazzonia è sempre più urgente, ha ripercussioni per tutti noi e ci ricorda quanto la difesa dell’ambiente rappresenti una priorità a ogni livello. Sono tante le azioni di Palazzo Vecchio già in atto su questo fronte e nelle prossime settimane dedicheremo un consiglio ad hoc a questo tipo di interventi”.

Quanto sostenuto nell’Enciclica trova riscontro nelle posizioni degli  scienziati più illuminati, che da anni levano la propria voce riguardo alla necessità di affermare un ‘nuovo paradigma’, assumendo la consapevolezza che l’uomo è parte della natura e non il padrone di essa. E che il tecnologismo e lo scientismo sono pericolosi quanto l’industrialismo.

Sian è arrivato a Firenze  su invito della consigliera comunale Antonella Bundudi Sinistra Progetto Comune, ma l’intero consiglio comunale si è stretto attorno a  Sia Huni Kuin Kawinaka,  non solo per  una fotografia di gruppo, ma anche per cercare una declinazione a livello locale dell’ impegno generale da condursi per un cambio di mentalità e di prospettiva.  Oggi le parole del leader Sia Huni Kuin ci hanno fatto capire che l’Amazzonia non è così lontana – fa presente Leonardo Calistri, presidente commissione Ambiente e proponente un ordine del giorno firmato anche da colleghi Pd.  E’ la foresta pluviale più importante al mondo, ha un ruolo fondamentale per l’equilibrio del pianeta e ora è letteralmente sotto attacco, a causa anche delle politiche ‘sovraniste’ del presidente del Brasile che non tutela come dovrebbe questa vera e propria ricchezza. Sulla vicenda del cambiamento climatico e del riscaldamento globale non può esserci lieto fine se non si protegge l’Amazzonia. Dobbiamo riaffermare con forza i diritti di queste popolazioni, per la loro terra, la loro cultura e spiritualità, non solo a parole ma con una conversione culturale, per non tradire i nostri giovani, il loro futuro, il nostro pianeta che è la nostra casa comune”. E a conclusione del dibattito consiliare, tutti d’accordo sull’ordine del giorno:  ‘L’Amazzonia è patrimonio dell’umanità’.Che implica azioni di sostegno concreto alle popolazioni indigene dell’area amazzonica.  Buone intenzioni. Ma in realtà cosa possono fare le città di fronte a fenomeni di queste dimensioni?  Molto possono fare è la risposta che, anche in questa circostanza, viene da Firenze: al di là di una grande iniziativa per estendere le aree verdi, l’amministrazione ha aderito al Patto europeo dei sindaci per l’energia e il clima e al protocollo ‘Plastic free challenge’ e a inizio legislatura è stata lanciata simbolicamente la dichiarazione per lo Stato di emergenza climatica”. “Portare avanti con ancora più forza le politiche ambientale è quanto mai necessario e urgente. Mai come adesso dobbiamo pensare globale e agire locale”.

A distanza esatta di una settimana dalla presenza in Palazzo Vecchio di Richard Gere e delle sue ferme prese di posizione a sostegno dei migranti, contro la politica di Trump di abbandono dei curdi che in Siria hanno combattuto contro l’Isis, e per una politica più umana, ecco ora Sia Huni Kuin Kawinaka, leader  di una importante tribù amazzonica, lanciare, dallo stesso Palazzo Vecchio, un nuovo appello a difesa del loro diritto all’esistenza e della foresta amazzonica, polmone fondamentale dell’intero pianeta. Sarà raccolto? E in che misura?  Lo vedremo presto. Ma intanto, da un comune italiano è partito un segnale, un’indicazione importante a difesa dell’Amazzonia e del pianeta.

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