domenica, Gennaio 24

La violenza di vegetariani e animalisti Che differenza c’è tra la coscia di pollo e la foglia di lattuga? E quanta violenza c'è negli animalisti?

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Vegetariani

Si può essere vegetariani in vari modi. Quello di chi dice: La carne non mi piace”; o quello di chi dice: Mangiare un animale che fino a poco prima si muoveva mi fa impressione e non ci riesco”. E fin qui tutto a posto, ognuno ha la sua sensibilità.  Poi, però, ci sono quelli che ne fanno una questione ideologica, quasi religiosa, come quello che dice: “Uccidere gli animali è un atto contro natura, va rifiutato; oppure: “Gli animali sono esseri senzienti, hanno un’anima come noi. Mangiare un animale è un omicidio, va proibito; o anche: “Il Signore ci ha creato tutti uguali sulla terra. Non abbiamo il diritto di uccidere gli animali. Chi lo fa è un essere blasfemo che va punito”. E qui le cose non vanno più bene.

L’uomo è un animale della specie ‘homo sapiens sapiens’ che si è evoluta da altre specie su questa terra in centinaia di milioni di anni, sviluppando una caratteristica molto comune nel regno animale e anche in quello vegetale: è onnivoro, cioè si nutre di carne, pesce, vegetali e anche minerali, dunque tutto ciò che proprio la natura ci offre. Contro natura sarebbe trasgredire a questa caratteristica evolutiva, rifiutare la carne è dannoso alla nostra salute perché noi siamo fatti così, non per scelta, ma per ragioni naturali non culturali.

E’ certamente vero che qualcuno riesce a sopravvivere anche solo con i vegetali, ma lo fa stando molto attento al giusto bilanciamento dei nutrienti per sostituire le proteine della carne che gli vengono a mancare. Per farlo bene gli conviene andare da un valido nutrizionista, non ideologico, che lo istruisca a dovere. Gli argomenti ‘religiosi’ dei vegetariani (o vegani che sono ancor più rigorosi) attengono ad una forma di ‘fede’ e come tali non discutibili. C’è poco da dire.

Io che, invece, sono un carnivoro non ideologico, bastian contrario senza fede, qualcosa la dico. Se gli animali non si possono uccidere perché sono esserisenzienti’, ricordiamoci che anche le piante lo sono, e al riguardo ci sono interessantissimi e molto qualificati studi scientifici sulla sensibilità e gli organi di senso delle piante. Strappare una foglia di lattuga nell’orto non è forse un atto violento? Chissà cosa ne pensa la piantina? Dirà “sì, sì fai pure, mi piace, tanto poi rinasce”? Siamo sicuri?

Il ‘problemaprincipale delle piante (‘problema’ nel loro rapporto con gli esseri umani) è la comunicazione. Sono inespressive, non parlano e non si muovono.  E quindi le trattiamo come minerali. Ma non è sempre così: quanti parlano con le loro piantine sul davanzale della finestra? Sorridono loro, le accarezzano amorevolmente. Non si muovono? Ma i girasoli che guardano il sole non li avete mai visti? E l’edera che piega i montanti della gabbia di metallo in cui l’abbiamo chiusa, lo fa per sport? Per non parlare delle piante che si inviano messaggi di pericolo quando vengono aggredite?

La violenza, noi uomini, tutti, vegetariani e onnivori, la esercitiamo anche sulle piante. Strappare un frutto da un albero o un fiore da un roseto, è un gesto delicato? Frutti e fiori sono gli organi della riproduzione delle piante, noi glieli strappiamo disinvoltamente, col sorriso sulle labbra. Il/la vegano/a, tanto sensibile con gli animali senzienti, nel ricevere in dono un bel mazzo di rose o un cesto di splendide mele appena colte, cosa fa? Sorride e ringrazia? 

Dovrebbe riflettere, invece, su quante piante hanno sofferto per quel dono e sulle contraddizioni della sua ideologia, prima di ringraziare ed accettarle. E della violenza degli animalisti ne vogliamo parlare? Posto che bisogna distinguere gli animalisti dai vegetariani, non necessariamente, infatti, i vegetariani sono animalisti e gli animalisti sono vegetariani. Secondo il Rapporto Eurispes 2014: il 7,1% della popolazione italiana (4,2 milioni di persone) è vegetariana (6,5% vegetariani, 0,6% vegiano), e, quasi un terzo (31%) dei vegetariani e vegani ha scelto questo tipo di alimentazione per rispetto nei confronti degli animali, un quarto (24%) perché fa bene alla salute, il 9% afferma di farlo per tutelare l’ambiente.

Prendete i social. Gli animalisti ogni giorno ‘postano’ immagini di animali o perché sono particolarmente teneri e carini o perchè sono stati violentemente maltrattati. E subito è un fiume di ‘mi piace’. Quando si tratta di maltrattamenti particolarmente cruenti (e qui le immagini indulgono in macabri particolari) è un profluvio di commenti rivolti ai maltrattatori. Ebbene, non sono sacrosanti commenti di riprovazione, o sdegnato e veemente rimprovero, si tratta di veri e propri insulti di una violenza adeguata alle immagini, ad un livello tale che mi vergognerei a riportarne qui alcuni, anche solo come esempi di turpiloquio rivolti a persone sconosciute. Ma sono insulti che rivelano un’ansia ed un’aggressività impensabili in persone normali.

Orbene, capisco che chi ama molto gli animali si senta turbato quando qualche rappresentante della specie umana li maltratta, ma l’urto della loro sensibilità sfocia in un sussulto di odio per gli umani, talmente violento da augurar loro una morte lenta, violenta, piena di sofferenze, nel cliché dei più macabri film di Tarantino. Lo spaccato socio culturale che ne viene fuori sembra rivelare una natura più vicina a quella dei maltrattatori di animali contro cui si scagliano che a quella di chi invece gli animali li rispetta.

 

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