domenica, Agosto 18

La via africana della seta: la Cina di OBOR si prende il continente

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I porti di Mombasa e Lamu sono tra i più importanti per il commercio con l’Asia e, assieme a Dar El Salamam (Tanzania), assicurano lo sbocco commerciale sul mare a Sud Sudan, Burundi, Est del Congo, Rwanda e Uganda. Il Kenya è anche un importante mercato per la Cina: 63,4 miliardi di PIL e 46 milioni di abitanti. Il progetto OBOR per il Kenya prevede (per il tratto marittimo) l’ampliamento e la modernizzazione del porto di Mombasa e la costruzione di un nuovo, moderno e iper tecnologico porto a Lamu.

Per il tratto terrestre: la realizzazione di ferrovie e oleodotti che collegano Kenya, Etiopia, Rwanda, Burundi, Sud Sudan, Uganda. La sola linea ferroviaria sarà di 2.700 km di cui 610 km (nel tragitto Mombasa-Nairobi). Domani, il Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, inaugurerà, al fianco del Consiglierie di Stato cinese Wang Yong, la nuova linea ferroviaria Nairobi-Mombasa. Questa linea ferroviaria è il più importante progetto infrastrutturale avviato nel Paese dall’indipendenza, nel 1963, e permetterà di trasportare passeggeri e merci dalla capitale Nairobi alla città portuale di Mombasa, sull’Oceano indiano.
La Cina fornirà anche moderne locomotive, container cargo e carrozze passeggeri. Una volta terminata questa ferrovia triplicherà i movimenti di merci e persone tra gli Stati dell’Africa Orientale con grandi benefici di mobilità a basso prezzo. Il costo di realizzazione non è stato chiaramente dichiarato, ma il 90% dei finanziamenti proveranno dalla China’s Exim Bank.
Le reti ferroviarie e oleodotto e il potenziamento dei porti di Mombasa e Lamu assicureranno una rapida ed economica via di esportazione per il petrolio keniota, sud sudanese e forse anche parte di quello ugandese.

I media occidentali hanno duramente criticato la scelta cinese di includere solo 3 Paesi africani nel mega progetto OBOR. Hanno accusato Pechino di uno sviluppo in Africa selettivo e conveniente ad assicurarsi l’esportazione delle materie prime africane.  Le accuse sono ben lontane dalla realtà e sembrano essere frutto di una intenzionale disinformazione o dell’incapacità occidentale a comprendere le mosse cinesi che seguono la pianificazione marxista dell’economia attraverso piani quinquennali e decennali.
I tre Paesi africani inseriti nel OBOR sono stati individuati per le loro strategiche posizioni geografiche. Fungeranno come porte per le importazioni e le esportazioni di metà del Continente verso Occidente e Asia. Queste porte saranno collegate con le infrastrutture realizzate o in fase di realizzazione e finanziate con investimenti non collegati a OBOR. Tra esse ricordiamo la ferrovia che unirà Angola, Repubblica Democratica del Congo e Zambia. Il tratto ferroviario del Kenya e Africa Orientale verrà unito al tratto ferroviario in fase progettuale Repubblica Centrafricana Camerun. Un volta completate queste infrastrutture l’Oceano Indiano sarà collegato via terra con l’Oceano Atlantico, da Lamu (Kenya) a Douala (Camerun), con il chiaro intento di collegare le economie e rafforzare gli scambi commerciali tra l’area anglofona dell’Africa Orientale e l’area francofona dell’Africa Occidentale. Un lungo cammino di oro, diamanti, coltan, petrolio e gas naturale…

L’integrazione tra singoli progetti e la via della seta è evidente nella East African Community (Comunità Economica dell’Africa Orientale). Un progetto di network ferroviario regionale integrerà il principale progetto OBOR (rete ferroviaria Lamu Kenya-Juba Sud Sudan) che si dovrebbe congiungere con il tratto Douala – Bangui. Il network regionale collegherà Burundi, Rwanda, Kenya e Tanzania aumentando il trasporto di merci e persone. Collegato alla linea ferroviaria continentale Lamu-Douala, il network regionale permetterà a Paesi privi di sbocco sul mare  -Burundi, Rwanda e Uganda- di collegarsi rapidamente al network import-export assicurato dal OBOR.
Questo comporterà una drastica riduzione del costo di trasporto (al momento su strada) in quanto statisticamente il trasporto ferroviario di merci aumenta il volume di merci trasportate del 28% e diminuisce il costo di trasporto (rispetto quello via strada) del 42%. Il costo di questo network ferroviario regionale è stimato sui 12.8 miliardi di dollari, per la maggior parte finanziati da banche cinesi. Altri progetti si collegano a OBOR, quali il potenziamento della navigazione commerciale sul Lago Vittoria e l’espansione del traffico commerciale aereo tramite il potenziamento dei principali aeroporti dell’Africa Orientale.

Altri progetti riguardanti gli idrocarburi fanno da collorario alla nuova via della seta. A titolo di esempio, il progetto del oleodotto nell’Africa Orientale che collegherà la produzione di petrolio keniota con i Paesi dipendenti da questa fonte energetica  -Burundi, Etiopia, Rwanda. Anche la Tanzania sarà inserita nel progetto. Il Governo keniota si è impegnato ad assicurare un potenziamento dei depositi di stoccaggio del greggio, sfruttando la via marittima del Lago Vittoria anche per le esportazioni di gas naturale.

La via della seta africana comprime, in una morsa d’acciaio, le potenze occidentali, intente, negli ultimi 20 anni, a creare conflitti ovunque e a combattere uno ‘strano’ terrorismo ipoteticamente di matrice islamica. Il network di infrastrutture OROB collegheranno l’Africa del Sud al Mediterraneo e l’Africa Occidentale con quella Orientale. Il passaggio tra il Mediterraneo e l’Asia sarà controllato da Pechino tramite il canale di Suez e Djbouti. Le infrastrutture OROB completeranno il network di infrastrutture realizzato precedentemente, formando un network stradale, ferroviario, marittimo ed areo a livello continentale.

Il colpo di grazia all’Occidente è stato inflitto da Pechino avendo creato tutte le condizioni per il Mercato Unico Africano, un progetto politico-economico essenziale al riscatto economico dell’Africa e alla vittoria della Black Dignity, originata dall’antica diaspora afro-americana. L’Unione Africana intende aumentare del 50% gli scambi commerciati tra Paesi membri entro il 2025. Per quella data gli scambi commerciali nel continente dovrebbero raggiungere il 64%. Una percentuale che occulta una realtà ben conosciuta dalle multinazionali europee e americane: la drastica diminuzione delle esportazioni di materie prime verso l’Occidente necessarie per lo sviluppo industriale africano e il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni.
La Cina sta cercando di arginare il futuro deficit di importazione delle risorse naturali africane con la delocalizzazione di una consistente fetta del suo apparato industriale. In misura minore anche l’India aspira a delocalizzare parte della sua industria in Africa.  Queste strategie evidenziano che Cina e India saranno i principali protagonisti della rivoluzione industriale africana. Il network OBOR africano avrà, così, una duplice funzione: importare ed esportare prodotti dalla Cina  all’Africa e aggredire i mercati occidentali con il ‘Made in Africa’.

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