mercoledì, Agosto 21

La via africana della seta: la Cina di OBOR si prende il continente

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Senza il Canale di Suez la rotta marittima della via della seta non è realizzabile. Questo rende l’Egitto un partner indispensabile per il OBOR. Non è un caso che l’Egitto sia, al momento, l’unico Paese africano ad aver firmato l’accordo di collaborazione OBOR, nel gennaio 2016. Kenya e Djibouti non hanno al momento firmato alcun accordo globale legato al OBOR. Le realizzazioni delle infrastrutture OBOR nei due Paesi africani potrebbero essere regolamentate da singoli accordi di progetto di cooperazione bilaterale. Pechino ha dovuto sborsare 6,2 miliardi di dollari per assicurarsi la fedeltà del Presidente Abd al-Fattah Al-Sisi. Un miliardo di dollari sono stati versati presso la Banca Centrale Egiziana per contribuire a progetti di sviluppo commerciale e industriale. Un prestito di 700 milioni di dollari è stato accordato dalla Cina alla National Bank of Egypt. Infine la Cina sborserà 4,5 miliardi di dollari per la realizzazione della nuova capitale amministrativa egiziana che sorgerà a 45 km est del Cairo.
La necessità di inglobare l’Egitto nella nuova via della seta rafforza il regime del Generale-Presidente Al-Sisi, rendendo impossibile a medio termine qualsiasi vittoria di movimenti popolari democratici. Oltre ad assorbire sostegno politico e finanze dalla Cina, Al-Sisi sta assorbendo alleanze e finanziamenti dall’Occidente. Diventando un alleato strategico indispensabile per le questioni nord africane e mediorientali, il regime di Al-Sisi allontana l’eventualità che qualche potenza occidentale o asiatica possa compiere attività eversive o supportare l’opposizione democratica o favorire eventuali proteste sociali per una seconda primavera araba.

Il progetto OBOR si concentra nella espansione del Canale di Suez, realizzazione che durerà 10 anni, con un costo iniziale di 230 milioni di dollari. Il potenziamento del Canale di Suez è collegato al rafforzamento dell’apparato industriale egiziano, grazie alla creazione della Zona Economica Cina Egitto che sorgerà nelle prossimità di Suez. La zona economica sorgerà su un’area di 6 Km quadrati e la produzione sarà orientata verso l’export. La prima fase prevede la costruzione di un hub logistico di 2 Km quadrati. Mentre l’hub inizierà ad essere attivo verranno costruiti impianti industriali ad alta tecnologia, business center, uffici e infrastrutture di ristorazione e ricreative sui restanti 4 Km quadrati. L’impatto occupazionale è enorme. Per la realizzazione delle infrastrutture si prevede il fabbisogno di 8.000 lavoratori qualificati e non. L’hub logistico impiegherà 2.000 dipendenti, mentre quello industriale dai 6 agli 8.000 dipendenti.

«Gli sforzi finanziari di Pechino sono tesi ad assumere il controllo del Canale di Suez per assicurarsi la rotta marittima che collega l’Asia con l’Europa. Assieme al controllo di Djibouti, quello di Suez procurerà immensi benefici alla Cina, ponendo l’Occidente in una situazione subalterna. L’ampliamento del Canale di Suez metterà per la prima volta nella storia la Cina in condizione di controllare il Mediterraneo», spiega il IORS Journal of Humanities and Social Sciences nella sua edizione del dicembre 2016.

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