domenica, Agosto 18

La via africana della seta: la Cina di OBOR si prende il continente

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Djibouti, Egitto e Kenya hanno un PIL complessivo di 395,8 miliardi di dollari (4% del PIL africano) e una popolazione di 138 milioni di persone.
In Djibouti sono 14 i progetti legati alla via della seta, per un investimento di 9,8 miliardi di dollari. Un finanziamento a parte (590 milioni di dollari) è stato stanziato per la realizzazione della base militare cinese, il cui principale obiettivo sarà quello di proteggere il tragitto più sensibile e pericoloso (Corno d’Africa, Golfo del Aden, Mar Rosso)  del corridoio marittimo OBOR dal Oceano Indiano al Mediterraneo.
Tre sub-obiettivi della base militare: monitorare e forse impedire il commercio di armi occidentali che utilizza il corridoio Mediterraneo-Mar Rosso-Oceano Indiano per supportare gli eserciti dei Paesi asiatici alleati degli Stati Uniti e Unione Europea e per continuare ad alimentare i focolai di guerra nella Penisola Arabica, vedi Yemen. La base militare servirà anche come porto per le navi commerciali cinesi e come base operativa per intervenire militarmente e rapidamente in eventuali conflitti sfavorevoli agli interessi cinesi in Nord Africa, Corno d’Africa, Penisola Arabica e il sud est asiatico. La base militare ospiterà il 18% della forza marittima militare cinese. Un chiaro segno che a medio termine la Cina considera necessario costruire il suo deterrente militare  in Africa per contro-bilanciare l’aggressività occidentale, già evidente per la perdita progressiva del controllo delle risorse naturali africane.

Il mercato djiboutino (887.900 abitanti, 1,58 miliardi di dollari di PIL) è troppo limitato per interessare direttamente Pechino, oltre la posizione strategica che occupa il Paese. L’obiettivo cinese è di trasformare Djibouti nel principale alleato militare del Corno d’Africa con l’obiettivo a lungo termine di sloggiare le basi militari americane e francesi una volta che il contratto d’affitto sia scaduto. Una decisione che Djibouti può prendere solo se appoggiata da Cina e Russia. Stati Uniti e Francia stanno già perdendo terreno nell’egemonia del controllo militare della rotta marittima Oceano Indiano-Mediterraneo. A nulla è servita la loro opposizione all’accordo con Pechino per la base militare.
Già si ventila la volontà del Governo di Djibouti di raddoppiare, se non triplicare, l’affitto della base Camp Lenonnier (condivisa dalle truppe francesi e americane) per rendere insopportabile il costo dell’unica base militare occidentale nella regione. Il Paese è diventato, proprio per le basi, un centro di tensione internazionale.  L’obiettivo cinese è chiaro. Con il controllo di Djibouti e del Canale di Suez Pechino intende cacciare via gli Stati Uniti dal Corno d’Africa e controllare la principale rotta marittima utilizzata dai Paesi europei e dai Paesi dell’America del Nord.
Alleanza e investimenti cinesi hanno reso il piccolo Stato africano il più importante Paese africano a livello di geo-strategia internazionale. L’aumento della presenza militare americana in Somalia e i nuovi aiuti concessi a Mogadiscio nella recente conferenza di Londra devono essere visti nella logica di contenere l’espansione della Cina nel Corno d’Africa.

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