lunedì, Agosto 3

La Turchia combatte il terrorismo o l’ascesa del Kurdistan? Quale sarà l’obiettivo che la Turchia ha scelto di colpire: l’ISIS o i curdi?

0
1 2


Beirut – Seduto in cima a un incrocio di diverse linee geopolitiche, la Turchia ha tradizionalmente seguito le orme del suo padre fondatore, Mustafa Kemal Ataturk, soprattutto quando si tratta di politica estera; Nella cooperazione estera e nella collaborazione, piuttosto che nell’aggressività militare e nell’espansionismo politico, per garantire sia la sua prosperità e che la sicurezza. Tale moderazione probabilmente ha permesso alla Turchia di diventare la potenza regionale che è oggi, un gigante seduto tra est e ovest, un ponte tra le nazioni e i continenti, spesso il pacificatore e più volte il peacekeeper. Ma parliamo del passato.

Rompendo con la tradizione, la Turchia sta già avanzando su territori inesplorati, giocando con il terrore e la sicurezza nazionale per aumentare la propria posizione egemonica. Come hanno dimostrato i recenti attacchi, un tale cambio di direzione ad Ankara potrebbe ritorcersi contro e far precipitare la Repubblica nell’instabilità, facendo cadere il domino regionale. È interessante notare come tale cambiamento nella politica estera della Turchia non sia venuto per mezzo di una tornata elettorale, come spesso avviene, ma piuttosto attraverso il consolidamento del potere del potente Partito della Giustizia e dello Sviluppo, l’AKP.

Se le elezioni in Turchia lo scorso giugno non sono riuscite a fare molto in termini di cambiamento di governo (l’AKP è riuscito infatti a cavalcare l’onda del malcontento), lo stesso non si può dire della politica estera del Paese. La Turchia oggi innegabilmente sostiene la linea dura ed è certamente determinata a far valere la sua volontà, se necessario con la forza militare. La vera domanda è: Quale sarà l’obiettivo che la Turchia ha scelto di colpire: l’ISIS o i curdi?

Mentre Ankara è stata naturalmente chiamata a contrastare i progressi degli eserciti jihadisti e a impegnarsi, a fianco dei suoi alleati occidentali, a riportare la pace e l’ordine in Medio Oriente, per spianare la strada alla presunta costruzione della democrazia, la ‘voce’ della politica interna della Turchia ha cantato a una melodia molto diversa.

Come spesso accade, è la posizione della Turchia nei confronti del terrore che determinerà quale strada prenderà il Paese, e ancora più importante, quali ripercussioni dovrà affrontare come nazione. In questo particolare momento la Turchia, o meglio il presidente Recep Erdogan e il suo Akp, hanno due obiettivi che non nascondono e che vogliono vedere realizzati: la caduta del presidente siriano Bashar Al Assad e la neutralizzazione delle aspirazioni nazionali del Kurdistan.

L’arrivo dell’ISIS e dei suoi progressi catastrofici in Medio Oriente hanno drammaticamente trasformato la dinamica delle ambizioni turche, sconvolgendo e contraddicendo un piano altrimenti perfettamente strutturato. Ankara deve affrontare ora un enigma in quanto la lotta all’ISIS si tradurrebbe non solo in un sabotare i propri obiettivi nella regione, ma potrebbe potenzialmente rendere vulnerabile la sua sovranità territoriale prima di tutto ai curdi. E questo è qualcosa che il governo turco non potrebbe tollerare, nemmeno se Washington e tutta la NATO dovesse chiedere in ginocchio chiesto.

Non si può negare che, impegnando i peshmerga come hanno fatto, gli eserciti dell’ISIS hanno fatto un ottimo lavoro nell’esaurire le altrimenti crescenti ambizioni nazionali. Ma la Turchia non è semplicemente seduta a guardare il nemico nel suo piano di guerra, ma Ankara appare impegnata in un gioco pericoloso in cui in realtà mira alle forze curde mettendo in piedi una barriera protettiva contro l’ISIS coprendo tutto con la guerra al terrorismo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore