sabato, Maggio 30

La tortura continua a non essere reato field_506ffbaa4a8d4

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Non sai davvero più se ridere o piangere. Ci si inchina certamente alla scienza della signora Maria Elena Boschi, attuale Ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, laureata con 110/110 in Giurisprudenza; ed è più che comprensibile che difenda con le unghie e con i denti la sua riforma della Costituzionale. Ma come si fa a dire che tra le sue tante proprietà, ha quella di costituire uno strumento per battere il terrorismo internazionale e islamista? Anche perché poi il ministro dell’Interno Angelino Alfano, mai sia che perda la battuta, al riguardo, ed eccolo pronto a dire che è una vera fortuna che ieri non si sia approvata, in Senato, la normativa che punisce il reato di tortura, in conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984, ratificata dall’Italia nel lontano 1988, e da allora rimasta lettera morta. Una fortuna, che approvare in Italia il reato di tortura significherebbe, dicono gli esponenti del centro-destra, di fatto impedire alle forze dell’ordine di poter svolgere il loro essenziale lavoro. Di più: i terroristi islamici ne avrebbero grande vantaggio…

Corbellerie”, reagisce Patrizio Gonella, presidente dell’associazione Antigone. “Chi sfrutta il terrorismo per respingere l’introduzione del reato di tortura è contro la giustizia, e si macchia, moralmente, di crimini contro l’umanità”. L’Italia, aggiunge, “aspetta da ventotto anni di uniformarsi alla comunità internazionale. Il presidente del Consiglio Renzi, il ministro della Giustizia Orlando, e il sottosegretario alla Giustizia Migliore si sono espressi sulla necessità di avere questo reato. Non si può aspettare oltre. Il reato di tortura, è utile ribadirlo ancora, non è un reato contro le forze dell’ordine, ma un reato a favore di chi, la maggior parte degli operatori di polizia, nel rispetto dei diritti umani, svolge quotidianamente il proprio lavoro”.

In effetti non si dovrebbe mai dimenticare che ci sono carabinieri, poliziotti, appartenenti alle forze dell’ordine cui si deve gratitudine per quello che fanno; capaci di sacrifici estremi, e possono bastare, per tutti, tre nomi: il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa e il commissario Boris Giuliano, massacrati da Cosa Nostra. O il maresciallo Giuseppe Giangrande, ferito da uno squilibrato; e ancora oggi ne patisce le pesanti conseguenze. Provate a immaginare cosa potrebbero essere le nostre città, se per un solo giorno non ci fossero queste donne e questi uomini in divisa…

Vero è che accanto a questi eroi, ci sono anche persone che sono l’opposto: Responsabili di episodi che sconcertano, inquietano. Una normativa che preveda il reato di tortura e lo punisca, “semplicemente” renderebbe sarebbe più difficile il ripetersi di terribili pagine come quella costituita dalle violenze gratuite e indiscriminate alla scuola Diaz e nel carcere provvisorio di Bolzaneto, in occasione dei giorni del G8 del 2001 a Genova. Violenze, lo dice la sentenza della magistratura commesse da agenti e funzionari dello Stato colpevoli di gravi violazioni, al di là di ogni principio di umanità; inermi cittadini, come l’ultrasettantenne Arnaldo Cestaro hanno subito un trattamento inumano e degradante. Come confessò anni dopo il vice-questore Michelangelo Fournier, «sembrava una macelleria messicana».

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