venerdì, Novembre 15

La Thailandia ha perso terreno in competitività: ora corre ai ripari Le leggi thailandesi molto restrittive nei confronti dei prodotti e delle imprenditorie straniere finora si sono rivelate un boomerang negativo per l’Economia thailandese

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La Thailandia sta meditando di rendere più “aperte” le accessibilità ad alcune categorie imprenditoriali ed economiche per potenziali investitori stranieri, come peraltro riportato dalla stampa nazionale lo scorso 26 Marzo. Si tratta degli esiti di studi di settore condotti di recente, i cui risultati sono stati resi pubblici a mezzo stampa e mostrano un cambio di direzione rilevante da parte del management nazionale della materia economico-finanziaria nazionale thailandese. E che ci si trovi al cospetto di decisioni importati è denotato dal fatto che fino ad oggi l’Economia thailandese, seppur disponibile ed in certi tratti anche avida di investimenti diretti stranieri e di varie forme di intervento economico e finanziario dall’estero al fine di operare nella macchina produttiva thailandese, ha sempre frapposto una Economia parecchio difensivista, caratterizzata –ad esempio- da alti dazi doganali sui prodotti importati -specialmente dall’Occidente- e protettiva verso la propria manodopera, le proprie risorse e persino regolamentando in modo estremamente chiuso l’accesso ad alcune categorie professionali che agli stranieri sono vietate per legge.

Scendendo nel dettaglio e facendo degli esempi, se un occidentale sia di professione ebanista o falegname, in Thailandia non potrà esercitare quel lavoro poiché è riservato –come previsto da specifiche leggi nazionali- solo ai cittadini thailandesi. Ulteriore esempio: nel caso in cui un soggetto imprenditoriale individuale o societario, con capitale e personale occidentale, voglia aprire un locale di ristorazione in Thailandia, dovrà prevedere che –in base alla Legislazione thailandese vigente- la proprietà della società in oggetto operativa in territorio thailandese dovrà essere thailandese al 51 per cento e che per ogni straniero che esplichi professione in quel locale siano assunti quattro cittadini thailandesi, quindi il rapporto è 1 a 4. Il Foreign Business Act  stabilisce chiaramente che gli stranieri possono detenere nelle quote societarie di attività imprenditoriali operative sul suolo thailandese solo fino al 49 per cento del quadro proprietario complessivo.

Si tratta solo di alcuni esempi ma le vicende connesse con la fissazione di alti livelli di dazi doganali sui prodotti importati e di protezione del personale professionale thailandese, la dicono lunga sul punto di vista thailandese in materia di proprietà societaria e in materia di lavoro. Quindi, il fatto che la Thailandia oggi mostri disponibilità verso una maggior presenza di capitali stranieri e di investimenti dall’estero destinati all’apparato produttivo nazionale thailandese rappresenta davvero un’importante novità in materia di Economia e Lavoro soprattutto nella direzione di più massicce iniezioni di capitali da investire in Thailandia con minor vincoli e più liberalità di accesso.

Viene così costituito ad hoc un gruppo di lavoro che chiarirà i contorni della operatività straniera e della maggior apertura a favore di capitali stranieri da investire in Thailandia, soprattutto questo gruppo di lavoro dovrà esprimersi circa la tipologia delle attività economiche che potranno essere svolte e condotte dagli stranieri e che saranno maggiormente alla portata e disponibilità di partecipazioni estere. Tutta questa materia è stata confermata anche per bocca di Kulanee Issadisai, Direttrice Generale del Business Development Department . Lo studio e l’analisi di questo gruppo di lavoro è destinata a mettere il Foreign Business Act FBA in linea con le rinnovate condizioni economiche in via di cambiamento. Le attività economiche, finanziarie e commerciali che saranno oggetto di analisi da parte del Foreign Business Act sono quelle descritte nella Lista 3 dell’Atto che restringe o proibisce agli stranieri di operare in «attività economiche e produttive nelle quali i thailandesi non sono ancora pronti per competere con gli stranieri».

Le attività economiche e produttive che potrebbero essere aperte a partecipazioni straniere saranno quelle correlate con le specifiche industrie contenute nell’Atto e che sono attualmente competenza dallo stesso Governo Centrale. Queste includono le auto di prossima generazione, elettronici domestici e di uso quotidiano, turismo popolare, medicale, del salutismo in genere, le attività economiche agricole e quelle legate alle biotecnologie, all’alimentazione e cibi, robotica per l’industria, logistica ed aviazione, bio-carburanti e biochimica, mondo digitale e servizi medicali.

Attualmente vi sono tre liste di proibizioni o restrizioni secondo la legislazione corrente thailandese per la quale si regolamenta restrittivamente la partecipazione straniera in attività imprenditoriali in territorio thailandese. Le altre due liste che limitano le partecipazioni straniere coprono attività imprenditoriali correlate alla sicurezza nazionale, le arti e la Cultura, prodotti manufatti tradizionali, risorse naturali e per lo sviluppo. Secondo la Legge Thailandese, le Società straniere devono registrarsi per ottenere una licenza commerciale per stranieri in relazione alla partecipazione in queste attività imprenditoriali. La signora Kulanee ha affermato che il Thailand Development Research Institute studierà attentamente le attività imprenditoriali comprese nella Lista 3 per determinare quelle nelle quali i thailandesi sono oggi “atte a competere”.

Ulteriore annotazione: la Thailandia sta rivedendo la materia specifica relativa alle barriere imposte alla imprenditoria straniera obtorto collo, nel senso che ha dovuto verificare come altre Nazioni sia all’interno dell’Area ASEAN alla quale la Thailandia pure appartiene sia altri Paesi d’area asiatica, hanno da tempo introdotto misure facilitative a favore della imprenditoria straniera e di tutte quelle compagnie variamente interessate ad investire nel proprio territorio, perché questo crea comunque posti di lavoro e ricchezza per le proprie Economie.

Tutto ciò consente di avere canali privilegiati nelle relazioni commerciali e imprenditoriali reciproche anche nel medio-lungo periodo e la Thailandia, da questo punto di vista, nell’ultimo decennio ha perso parecchio terreno in termini di competitività. E la Giunta militare thailandese che attualmente detiene ancora il potere dal 2014 ha realizzato che –difendendosi su posizioni di arroccamento e supponenza in materia economica- la Thailandia ha perso terreno anche in attività da considerarsi core business, come il primato perduto nella esportazione del riso, la minore competitività nella esportazione di gamberi e prodotti ittici (gli Stati Uniti si rivolgono sempre più verso il Vietnam) mentre è diventata sempre più Paese acquirente di mezzi meccanici , trucks e fuoristrada di costruzione sudcoreana e giapponese (mentre prima aveva successo sul mercato interno in quanto li costruiva in proprio).

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