mercoledì, Ottobre 28

La Thailandia e la protesta studentesca Gli studenti chiedono che il Premier Prayut Chan-ocha lasci il potere con tutto il suo entourage e che si vada a votare per un parlamento più democratico

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Con i telefonini illuminati, in silenzio, bagnati dalla pioggia. La luce dei telefonini disegna un gruppo di lucciole nella sera bagnata di Bangkok, in realtà, è una gioventù che ‘racconta’ il proprio desiderio di voler essere libera totalmente e non solo in una sua versione estetica’, superficiale, come quella che l’apparato militare thailandese, oggi in giacca e cravatta, ha finora diffuso e mostrato sulla scena politica nazionale e internazionale.

Gli studenti della Triam Udom Suksa School  non si sono degnati più di tanto della pioggia che in questi giorni schiaffeggia la città, con scrosci e sferzate tipiche delle stagioni monsoniche thailandesi. La manifestazione, pacata, misurata ma decisa degli studenti della Triam Udom Suksa School, non è solitaria, si inserisce in una serie di proteste pubbliche antigovernative, come quella inscenata alla Kasetsart University ed almeno in altre due Provincie.

Man mano che le manifestazioni di protesta si son fatte più numerose, con fare paternalista, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Apirat Kongsompong, con gli occhi lucidi -alla luce delle telecamere e dei media- ha affermato che i manifestanti hanno tutto il diritto di protestare e criticare il Governo ma che -allo stesso tempo- non dovrebbero mancare di rispetto nei confronti della Monarchia.

Questo contiene un recondito messaggio.

E’, infatti, un fattore importante: all’interno delle pieghe del reato di lesa maestà’, infatti, i militari che tirano le fila del Governo e che hanno mantenuto tutto il Paese in uno stato di sospensione giuridica e temporale, dai tempi del colpo di stato del 2014, hanno determinato una certa catena di condanne e restrizioni proprio nei confronti della libera espressione del pensiero. Il che è esattamente la ‘cifra’ della -apparente- Democrazia, in Thailandia. In derivazione dalla applicazione del reato di “lesa maestà”, infatti, la libera espressione di pensiero è stata massicciamente censurata, anche quando non vi era alcuna critica indirizzata nei confronti della Monarchia.

Il quadro attuale è certamente differente rispetto al precedente, nel quale dominava il sovrano Bhumibol Adulyadej, amatissimo dal popolo e conseguentemente molto rispettato sia nell’agone politico sia presso l’apparato militare. Quest’ultimo ha sempre velocemente proclamato la propria lealtà nei confronti della Corona, in quindici anni di colpi di stato per mano militare, qualora i militari attuassero un colpo di stato, proprio come è accaduto anche in occasione della presa del potere per mano militare nel 2014, quando fu spodestata dal suo ruolo di Premier democraticamente eletta Yingluck Shinawatra.

L’apparato militare ha espresso -anche in questo caso- la sua lealtà alla Corona thailandese, così come il contesto socio-economico della ‘upper class’, in specie nella Capitale Bangkok che -rappresentato dal corpus politico denominato genericamente ‘magliette gialle’ (il giallo è il colore della Corona thailandese)- è de facto anch’esso parte attiva della scena politica nazionale su un versante più elitario e che attrae anche la intellighèntzia  e la classe della docenza universitaria e dei suoi studenti.

Questa volta è diverso. I fattori della differenza sono, il Re che è oggi Vajiralongkorn, ovvero Rama X, nella successione della dinastia, il quale -appena insediatosi (ed anche prima dell’insediamento ufficiale)- ha provveduto ad una vera e propria epurazione interna, tra i funzionari ed il personale addetto alle faccende riguardanti la amministrazione della Casa Reale, estromettendo anche funzionari che erano da lungo tempo alle dipendenze del Sovrano precedente, un Re che -corre obbligo di ricordare- ha regnato per settanta anni consecutivi (dal 9 giugno 1946 al 13 ottobre 2016).

Il secondo fattore è che -preso atto della lealtà dei militari- il Sovrano Vajiralongkorn ha chiarito di voler mantenere le distanze dai militari, che essi sono subalterni al ruolo detenuto dalla Corona nella Storia e nella vita del Paese rappresentandone lo spirito e la continuità e che non avrebbe voluto derogare alle sue personali propensioni e passioni, come la Germania, dove ha a lungo vissuto ed appreso modi di vita parecchio differenti rispetto a quelli paludati della vita di Corte e nella Corte thailandese, in particolar modo, la sua passione per il mondo femminile e le gioie della vita, nel momento in cui si è così affrancati dai problemi del vivere quotidiano di chi vive nella ‘normale’ classe media, se si vuole utilizzare questa particolare accezione per far riferimento alle questioni di collocazione socio-economica. In Germania, ad esempio, il Sovrano si è messo in quarantena con uno staff parecchio numeroso ed una ventina di concubine, creando non pochi imbarazzi in ambito diplomatico tra Germania e Thailandia.

In tutto questo si inserisce il new deal studentesco, smarcatosi da quella alleanza all’ombra dei movimenti delle ‘Magliette Gialle’ e ridisegnano lo scenario democratico nazionale.  Gli studenti delle scuole superiori di Triam Udom Suksa sfidando la pioggia, tenendo una breve manifestazione, brandendo messaggi di protesta su cartelli di carta e accendendo le luci del cellulare, hanno creato una nuova via. La luce dei cellulari, è diventata un simbolo degli attivisti che chiedono che il Primo Ministro Prayut Chan-o-cha dissolva il Parlamento. Chiedono poi la fine delle intimidazioni e delle pressioni giudiziarie nei confronti della critica e della libera espressione e l’avvio di un nuovo processo di stesura della Carta Costituzionale, un testo che era stato profondamente rivisto a proprio favore attraverso un processo di revisione costituzionale che ha condotto i militari ad occupare gran parte della rappresentanza parlamentare nazionale.

Le tre richieste sono state rese pubbliche per la prima volta in un raduno più grande degli altri che ha attirato circa 2.500 persone al Democracy Monument lo scorso sabato prima che si diffondesse in altri luoghi.

Anche la scelta del Democracy Monument non è casuale. Nella sua essenzialità architettonica, differente dalla tendenza ai barocchismi occidentali, commemora il colpo di stato del 1932 (chiamato anche ‘rivoluzione siamese’) che condusse alla costituzione di una monarchia parlamentare che ha caratterizzato il volto stesso della Thailandia che, in precedenza, era appunto, il Regno del Siam.

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